Sudafrica: ritorno alle quote

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Damiano Benzoni

Mercoledì 14 agosto, la South African Rugby Union ha annunciato la decisione di introdurre quote razziali nella Vodacom Cup, la seconda competizione domestica sudafricana dopo la Currie Cup, la terza contando il Super Rugby, torneo che – oltre alle sudafricane – comprende anche franchigie australiane e neozelandesi. Secondo quanto annunciato dalla SARU, ognuna delle squadre dovrà includere tra i convocati di una partita almeno sette giocatori neri, almeno cinque dei quali inclusi nel XV titolare e almeno due dei quali in mischia. Non sono ancora stati fissati diversi dettagli operativi sulle nuove norme: secondo il New Zealand Herald non sono state stabilite le sanzioni – anche in considerazione del fatto che il torneo inizierà in primavera e che allo stato attuale diverse squadre non sarebbero in grado di soddisfare il requisito – né è stata chiarita la definizione di giocatori neri, che potrebbe o meno comprendere i giocatori di razza mista come la stella della nazionale Bryan Habana.

Non è la prima volta che il rugby sudafricano ricorre alle quote, introdotte dapprima in maniera non ufficiale, poi solo per le competizioni domestiche dal 1999 al 2004. Sebbene non esistano attualmente quote stabilite per regola dalla SARU appare difficile che gli Springboks, la squadra nazionale, possano schierare in campo una squadra composta da soli bianchi. Tra i ventitré convocati per la partita di sabato contro l’Argentina (al Soccer City di Soweto alle 16 ora locale) sono stati inclusi due giocatori neri e cinque non bianchi. L’unico nero incluso nel XV titolare è Tendai Mtawarira, detto “The Beast”, giocatore di origine zimbabuana naturalizzato sudafricano, che in passato è stato protagonista di una controversia riguardante il suo passaporto: nonostante fosse in regola con il criterio di residenza di 36 mesi fissato dall’International Rugby Board, il governo sudafricano aveva deciso di sospendere il giocatore dalla nazionale in quanto non in possesso di un passaporto sudafricano.

Le quote erano state inizialmente introdotte dopo la fine del regime suprematista bianco dell’apartheid in Sudafrica: una fine che passò anche dallo sforzo mediatico compiuto da Nelson Mandela durante la Coppa del Mondo di rugby del 1995, ospitata e vinta dagli Springbok dopo anni di isolamento internazionale e sanzioni. La decisione di veicolare lo spirito di riconciliazione della neonata Rainbow Nation attraverso il rugby era legato alle solide radici afrikaner e razziste di questo sport, considerato nel paese sport dei bianchi e di marcata impronta razzista. Le quote razziali applicate nel rugby e nel cricket sollevarono diverse controversie, la più famosa delle quali legata alla decisione del cricketer Kevin Pietersen di rappresentare l’Inghilterra invece del Sudafrica in protesta contro il sistema delle quote, considerato discriminante nei confronti degli atleti bianchi.

Secondo Oregan Hoskins, presidente della SARU, l’applicazione di un sistema di quote nella Vodacom Cup sarebbe destinata a aumentare il bacino dei giocatori neri del paese e a ripercuotersi positivamente sul numero di giocatori neri che prenderanno parte in futuro alla Currie Cup, al Super Rugby e alla squadra nazionale. Hoskins ha dichiarato: “Il Sudafrica non ha fatto abbastanza progressi nel cambiare uno sport che è stato storicamente riservato ai bianchi e che in passato è stato strettamente connesso al regime razzista dell’apartheid”. Hoskins, in un’intervista con Supersport.com, ha ammesso che il sistema delle quote aveva diversi aspetti negativi, ma ha anche sottolineato che dalla sua abolizione il Sudafrica ha fatto passi indietro nel coinvolgimento degli sportivi neri. Secondo il presidente della SARU “La cosa positiva è che questo non è un sistema di quote imposto dall’alto. È passato attraverso tutti i canali di discussione necessari e la maggioranza [dei club] è favorevole”. Vryheidsfront Plus, partito minoritario fondato dal generale Constand Viljoen e di ideologia nazionalista afrikaner, ha criticato la decisione della SARU. Secondo il portavoce Anton Alberts: “Come già avvenuto in passato, [le quote] riporteranno gli sportivi di colore sotto sospetto e ne mineranno la fiducia, visto che in questo modo si ricreerà lo stigma dei cosiddetti quota players [termine peggiorativo che indica giocatori inclusi in una squadra unicamente per rispettare le quote, NdA]. Le quote razziali nel rugby, e nello sport in generale, sono un passo indietro e sono inconciliabili con un’attività in cui i partecipanti mirano esclusivamente all’eccellenza per raggiungere i più alti livelli di partecipazione basata sul merito”.

Un pensiero su “Sudafrica: ritorno alle quote

  1. L’ha ribloggato su Dinamo Babele ha commentato:

    Ieri sera è arrivata la notizia della morte di Nelson Mandela, che per Dinamo Babel è l’uomo che ha saputo comprendere il potere del rugby nel riappacificare, almeno parzialmente, almeno per un momento, una nazione. La Coppa del Mondo del 1995, il trionfo degli Springboks, la William Webb Ellis Cup alzata da Francois Pienaar sono state ampiamente raccontate in altre sedi e restano come un monumento all’operato di Mandela. L’apartheid non c’è più, ma le disparità in Sudafrica e nel rugby sudafricano sono ancora presenti. Ne parlavamo qualche mese fa in quest’articolo, che oggi vi ripropongo.

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