Il ritorno della Cecoslovacchia

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Damiano Benzoni

Ogni tanto su giornali e testate web, memori del grande valore sportivo delle nazionali “federali” del vecchio blocco orientale, rimbalzano notizie riguardo a proposte di ricreare il campionato sovietico o quello jugoslavo. Sembra più concreta la discussione che sta andando avanti tra le federcalcio di Repubblica Ceca e Slovacchia, interessate a creare un campionato e una coppa in comune. Secondo il presidente della federcalcio slovacca Ján Kováčik, intervistato da Inside World Football, “L’argomento di una lega cecoslovacca è sul tavolo. Entro metà febbraio dovremo sederci e decidere se l’idea ha o meno un senso. Stiamo anche parlando della possibilità di creare una coppa in comune”. Kováčik si confronterà sull’argomento con la sua controparte ceca, Miroslav Pelta, e dovranno essere definiti i dettagli riguardanti l’eleggibilità per la partecipazione alle competizioni europee.

Il campionato cecoslovacco (1. fotbalová liga) si disputò per la prima volta nel 1925 – anno in cui si impose lo Slavia Praga – e venne interrotto nel 1938, quando la nazione cessò di esistere dopo essere stata smembrata tra la Germania nazista (che annetté i Sudeti), l’Ungheria e la Polonia e divisa tra il Protettorato di Boemia e Moravia e lo stato fantoccio filo-nazista della Prima Repubblica Slovacca. La lega unificata riprese dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la Cecoslovacchia riprese a esistere nella sua forma unitaria. L’ultima stagione disputata fu quella del 1992-1993, vinta dallo Sparta Praga (l’anno prima si era imposta una squadra slovacca, lo Slovan Bratislava): il primo gennaio 1993 la Cecoslovacchia cessò di esistere, dividendosi in Repubblica Ceca e Slovacchia dopo essere stata dissolta pacificamente dal parlamento per evitare un’escalation di tensioni nazionalistiche. A livello di nazionale la Cecoslovacchia vanta due finali mondiali (1934 contro l’Italia e 1962 contro il Brasile), un oro (Mosca 1980) e un argento (Tokyo 1964) olimpici e soprattutto un Europeo, vinto nel 1976 nello stadio dello Stella Rossa a Belgrado contro la Germania Ovest: una finale decisa ai rigori. Decisa, peraltro, da uno dei rigori più famosi nella storia del calcio: il cucchiaio di Antonín Panenka, che in diverse nazioni dà tuttora il nome al gesto tecnico del rigore tirato centrale e a foglia morta.

Dal 1993 a oggi la Gambrinus Liga, il campionato ceco, ha visto il dominio assoluto dello Sparta Praga, undici volte campione su venti edizioni, mentre Slavia Praga, Slovan Liberec, Viktoria Plzeň e Baník Ostrava si sono divisi i restanti nove titoli. La Superliga slovacca, invece, ha visto il duopolio di Slovan Bratislava e MŠK Žilina, rispettivamente sette e sei titoli, con Košice, Inter Bratislava, MFK Petržalka e MFK Ružomberok a dividersi il resto. Il campionato cecoslovacco fu vinto 46 volte da squadre di Praga (21 lo Sparta, 13 lo Slavia, 11 il Dukla e una il Bohemians), mentre le squadre slovacche più di successo furono lo Slovan Bratislava e lo Spartak Trnava, rispettivamente otto e cinque titoli.

Proprio lo Slovan sollevò l’unico trofeo continentale per una squadra cecoslovacca, battendo il Barcellona nella finale di Coppa delle Coppe del 1969 al St.Jakob Stadium di Basilea. Ironia della sorte, quel torneo venne influenzato dalla storia della stessa Cecoslovacchia: era il 1968 quando i carri armati sovietici entravano a Praga per fermare le riforme del “socialismo dal volto umano” del nuovo segretario del Partito Comunista Cecoslovacco Alexander Dubček. In seguito alla minaccia da parte delle squadre belghe di boicottare le loro eventuali partite contro squadre del blocco orientale, la UEFA decise al termine di un meeting di emergenza di riscrivere i calendari per tenere divise nei primi turni le squadre dei due blocchi. La decisione venne accolta come una provocazione dalle nazioni comuniste, che ritirarono le proprie squadre dalle competizioni. Bulgaria, Ungheria, Polonia, Germania dell’Est e Unione Sovietica ritirarono le loro squadre: oltre la Cortina di Ferro parteciparono solo le squadre di Albania, Romania e Jugoslavia – che avevano rifiutato, a causa di divergenze ideologiche con il Patto di Varsavia, di mandare le loro truppe in Cecoslovacchia – oltre che le squadre cecoslovacche. Lo Spartak Trnava arrivò fino alle semifinali di Coppa dei Campioni prima di essere fermata dall’Ajax, mentre lo Slovan vinse 3-2 la finale contro i blaugrana, regalando alla Cecoslovacchia il suo unico trionfo europeo a livello di club.

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