Mal d’Africa

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Damiano Benzoni

Corruzione, presunti brogli elettorali, influenze governative, dissidi interni. Il calcio africano non sembra godere di buona salute, come dimostrano le notizie arrivate dal continente nel corso dell’ultimo mese.

La FECAFOOT, federazione nazionale del Camerun, è stata sospesa da ogni attività internazionale da parte della FIFA con accuse di interferenza governativa negli affari interni della federazione. La sospensione non è stata priva di conseguenze per il calcio del paese, portando all’espulsione di due arbitri camerunensi (Néant Alioum ed Evarist Menkouande) dalla Coppa del Mondo under 20 in Turchia e il rinvio di un incontro di qualificazione per il Campionato delle Nazioni Africane del 2014 contro il Gabon (poi vinta dal Camerun 1-0). Secondo Cameroon Online, il Segretario Generale della FECAFOOT avrebbe cercato comunque introdursi nei suoi uffici nascondendosi nella macchina di un impiegato, ma sarebbe stato fermato da un vigilante. Dopo un appello al Tribunale Arbitrale dello Sport e un incontro di una delegazione camerunense con Sepp Blatter, la sospensione è stata revocata ed è stato messo in funzione un “comitato di normalizzazione”. Il 6 settembre il Camerun giocherà contro la Libia in un incontro decisivo per il passaggio al prossimo turno di qualificazione alla Coppa del Mondo del 2014.

Anche l’Uganda affronta problemi simili: il governo ugandese ha infatti consultato la FIFA riguardo allo status della FUFA, considerata illegale in quanto Private Company Limited by Guarantee (Ltd), un tipo di società non contemplato dalla legge ugandese. Il segretario generale della FIFA Jérôme Valcke ha scoraggiato il governo ugandese, minacciando una sospensione per interferenza governativa in caso vengano prese misure unilaterale contro le strutture o lo status della FUFA. Secondo Valcke lo status di Ltd della FUFA era stato esplicitamente accettato dal Consiglio Nazionale dello Sport nel 2012 e il nuovo statuto della federazione ugandese, datato agosto 2012, è in linea con gli standard FIFA. La FUFA sta affrontando in questo periodo le elezioni per il rinnovo dell’esecutivo, programmate per il 31 agosto. Su undici candidati, almeno otto sarebbero stati esclusi in base a un articolo dello statuto che stipula che, per essere eleggibile, un candidato presidente debba aver servito per almeno sette anni come membro dell’esecutivo della FUFA, della CECAFA, del CAF, della FIFA o di un club registrato presso la federazione ugandese. Un articolo la cui interpretazione favorirebbe l’attuale vicepresidente federale, Moses Magogo.

Una situazione che riflette quanto avvenuto recentemente in Sierra Leone, altro paese impegnato nelle elezioni per la presidenza della federazione (SLFA). Tra le vittime dell’esclusione c’è anche l’ex attaccante di Inter, Vicenza, Reggina e AS Monaco Mohamed Kallon, escluso in base a un articolo che stipula che i membri dell’esecutivo devono essere cittadini della Sierra Leone e aver risieduto nel paese per i cinque anni precedenti al congresso per cui presentano la candidatura. Secondo la SLFA il passaporto di Kallon, che nel 2010 ha giocato nella Super League cinese con lo Shǎnxī Zhòngjiàn Chǎnbà, dimostrerebbe che l’ex giocatore ha ottenuto la residenza – e non solo un permesso di lavoro – in un altro paese e sarebbe quindi ineleggibile. Oltre a Kallon, altri due candidati (Rodney Michael e Foday Turay) sono stati esclusi per un presunto coinvolgimento in attività incompatibili con il codice etico della FIFA. Secondo Kallon l’esclusione ha motivazioni politiche, in quanto il ministro dello Sport Paul Kamara starebbe spingendo l’unico candidato ritenuto eleggibile, Isha Johansen. “Ho giocato per la Sierra Leone per diciannove anni, ho speso un sacco di soldi sul Kallon FC e ho aiutato lo sviluppo dei ragazzi – più di quindici ora hanno una carriera professionistica all’estero – producendo l’ottanta per cento dei giocatori che ora militano in nazionale. Questo è il modo in cui mi stanno ripagando”, ha dichiarato il giocatore, rivelando l’intenzione di chiudere il club da lui fondato e che porta il suo nome: “Non voglio più avere nulla a che fare con il calcio della Sierra Leone”.

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