Scontri a Bengasi, partita spostata a Tripoli

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Damiano Benzoni

Primo inciampo nel processo di normalizzazione calcistica della Libia, tornata il 7 giugno a disputare partite ufficiali sul proprio suolo. La partita contro il Togo programmata per il 14 giugno allo stadio Martiri di Febbraio di Benina, nella regione di Bengasi, si giocherà invece a Tripoli dopo che una manifestazione contro le milizie armate nella città di Bengasi è degenerata in uno scontro armato tra manifestanti e miliziani che ha causato trentuno vittime. Manifestazioni simili si sono tenute senza incidenti anche nel resto del paese, sotto lo slogan di: “Le elezioni creano legittimazione, le armi creano una dittatura”. Secondo un abitante di Bengasi, intervistato da William Wheeler del Global Post, “quello che è avvenuto è stato tragico, ma necessario – l’unica cosa che smaschererà le milizie, travestite da autorità legittime”.

Solo il giorno prima il paese aveva festeggiato un piccolo passo verso la normalità quando la nazionale aveva giocato il primo incontro ufficiale in casa dopo due anni di assenza. La partita, un incontro di qualificazione con la Repubblica Democratica del Congo, è terminata 0-0 nonostante i libici abbiano dominato la ripresa. Nel primo tempo il portiere congolese Robert Kidiaba aveva parato un rigore al libico Ahmed Osman, mentre durante il recupero della prima frazione di gioco un secondo rigore non era stato assegnato alla Libia dall’arbitro botswaniano Joshua Bondo. L’ambasciatore britannico Michael Aron aveva commentato su Twitter: “La Libia domina il secondo tempo, dovrebbe vincere. Pubblico fantastico”.

La partita del 14 giugno contro il fanalino di coda del girone I Togo sarà decisiva per i libici, primi del girone a pari merito con il Camerun, ma a oggi imbattuti: nell’incontro successivo, che si terrà a settembre, la Libia affronterà proprio i camerunensi nello scontro decisivo del girone. Gli scontri di Bengasi e lo spostamento della partita sono un segnale poco confortante per la federcalcio libica, che ha promesso di soddisfare le condizioni di sicurezza poste dalla FIFA e che dovrà dimostrare di essere all’altezza in vista della Coppa d’Africa del 2017, per cui il paese ha già progettato la costruzione di undici nuovi stadi. Nelle speranze del vice-premier Awad Ibrahim Elbarasi, il torneo dovrà essere, come fu la Coppa del Mondo di rugby del 1995 per il Sudafrica, l’occasione per sancire la pacificazione del paese: “Come Nelson Mandela riuscì a unificare il Sudafrica, noi speriamo di unificare la Libia sotto questa Coppa”.

[UPDATE] Due giocatori della squadra togolese, Jonathan Ayité e Alaixys Romao, hanno annunciato la decisione di lasciare il ritiro della squadra e non disputare la partita contro la Libia perché preoccupati per la loro incolumità. Sul suo account di Twitter, Romao ha annunciato: “Mi appresto a decollare da Lomé per rientrare in Francia, poiché chiaramente non siamo stati presi sul serio”

e ha poi aggiunto “Tripoli o Bengasi, qual è la differenza? Cambiero avviso solo se i responsabili FIFA che hanno preso la decisione ci accompagneranno”.

I due giocatori facevano parte della nazionale togolese alla Coppa d’Africa del 2010 in Angola: allora il bus della squadra subì un agguato da parte dei separatisti del Fronte di Liberazione dell’enclave di Cabinda in cui persero la vita l’allenatore in seconda Améleté Abalo, il giornalista della Télévision Togolaise Stanislas Ocloo e l’autista Mário Adjoua e in cui venne ferito gravemente il portiere Kodjovi Obilalé.

Ieri l’ambasciata italiana a Tripoli ha subito un attentato per mezzo di autobomba, che non ha causato vittime.

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