Crimea e secessione: i problemi del calcio ucraino

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Damiano Benzoni

Il 15 marzo, dopo la pausa invernale e con un ritardo di due settimane dovuto agli eventi politici che stavano scuotendo il paese, è ripreso il campionato ucraino. Il giorno dopo, la Crimea votava in un referendum per affrancarsi dall’Ucraina e unirsi come nuovo soggetto federale alla Russia, una decisione poi ratificata dalla Duma russa e sfociata in un’annessione de facto: le forze armate ucraine hanno perso il controllo della regione, che ora è nelle mani dell’esercito russo. Un aspetto sottovalutato della crisi crimeana è il destino dei club della repubblica impegnati nel campionato ucraino.

Nelle divisioni professionistiche del campionato ucraino giocano tre squadre provenienti dalla Crimea: il Sebastopoli e il Tavrija Simferopoli, in massima divisione, e il Tytan Armjans’k, impegnato nel secondo livello. Se la storia del Tytan è irrilevante e il Sebastopoli è una squadra di recente formazione (2002), la storia del Tavrija Simferopoli vanta, oltre al titolo sovietico di seconda divisione del 1980, la vittoria del primo campionato ucraino disputato dopo il crollo dell’Unione Sovietica, nel 1992: si tratta ancora oggi dell’unico campionato ucraino vinto da una squadra al di fuori di Dinamo Kiev e Šachtar Donec’k. Un titolo, tra l’altro, che creò un primo precedente di incidente diplomatico calcistico tra Russia e Ucraina: pur avendo diritto a partecipare al Campionato CSI, una sorta di Coppa dei Campioni dell’area post-sovietica, il Tavrija non poté partecipare su imposizione delle autorità ucraine, che si erano rifiutate di ratificare il trattato di associazione al CSI.

Ora il destino delle tre squadre è in bilico tra Russia, Ucraina e l’improbabile prospettiva di una lega crimeana indipendente. Le partite casalinghe di Tavrija e Sebastopoli hanno subito cambiamenti di programma: nel caso di Tavrija – Dinamo Kiev è stata decisa un’inversione di campo, mentre la partita tra Sebastopoli e Metalist Charkiv è stata rinviata. Ci si aspettava che la UEFA si pronunciasse a riguardo durante il meeting di Astana del 27 marzo e il ministro dello Sport russo Vitalij Mutko aveva dichiarato l’intenzione di discutere l’eventuale trasferimento dei due club nella piramide di lega russa al termine della stagione attuale a maggio (“Siamo interessati a mantenere relazioni amichevoli con l’Ucraina e non distruggeremo l’integrità del suo campionato”), secondo quanto riportato da Andrew Warshaw su Inside World Football. Al momento, però, la UEFA non ha ancora mosso le proprie pedine, lasciando tutto a una dichiarazione del segretario generale Gianni Infantino: “La situazione è nota a tutti, ma al momento non abbiamo ancora ricevuto richieste ufficiali da nessuno riguardo a questo argomento. La situazione evolve di giorno in giorno e per il momento non stiamo prendendo posizione. Si tratta di un argomento delicato e qualsiasi cosa venga detta ora potrebbe essere interpretata male”.

Secondo quanto riporta Manuel Veth su Futbolgrad, però, la UEFA potrebbe avere interessi politici e finanziari nel permettere l’”annessione calcistica” dei due club: teoricamente sarebbe per lo spostamento sarebbe necessaria un’approvazione da parte della federcalcio ucraina, ma UEFA e FIFA potrebbero ribaltare qualsiasi verdetto. In questo momento la Russia ha istituito, attraverso il grimaldello di Gazprom – che recentemente ha firmato un accordo di sponsorizzazione valutato attorno ai 43 milioni di sterline l’anno con la confederazione calcistica europea – una potente lobby all’interno della UEFA. Sembra così difficile che verranno decise delle sanzioni come quelle comminate alla Jugoslavia nel 1992 e nel 1994, e tantomeno che possa venire sospesa l’assegnazione della Coppa del Mondo 2018 alla Russia. Non sembrano favorevoli al trasferimento gli ultrà del Sektor 5 e del Sektor 9 del Tavrija Simferopoli, coinvolti nelle proteste di piazza Maidan e contrari all’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa, mentre il presidente del Sebastopoli Aleksandr Krasil’nikov e il presidente della federcalcio crimeana Nikolaj Gostev hanno espresso interesse riguardo alla possibile annessione calcistica.

Se una tale mossa dovesse concretizzarsi, si creerebbe comunque un precedente legale difficile da gestire: i club delle regioni georgiane secessioniste di Abcasia e Ossezia del Sud potrebbero richiedere il diritto di giocare nella struttura di lega russa e si creerebbe un riconoscimento all’interno di un’organizzazione internazionale di un’annessione che – secondo lo statuto delle Nazioni Unite – non è possibile riconoscere. Le confederazioni internazionali si troverebbero così chiuse a metà tra la necessità di mantenere buoni rapporti con un alleato politico ed economico importante e i difficili equilibri politici che dettano il riconoscimento o meno di alcune federazioni nella FIFA.

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Oltre a rappresentare un precedente scomodo per FIFA e UEFA, l’eventuale decisione di aprire i cancelli del campionato russo a Tavrija Simferopoli e Sebastopoli potrebbe diventare particolarmente problematica per il campionato ucraino: secondo Futbolgrad, quattordici delle trentadue squadre impegnate nei due campionati professionistici ucraini vengono dalle aree russofone a est del Dnipro e in Crimea, aree considerate a rischio di potenziali nuove spinte secessioniste. Altre due squadre, tra cui il Čornomorec’ Odessa quinto in classifica, vengono dalle città russofone di Odessa e Mykolaïv. Tolte queste squadre, alla Premier Liga rimarrebbero solo la Dinamo Kiev e altre cinque squadre, incluso l’Arsenal Kiev, fallito nel corso della stagione corrente.

Tra le vittime della crisi ucraina c’è anche il Metalist Charkiv, quarto in classifica: il ventottenne proprietario della società, Serhij Kurčenko, è incluso nella lista di venti ucraini vicini al regime di Janukovyč i cui conti in banca sono stati congelati. In fuga dalle autorità ucraine come il destituito presidente, Kurčenko avrebbe trovato rifugio in Bielorussia, lasciando il Metalist indebitato, privo di fondi per pagare gli stipendi di giocatori e staff tecnico e a rischio bancarotta. Un possibile salvataggio potrebbe venire da Oleksandr Jaroslavs’kyj, l’ex proprietario del Metalist che era stato scalzato proprio da Kurčenko attraverso un’offerta di acquisto ostile. A Jaroslavs’kyj il governo provvisorio di Kiev avrebbe offerto il governatorato dell’oblast’ di Charkiv, una delle regioni considerate maggiormente volatili. Non si tratta dell’unico magnate calcistico chiamato dal governo provvisorio a prendere in mano regioni delicate: al proprietario dello Šachtar Donec’k Rinat Achmetov era stato offerto il governatorato della regione del Donbas, mentre il patron del Dnipro Ihor Kolomojs’kyj ha accettato quello dell’oblast’ di Dnipropetrovs’k.

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