Paradiso perduto: il calcio a Città del Vaticano

Damiano Benzoni

Le foto vanno attribuite a Damiano Benzoni – dinamobabel.wordpress.com – altro materiale è disponibile a questo link.

L’arbitro dice al portiere Javier Ángulo Coyotzi: “Se questo entra, siete pari”. Dagli spalti una fisarmonica, sinistra, suona l’inizio della Toccata e Fuga in Re minore di Bach, mentre José Ignacio Tola Claux del PSG si avvicina al dischetto del rigore. Il tempo regolamentare è finito sul 2-2 e i messicani sono andati a segno con una doppietta del loro ultimo arrivo João Kalevski, un brasiliano di origini ucraine. Due errori iniziali avevano quasi tolto ogni speranza ai francesi, ma dopo una spettacolare parata del loro portiere sul terzo rigore messicano, Tola Claux ha la possibilità di riaprire la partita per i suoi. Calcia verso la destra del portiere, Coyotzi si tuffa e devia il pallone verso il palo. La palla scorre lungo tutta la linea di porta, colpisce l’altro palo e finalmente si ferma, senza aver attraversato la linea. La gioia dei messicani esplode, Coyotzi viene portato in trionfo di fronte agli spalti, dove ora la fisarmonica suona Cielito Lindo. Anche i giocatori del PSG salutano i propri tifosi, poi entrambe le squadre si uniscono in cerchio in mezzo al campo. Sotto l’ombra della Cupola di San Pietro, pregano insieme: “Padre Nostro, che sei nei cieli…”. Il capitano messicano ringrazia Dio da parte di tutti e omaggia l’altra squadra: “Sono stati nostri avversari oggi in campo, ma nella battaglia quotidiana per la nostra fede, sono nostri fratelli”.

Tola Claux non è l’ultimo ingaggio milionario del Paris Saint-Germain: PSG sta per Pontificio Seminario Gallico, un seminario pontificio francese la cui squadra ha appena perso ai rigori contro la squadra della Mater Ecclesiae. PSG e Mater Ecclesiae sono due dei seminari che, ogni anno, prendono parte alla Clericus Cup a Roma. Il torneo, che è arrivato alla settima edizione, è giocato da preti e seminaristi di sedici università pontificie, seminari e congregazioni di Roma e dintorni. Le partite durano un’ora, ogni squadra ha a disposizione un time-out per ciascun tempo e l’arbitro potrebbe estrarre un cartellino azzurro per sanzionare un’espulsione temporanea. Dopo ogni partita, entrambe le squadre si raccolgono per un momento di preghiera e, anche nei gironi eliminatori, non è contemplato il pareggio. Ecco perché la Mater Ecclesiae è andata ai rigori contro il PSG nella seconda giornata del girone B. Il loro attaccante, João Kalevski, ha segnato sei gol in tre partite e sembra destinato a diventare capocannoniere del torneo per la seconda volta, dopo le dodici reti segnate nel 2010. Kalevski ha anche un record particolare nella Clericus Cup: ha disputato sei edizioni, giocando ogni volta per una squadra diversa.

La Clericus Cup è organizzata dal CSI (Centro Sportivo Italiano), un’associazione cattolica con più di tredicimila società sportive affiliate, la cui missione è di “promuovere lo sport come momento di educazione, crescita, impegno e aggregazione sociale”. Il consulente ecclesiastico del CSI è padre Alessio Albertini, fratello dell’ex centrocampista del Milan Demetrio Albertini. Alla domanda sul suo tifo per l’ex squadra di suo fratello, padre Albertini risponde: “Bisogna conoscere anche il Diavolo”. Il trofeo della competizione è una palla con un saturno – il cappello dei clerici – e il motto di questa edizione è “Succede solo a chi ci crede”. Le gare si disputano, appropriatamente, in un Oratorio.

L’Oratorio San Pietro sorge a poche centinaia di metri dalle mura di Città del Vaticano e vanta due campi in sintetico. Dagli spalti del campo principale, il campo Cardinale Spellman, c’è una vista magnifica sulla Cupola di San Pietro. Durante i giorni della sede vacante, dopo la rinuncia di Papa Benedetto XVI, è stato San Pietro, piuttosto che sul campo Cardinale Spellman, il luogo in cui la Santa Sede e la Chiesa hanno disputato la loro partita più importante. Cardinali da tutto il mondo si sono riuniti a Roma per il Conclave, per decidere il nuovo successore di San Pietro. Alcuni cardinali erano attesi al campo per la partita tra i campioni uscenti North American Martyrs e il Collegio San Paolo. La pioggia torrenziale sotto cui si è disputato l’incontro li ha scoraggiati. Uno dei papabili, il Cardinal Gianfranco Ravasi, ha dato il suo patrocinio alla competizione in qualità di direttore del Consiglio Pontificio alla Cultura. Nella sua lettera di patrocinio, scrive: “Urge ricuperare la dimensione profondamente educativa dello sport come strumento di conoscenza di sé, di apertura all’altro, di superamento dei limiti e delle barriere e, ultimamente, come luogo della scoperta di Dio”. L’importanza della dimensione sportiva fu riconosciuta anche dal Cardinale Joseph Ratzinger, molti anni prima di diventare Papa Benedetto XVI, come ricorda il cappellano della delegazione olimpica italiana Monsignor Mario Lusek. Ratzinger, alla vigilia della Coppa del Mondo del 1978 in Argentina, notò che tale era il coinvolgimento e la passione della gente di tutto il mondo per gli eventi sportivi che “deve certamente avere a che fare con qualcosa di umanamente primordiale”. La passione per il gioco è una fuga verso la libertà dalle catene vessanti della vita di ogni giorno. Ancora di più, è il desiderio di un paradiso perduto.

Padre Andrés Bonello non è solo il capitano argentino e il combattivo regista del Verbo Incarnato, la squadra del seminario del Verbo Incarnato di Montefiascone. È anche il rettore dell’istituto. Ha creato l’occasione per la prima rete nella vittoria della sua squadra per 2-1 sui Guanelliani, una squadra che tra i tifosi contava un anziano prete infaticabile con l’ombrello. La rete è stata segnata dal suo connazionale Tito Paredes, che ha dedicato la marcatura alla Madonna del Carmine, la cui immagine tiene nel parastinchi destro. Padre Bonello è entusiasta dello sport: “Lo sport è veramente vissuto nella nostra congregazione religiosa. Il nostro fondatore voleva che i suoi preti facessero sport per aiutare l’anima a vincere sopra la carne, sopra la stanchezza. Perché lo spirito prevalesse”. Secondo padre Bonello, durante la sede vacante la Clericus Cup è una distrazione molto gradita per i preti, che vivono un momento particolare. Le loro menti sono concentrate sul Conclave, e li attende una settimana di intensa preghiera. Per questo motivo, il torneo ha osservato un turno di pausa durante il primo week-end di sede vacante. Essendo prevalentemente connazionali del neo-eletto Papa Francesco, tutti gli occhi erano puntati sui giocatori del Verbo Incarnato durante la partita successiva, lo scontro decisivo del girone contro il Redemptoris Mater. Prima di entrare in campo, la squadra dispiega uno striscione con la scritta “Viva el Papa!”. Dopo la sconfitta, padre Bonello guida la preghiera, dedicandola a Papa Francesco. Le due squadre intonano un Salve Regina colmo di dolcezza sullo sfondo della Cupola illuminata che splende in una sera di prima primavera.

La Clericus Cup è anche un momento di comunità che permette ai partecipanti di entrare in contatto con preti e seminaristi di altre congregazioni e università, come sottolinea il capitano del Pontificio Collegio Brasiliano Aldemir Benaver, mediano e studioso di esegesi biblica. Ha segnato lui l’unica rete nella sconfitta 4-1 della sua squadra contro i tre volte campioni del Redemptoris Mater, la squadra che ha vinto più titoli nella storia della Clericus Cup. Con abbastanza ironia, essendo una squadra di persone che hanno consacrato la propria vita a Dio, il coro dei loro tifosi celebra il colore della loro maglia con le parole “Gialloblù, la mia unica fede, gialloblù, tu sei tutto per me”. Il tifo, nonostante gli spalti siano spogli, è comunque molto colorato e acceso. I sudamericani sono prevedibilmente tra i più rumorosi, mentre i tifosi del PSG e dei North American Martyrs sono i meglio organizzati: sugli spalti regnano preti mascherati, cori, bandiere e pupazzi-mascotte. Il Pontificio Collegio Urbano rivendica orgogliosamente il fatto di avere la sede entro i confini dello Stato di Città del Vaticano. La squadra veste i colori del microstato e i tifosi, che cantano incessantemente “Viva, viva Urbano!” per tutto l’incontro, sventolano con fierezza una bandiera vaticana.

Il campo Cardinale Spellman era anche la sede di un altro importante evento calcistico vaticano: il campionato nazionale, giocato dai dipendenti dello Stato Vaticano. Uno degli organizzatori, Giancarlo Taraglio, un ex dipendente dei Musei Vaticani, spiega: “Giocavamo a undici sullo stesso campo della Clericus Cup, ma quest’anno saremmo riusciti solo a mettere in campo quattro o cinque squadre, così abbiamo deciso di giocare a otto e siamo riusciti a organizzare un campionato di nove squadre. Taraglio è orgoglioso del fatto che l’istituzione per cui lavorava sia stata la prima a introdurre il calcio a Città del Vaticano. La data, ironia della sorte, è il 6/6/1966. Se la Clericus Cup va in scena in un Oratorio, il campionato vaticano si fonda nell’altra grande istituzione del calcio sociale italiano: le squadre del dopolavoro. Cominciò tutto con una serie di partite tra custodi e restauratori dei Musei, poi una seconda squadra – la Gendarmeria – si unì e, nel 1968, quattro squadre giocavano tra di loro. Nel 1972 venne fondata l’Attività Calcistica Dipendenti Vaticani (la federcalcio vaticana) e si disputò il primo campionato con dodici squadre. Il padre fondatore del campionato Vaticano – che giocò un ruolo anche nella creazione della Clericus Cup – fu il dottor Sergio Valci, un funzionario del Fondo di Assistenza Sanitaria della Santa Sede che diresse l’ACDV fino alla sua morte lo scorso anno. L’ACDV conta circa 250 affiliati tra giocatori e dirigenti. Dal 1985 si disputa anche una coppa nazionale e, dal 2007, i vincitori dei due tornei si scontrano nella Supercoppa Vaticana. L’ACDV organizza anche la nazionale della più piccola nazione sulla terra – forse l’unica a non avere un campo da calcio sul proprio territorio. Le partite, tuttavia, sono scarse, e l’ACDV ha rifiutato di unirsi all’NF-Board, la FIFA delle nazioni non riconosciute, per evitare di dover giocare contro avversari politicamente compromettenti.

Gli ultimi tre titoli vaticani sono stati vinti dalla Dirseco – la Direzione dei Servizi Economici della Santa Sede. La squadra ha recentemente preso il nome di Borgorosso FC, ispirandosi alla squadra di un famoso film di Alberto Sordi del 1970 in cui un dipendente vaticano eredita una squadra di calcio dal padre. Pantheon è la squadra della compagnia telefonica vaticana, Dirtel la squadra delle poste, Tipografia Vaticana la squadra dei tipografi de L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede. Tutti i giocatori sono laici, anche se in passato una manciata di preti hanno preso parte alla lega, tra cui Monsignor Fortunato Frezza, che ricoprì anche l’incarico di cappellano per l’AS Roma. La maggior parte dei giocatori sono italiani, ma ci sono anche un paio di albanesi, un portoghese delle Azzorre e le Guardie Svizzere del Guardia FC. Questi ultimi, nonostante siano sempre la squadra più giovane e in forma, non sono mai riusciti a vincere un titolo, come spiega Taraglio: “La loro ferma di solito dura un anno, un anno e mezzo. Non hanno mai il tempo di costruire una squadra coesa”. Oltre alle preghiere dei giocatori della Clericus Cup, anche l’organizzazione del campionato vaticano è influenzata dal Conclave, come spiega Taraglio la sera prima dell’inizio delle procedure di voto: “È molto raro che il primo scrutinio finisca in una fumata bianca, ma se dovesse accadere saremo costretti a rinviare le partite di domani sera: i giocatori della Guardia Svizzera dovranno prendere servizio e quelli della Tipografia dovranno stampare l’edizione straordinaria del giornale”. Anche se la prima fumata è stata nera, la sera successiva le Guardie Svizzere sono state precettare in caserma e il Guardia FC è stato costretto a concedere una sconfitta a tavolino alla Fortitudo 2007.

L’intero mondo cattolico, i dipendenti vaticani dell’ACDV e i seminaristi e preti della Clericus Cup hanno tenuto gli occhi incollati al comignolo della Cappella Sistina, in attesa che una fumata bianca si levasse in cielo e che un nuovo Papa definisse il destino futuro della Chiesa, in un momento così critico per il mondo cristiano. Dopo l’elezione di Jorge Mario Bergoglio con il nome di Papa Francesco, una delle prime cose che abbiamo imparato del pontefice argentino è stata la sua passione per il calcio e per il Club Atlético San Lorenzo de Almagro, una squadra di Buenos Aires intitolata a un santo e che deve molto, nella sua genesi, a un prete salesiano, padre Lorenzo Massa. Il prete aprì le porte del suo Oratorio a un gruppo di ragazzi che giocava nelle strade del barrio di Almagro, senza poter prevedere che sarebbe stato tra i fondatori di una squadra che avrebbe vinto quattordici campionati argentini. Padre Massa sarebbe stato interpretato dall’attore Ángel Magaña nel film del 1954 El cura Lorenzo. Può, dopotutto, il Verbo diffondersi attraverso il calcio? “Credo che oggi, per la Chiesa, il mondo del calcio possa essere un campo di pastorale. Possiamo trovare molti ragazzi e ragazze, non per leggere loro il Vangelo, ma per comunicare loro i nostri valori Cristiani”, dice padre Maturan Sadio, l’allenatore-giocatore senegalese del PSG. Padre Sadio ebbe una breve carriera da professionista in Senegal, giocando nella Premier League per Espoir, Casa Sport e Linguère – la squadra dove Diouf iniziò la sua carriera. A ventisei anni si ritirò per dedicarsi interamente ai suoi studi teologici e, quando arrivò a Roma e fece il suo debutto nella Clericus Cup, vide la prova che la sua visione del calcio era possibile. Così ebbe inizio il suo sogno di aprire una scuola calcio a Ziguinchor, la capitale della regione separatista di Casamance, nel Senegal meridionale. Anche prima di lasciare il suo paese, padre Sadio aveva riunito alcuni ragazzi di strada e aveva cercato di partecipare alla loro educazione attraverso il calcio. Il suo obbiettivo è proteggere il futuro dei ragazzi di Ziguinchor dalla violenza della guerra civile: “Voglio offrire loro uno spazio per fare esperienza di vita in comunità e nella differenza, e di coltivare la pace, come diceva San Francesco di Assisi”. Dopotutto, il sogno di padre Sadio non è così lontano dall’idea espressa da Papa Benedetto: il calcio, ricerca di un paradiso perduto.

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