Atene brucia, stavolta allo stadio

Foto: Lapresse

Simone Pierotti

Lo chiamano il derby degli eterni rivali, e un motivo deve pur esserci. Non è mai corso buon sangue tra Olympiakos e Panathinaikos, le principali squadre di Atene e del calcio greco: lo dimostra la storia degli oltre 170 derby, molti dei quali segnati da scontri tra le tifoserie. La violenza non è mancata neppure domenica scorsa, quando le due squadre si sono affrontate allo stadio olimpico Spiros Louis, divenuto la casa del Panathinaikos dopo la chiusura dello storico ma angusto Apostolos Nikolaidis, situato in Leoforos Alexandras. L’incontro è stato definitivamente sospeso ad otto minuti dal termine, sul risultato di 1-0 in favore della squadra del Pireo. In precedenza il gioco era stato interrotto ben due volte e il secondo tempo era iniziato con quasi un’ora di ritardo.

Eppure, questa volta, non sono state le frange più violente del tifo organizzato a darsi battaglia. Da qualche anno, infatti, la federcalcio greca ha imposto il divieto di trasferta in occasione dei derby. Domenica scorsa, dunque, i sostenitori dell’Olympiakos non hanno potuto seguire l’undici biancorosso. Il servizio di sicurezza era imponente, con migliaia di poliziotti in tenuta antisommossa fuori e dentro l’impianto. Eppure non è bastato per evitare agli sportivi greci uno spettacolo avvilente. Già due ore prima del fischio d’inizio i poliziotti devono far fronte ai primi episodi di violenza dei tifosi del Panathinaikos. Fumogeni, razzi, bombe molotov con l’aggiunta di ammoniaca liquida, coltelli, pietre: un vero e proprio arsenale nelle mani degli ultrà biancoverdi.

Una volta dentro lo stadio, i sostenitori del Panathinaikos utilizzano le loro armi contro i poliziotti disposti attorno al campo di gioco. Sventolano striscioni offensivi nei confronti dei politici. Fanno slittare di quasi un’ora l’inizio del secondo tempo, incendiano i seggiolini delle tribune e danneggiano il tabellone elettronico. Scatenano l’inferno, rendendo necessario il ricorso a ben tre automezzi dei vigili del fuoco per domare le fiamme. Mancano otto minuti al termine: l’arbitro Anastasios Kasos decide che non ci sono le condizioni per poter proseguire: il derby ateniese non è più una partita di calcio. Il bilancio è impietoso: oltre 50 arrestati, almeno 20 feriti tra i poliziotti.

Negli spogliatoi e in sala stampa non si parla che di un solo argomento. Sembra che il gol dell’algerino Djamel Abdoun non sia mai stato segnato. “Non è la prima volta che succede in cinque anni che sono qui – dice il capitano del Panathinaikos, lo spagnolo Josu Sarriegi – Sono deluso”. Non ha dubbi il compagno di squadra Kostantinos Katsouranis: “Uno dei peggiori momenti della mia carriera. Quando abbiamo vinto gli Europei in Portogallo speravamo che qualcosa migliorasse nel calcio greco. Non è cambiato nulla”. Ernesto Valverde, allenatore dell’Olympiakos, mette in luce un altro aspetto: “Quanto accaduto è collegato con la drammatica situazione economica della Grecia. L’immagine del paese ne esce danneggiata”.

I tafferugli dello stadio olimpico non sono molto dissimili da quelli che, da due anni a oggi, si verificano nel corso degli scioperi generali e delle manifestazioni contro le misure anti-crisi varate dal governo. La scena è pressoché identica: i poliziotti proteggono il Voulì, il palazzo del Parlamento, uniche armi lo scudo e i gas lacrimogeni. Dall’altra parte della strada ci sono i manifestanti, quelli pacifici che si limitano a urlare Kleftes, kleftes! (“Ladri, ladri!”), ma anche i cani sciolti che, con il volto coperto, si accaniscono contro le forze dell’ordine, mai troppo amate in Grecia dai tempi della dittatura dei colonnelli. Stavolta, lo scenario non è piazza Syntagma bensì uno stadio di calcio. Ma non è una novità, per Atene.

Dieci anni fa un derby giocato a Leoforos Alexandras si concluse con un invasione di campo da parte dei tifosi del Panathinaikos, che  ferirono l’arbitro Ioakim Efthimiadis, reo di aver assegnato all’ultimo minuto il rigore dell’1-1 trasformato da Predrag Đorđević. Il giorno successivo un quotidiano titolò Ena-ena, ta zoa (“1-1, gli animali”). Nel 2007, invece, un derby di pallavolo femminile finì in tragedia con l’uccisione del ventiduenne Mihalis Filopoulos. Per due settimane qualsiasi competizione sportiva in Grecia fu sospesa. Ora il campionato di calcio ellenico potrebbe slittare di una settimana. L’Olympiakos si vedrà assegnare la vittoria a tavolino per 3-0, portando così a sette i punti di vantaggio sugli eterni rivali. Che rischiano una multa tra 120mila e 180mila euro e osserverà l’obbligo di giocare a porte chiuse per quattro giornate (unica disposizione contro cui potrà ricorrere). Soprattutto, è stata decisa la penalizzazione di due punti nella prossima stagione e di tre in quella attuale: lo scudetto, ormai, è perso. E, a giudicare dai video che mettono a nudo l’inadeguatezza del servizio d’ordine, anche la faccia.

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