[Match of the Day] Dinamo Bucarest – Steaua Bucarest

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Damiano Benzoni

Cominciamo oggi una rubrica settimanale intitolata Match of the Day, in cui presenteremo ogni volta una partita che verrà disputata nel fine settimana e che sia particolarmente pregna di significati o storie legate alla politica: insomma, la partita del fine settimana che più rappresenta Dinamo Babel. È particolarmente piacevole cominciare questa avventura dal Marele Derby, la stracittadina di Bucarest tra Dinamo e Steaua valida per il quarto turno del campionato romeno, domenica alle 21:30 ora romena all’Arena Națională. La Dinamo Bucarest ha avuto un inizio di stagione traballante, perdendo all’esordio contro la neopromossa Poli Timișoara per poi ottenere una vittoria con il Vaslui e un pareggio contro il Viitorul Constanța. Lo Steaua, che in quest’estate ha sofferto l’arresto del padre-padrone del club Gigi Becali, ha giocato solo un incontro, vincendo con il Ceahlăul Piatra Neamț, mentre le successive due partite sono state annullate.

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Il calcio romeno, come tutto lo sport dei paesi comunisti, è colmo di storie collegate alla politica, e il derby tra le due maggiori squadre romene non fa eccezione, in particolar modo visto che entrambe le società sono state fondate nei primi anni del regime comunista come emanazioni di due ministeri. La Dinamo Bucarest, fondata il 14 maggio 1948, dipende dal Ministerul Afacerilor Interne, il ministero degli interni romeno, da cui dipendeva anche la famigerata Securitate, la polizia politica del regime. Lo Steaua nacque come ASA (Asociația Sportivă a Armatei, “Associazione Sportiva dell’Esercito”) appena un mese dopo come squadra delle forze armate e assunse il nome attuale nel 1961. Nella prima metà degli anni ’80 il figlio del dittatore Nicolae Ceaușescu, Valentin, fu dirigente della squadra: a salvargli la vita, dopo la rivoluzione del 21 dicembre 1989 e la fucilazione dei suoi genitori avvenuta il giorno di Natale di quello stesso anno, fu il giocatore dello Steaua Marius Lăcătuș. L’attaccante, poi approdato alla Fiorentina, nascose Valentin nel proprio appartamento.

Le rispettive sfere di influenza delle due squadre ebbero un impatto fortissimo sul calcio romeno. Essendo lo Steaua la squadra dell’Esercito, essere ingaggiato dalla squadra permetteva una posizione privilegiata e perfino l’esenzione dal servizio militare obbligatorio. La Dinamo, invece, spesso fece ricorso al proprio legame con la Securitate per avvantaggiarsi nelle sfide contro i rivali cittadini: durante tutti gli anni ’80 gli uffici dello Steaua vennero spiati attraverso delle cimici e spesso la Securitate arrestava il padre del capitano stelista Tudorel Stoica, noto per l’eccessivo amore per la bottiglia, alla vigilia dei derby. L’influenza della Dinamo si concretizzò anche nei diversi tentativi di ostacolare i trasferimenti dello Steaua: quando Ștefan Iovan lasciò il Reșița per accasarsi allo stadio Ghencea, la Dinamo provò a dissuaderlo minacciandolo di rivelare dettagli riguardo a una donna che aveva ingravidato due anni prima. Anche il trasferimento di Adrian Bumbescu dell’Olt Scornicești, la squadra del paese natale di Ceaușescu, fu ostacolato: ogni volta in cui i rappresentanti dello Steaua andavano a fargli visita, i dirigenti dell’Olt ricevevano l’ordine di mandare Bumbescu a visitare la famiglia a Craiova.

Il derby da ricordare è quello del 1988, finale della Cupa României. Dopo il vantaggio dello Steaua siglato da Lăcătuș al 27’ e il pareggio dinamovista firmato da Răducioiu all’87’, nei minuti finali l’attaccante stelista Balint segna una rete, annullata per fuorigioco dall’arbitro. Furiosi per la decisione, i giocatori dello Steaua Bucarest lasciano il campo, sembrerebbe su indicazione di Valentin Ceaușescu. La gara viene interrotta, come anche la trasmissione televisiva, e il giorno dopo viene annunciato dai giornali che lo Steaua ha vinto la Coppa. Il trofeo sarà successivamente ritirato dopo la Rivoluzione. Anche l’anno successivo Dinamo e Steaua si incontrano in finale: lo Steaua vince 2-1 anche grazie alle espulsioni dei dinamo visti Rodion Cămătaru e Claudiu Vaișcovici. Ioan Andone, giocatore della Dinamo, reagisce dirigendosi verso la tribuna d’onore al fischio finale, applaudendo ironicamente e facendo gesti osceni in direzione di Valentin Ceaușescu: un gesto che gli costerà una squalifica di un anno. Andone aveva già fatto parlare di sé durante un derby con lo Steaua nel 1986, sputando in direzione del libero Miodrag Belodedici dopo che l’arbitro aveva sanzionato un rigore contro la Dinamo.

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