Kosovo e il calcio internazionale: una relazione complicata

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Questo articolo è stato scritto in lingua inglese per il magazine kosovaro Kosovo 2.0. L’articolo è stato inoltre tradotto nelle due lingue parlate nella repubblica, albanese e serbo.

Damiano Benzoni

La bandiera del Kosovo sventolava di fianco al trofeo della Champions League, nello stadio di Wembley. Il Bayern Monaco aveva appena battuto il Borussia Dortmund 2-1 nella finale londinese, aggiudicandosi così il titolo, e uno dei giocatori bavaresi, il nazionale svizzero Xherdan Shaqiri, celebrava la vittoria sventolando vicino alla coppa una doppia bandiera, con i colori della Svizzera e del paese dove è nato, il Kosovo. Un gesto che non ha mancato di sollevare un polverone di polemiche a Belgrado, da dove il presidente della federcalcio serba Tomislav Karadžić protestava dicendo che Shaqiri “non aveva il diritto di farlo, visto che ogni promozione politica è in conflitto con gli statuti UEFA” e minacciando di sporgere un reclamo ufficiale alla confederazione europea.

Shaqiri, famoso per le sue scarpette ricamate con le bandiere di Svizzera, Albania e Kosovo, è stato il primo calciatore kosovaro a sollevare la coppa dalle grandi orecchie: il massimo traguardo mai raggiunto da un giocatore del paese. Era il 25 maggio 2013: esattamente un anno prima la FIFA, tre giorni dopo aver concesso alla nazionale kosovara e ai club del paese la possibilità di disputare amichevoli internazionali, era tornata sui propri passi annullando la decisione sotto la pressione della federcalcio serba.

La storia della nazionale kosovara risale al 14 febbraio 1993, quando a Tirana una rappresentativa perse 3-1 contro l’Albania. Il Kosovo visse i suoi migliori momenti tra il 2005 e il 2008, sotto la guida del tecnico Edmond Rugova, ex giocatore della generazione d’oro del KF Priština degli anni ’80 – come anche il presidente della Federata e Futbollit e Kosovës Fadil Vokrri, l’unico kosovaro ad aver mai vestito la maglia della nazionale jugoslava. Rugova creò una squadra competitiva nel circuito non-FIFA, portò la nazionale a battere l’Arabia Saudita, una squadra che aveva preso parte alla Coppa del Mondo, e diede il via a una campagna per il riconoscimento internazionale della squadra. La domanda di associazione alla FIFA venne fatta il 6 maggio 2008, tre mesi dopo la dichiarazione di indipendenza del paese.

Il riconoscimento internazionale continua a eludere il Kosovo, visto che la Serbia continua a rivendicare la sovranità sul territorio della repubblica e visto che il paese gode di riconoscimento internazionale parziale. L’articolo 10 degli statuti FIFA stabilisce che un paese deve essere riconosciuto dalla comunità internazionale per entrare a far parte della confederazione. Inoltre, l’articolo 79 stipula che i membri della FIFA non hanno il permesso di giocare partite o mantenere contatti sportivi con federazioni che non facciano capo alla FIFA. Due regole che hanno creato una situazione di isolamento calcistico per la FFK e le squadre del suo campionato nazionale, la Superliga, sponsorizzata dal gigante bancario Raiffeisen e vinta nell’ultima edizione dal KF Prishtina. La squadra della capitale ha celebrato il suo decimo titolo nazionale il 2 giugno, battendo i rivali del Trepça ’89, secondi in classifica con un distacco di ben quindici punti.

Il KF Prishtina non potrà giocare i turni preliminari della competizione vinta dal Bayern di Shaqiri. Non avrà nemmeno la possibilità di giocare un’amichevole con una squadra non kosovara. La squadra nazionale non è in grado di svolgere la normale attività di una rappresentativa nazionale e i migliori giocatori del paese saranno costretti a lasciare il Kosovo, se vogliono avere una carriera calcistica a livello internazionale. Alcuni di loro, come i nazionali svizzeri Xherdan Shaqiri, Granit Xhaka e Valon Behrami, finiranno per vestire la maglia di un’altra nazionale. Il giorno precedente alla finale di Wembley, la UEFA aveva ammesso Gibilterra come nuovo membro dopo una lunga guerra diplomatica combattuta dalle federcalcio della colonia britannica e della Spagna. Le motivazioni legali per l’ammissione di Gibilterra, però, hanno le proprie radici nel fatto che la domanda di ammissione venne formulata prima che la revisione degli statuti FIFA del 2004 restringesse le regole per l’ammissione di nuove federazioni. Una situazione che non si applicherebbe nel caso del Kosovo, costretto a restare fuori dalla FIFA mentre altri territori a riconoscimento parziale, come la Palestina, sono parte del club.

La scorsa settimana il numero uno della FIFA Sepp Blatter si è incontrato a Belgrado con Tomislav Karadžić e il primo ministro serbo Ivica Dačić, per discutere dello sviluppo del gioco in Serbia e per chiedere la loro collaborazione per una risoluzione della questione Kosovo: “Ho chiesto loro di trovare la solidarietà e una soluzione richiesta dai [loro] vicini in Kosovo per fare in modo che i loro giovani giocatori possano giocare a calcio”. Fredda la reazione di Karadžić, che ha sottolineato che “finché le Nazioni Unite non riconosceranno il Kosovo, è chiaro che la loro squadra nazionale non potrà disputare partite ufficiali, né partecipare a competizioni”, pur concedendo che è necessario trovare una soluzione nel quadro della risoluzione del problema politico. Blatter ha aggiunto: “Un problema così delicato non si può risolvere in due ore, va risolto passo dopo passo, ma ci sono aperture perché venga risolto in futuro. Abbiamo stabilito una timetable per mettere in atto dopo la fine di ottobre un meccanismo per portare i giocatori nel territorio del Kosovo nel gioco. È nostra intenzione mettere nelle mani dei kosovari gli strumenti adeguati per seguire la propria passione per il calcio”.

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