Step’anakert val bene una partita

Lo stadio di Step’anakert – Foto: http://www.flickr.com/photos/blackwych/

Damiano Benzoni

Le due squadre entrano in campo, accompagnate dalle loro bandiere. Sulla destra il tricolore rosso, blu e arancione zigzagato in bianco dei padroni di casa, sulla sinistra le sette bande alternate verdi e bianche con un cantone rosso raffigurante una mano bianca e un arco di sette stelle, vessillo degli ospiti. Poi, le squadre si allineano per gli inni nazionali: i verdi dell’Abcasia intonano Aiaaira, “Vittoria”, i rossi del Nagorno-Karabakh, padroni di casa, cantano Azat ow ankax Arc’ax, “Arc’ax (o Artsakh) libero e indipendente”, riferendosi all’antico nome della loro nazione quando era provincia del Regno d’Armenia, dal 189 a.C. fino quasi al 400 d.C.. Sugli spalti sventola uno striscione: UEFA, we also want to play football. Le due squadre sono le nazionali di due paesi non riconosciuti dal diritto internazionale, ma de facto indipendenti. Due paesi che da vent’anni lottano per il riconoscimento internazionale della propria sovranità. Abcasia e Nagorno-Karabakh si riconoscono a vicenda tra di loro e con altre due repubbliche post-sovietiche autoproclamate, l’Ossezia del Sud e la Transnistria. Mentre l’Abcasia gode anche del riconoscimento di Russia, Nicaragua, Venezuela, Nauru, Tuvalu e Vanuatu, il Nagorno-Karabakh non è riconosciuto da nessun membro ONU.

Il conflitto del Nagorno-Karabakh affonda le sue radici nella guerra armeno-azera del 1918-1920 e nella successiva divisione operata dall’Unione Sovietica: la regione, a maggioranza armena, fu assegnata alla Repubblica Socialista Sovietica Azera. A fine anni ’80, mentre l’URSS si dirigeva verso l’inevitabile collasso, il nazionalismo karabakho si risvegliò, portando a una serie di violenze e atti di pulizia etnica reciproci tra azeri e karabakhi. Lowsine Mowsayelyan del servizio armeno di Radio Free Europe/Radio Liberty ricorda anche scontri a sfondo calcistico risalenti al 1987, quando una vittoria dello Step’anakert (la capitale karabakha) su una squadra di Kirovabad, l’attuale Gəncə, fu la miccia di scontri che portarono alla decisione, da parte del governo sovietico, di costringere lo Step’anakert a giocare i suoi incontri casalinghi in suolo azero. Dal 1988 al 1994 Nagorno-Karabakh e Azerbaigian furono in guerra: i primi, supportati dall’Armenia, uscirono vincitori dal conflitto, difendendo la propria indipendenza de facto e sottraendo una larga porzione di territorio al controllo dell’Azerbaigian. Ad oggi, il cessate il fuoco è stato più volte violato e i due eserciti sono arrivati spesso anche allo scontro aperto. La tensione tra, da una parte, Armenia e Nagorno-Karabakh e, dall’altra, l’Azerbaigian continua a essere altissima, come prova il recente caso Səfərov. Secondo quanto racconta Emanuele Cassano su East Journal, un nuovo conflitto armato potrebbe rivelarsi un’ipotesi concreta.

L’ambasciata di Abcasia e Ossezia del Sud a Tiraspol (Transnistria) – Foto: Damiano Benzoni http://www.flickr.com/photos/64797134@N03/

Simile la vicenda dell’Abcasia, regione autonoma della Georgia che si ribellò alle spinte indipendentiste di Tbilisi da Mosca e dichiarò a sua volta indipendenza dalla repubblica caucasica nel 1992. Dopo un intervento da parte del governo georgiano per ristabilire l’ordine nella regione, gli abcasi ricevettero supporto dalla Confederazione dei Popoli di Montagna del Caucaso, un’organizzazione di movimenti indipendentisti del Caucaso settentrionale (tra cui Osseti e Ceceni) e di paramilitari e mercenari russi. La controffensiva respinse i georgiani e permise agli abcasi di riprendere la capitale Suchumi il 27 settembre 1993, in un assalto nel quale lo stesso presidente georgiano Shevardnadze, deciso a rimanere nella città fino alla fine, rischiò la vita. Le operazioni di pulizia etnica svolte dagli abcasi e dai loro alleati nelle due settimane successive alla presa della capitale passarono alla storia come il massacro di Suchumi. La tensione tra gli abcasi e i georgiani rimase alta e raggiunse una nuova escalation nel 2008, in seguito ad alcuni tentativi da parte della Georgia di ristabilire il proprio controllo sull’Abcasia e sull’altra repubblica autoproclamata presente sul suo territorio, l’Ossezia del Sud. L’intervento militare russo a supporto delle due repubbliche determinò una disastrosa sconfitta militare dei georgiani.

In Abcasia fin dal 1994 si disputa un campionato di calcio: l’edizione del 2011, la diciottesima, comprendeva otto squadre, tra cui tre della capitale (Dinamo, Abazg e Nart) e il FK Gagra. Si sa pochissimo su questo campionato, di cui è sconosciuto perfino l’albo d’oro completo. Secondo Hans Schöggl del sito di ricerca e statistica calcistica RSSSF, il Nart Suchumi avrebbe vinto la lega in almeno tre occasioni (2003, 2007 e 2009), mentre il Gagra sarebbe stato campione nel 2006. La lega del 2012, secondo il sito della Dinamo Suchumi, sarebbe disputata da sette squadre: dopo diciassette giornate il Gagra è in testa a +6 dal Nart e +13 da Dinamo e Rica Gədout̢a (Gudauta in georgiano e russo). Tra i giocatori che hanno preso parte alla lega figura anche Anrik Tanija, un abcaso che ha giocato a più riprese nel Nart, con due parentesi all’estero: una manciata di partite al Žemčužina-Soči nel campionato russo del 2003 – prima che la squadra fosse sciolta per problemi finanziari – e dieci incontri allo Yenicami Ağdelen di Nicosia, squadra che prende parte al campionato di un altro paese parzialmente riconosciuto, la Repubblica Turca di Cipro Nord.

A maggio, dopo che la FIFA aveva riconosciuto – e poi ritirato – il permesso di giocare amichevoli con membri FIFA al Kosovo, il presidente della federcalcio abcasa Džemal Gubaz aveva annunciato l’intenzione di lanciare un appello analogo alla confederazione calcistica internazionale. Invano, visto che secondo Vestnik Kavkaza i segretari generali di FIFA e UEFA avrebbero assicurato alla Georgia che l’Abcasia non sarebbe stata riconosciuta dalle due organizzazioni. La nazionale abcasa ha già giocato in giugno un’amichevole con una squadra giovanile del Kuban’ Krasnodar, battendola 2-1 con una formazione che comprendeva sia giocatori del campionato sia una manciata di giocatori del campionato russo, tra cui due dal Luč-Ėnergija Vladivostok e uno dal Lokomotiv Mosca. Particolare curioso, nei minuti finali dell’incontro l’Abcasia ha schierato tra i pali il portiere della nazionale femminile russa Elvira Todua, nativa dell’abcasa Tk̄əarčal (in georgiano Tqvarcheli).

Non è chiaro se il Nagorno-Karabakh abbia una propria lega calcistica: nel 2009 era stato annunciato l’inizio di un campionato con nove squadre che sarebbe durato dal primo agosto al mese di novembre. La squadra principale del territorio, il Leṙnayin Ġarabaġ di Step’anakert, giocò dal 1995 al 2006 nel campionato armeno, disputando le proprie partite casalinghe a Erevan, la capitale dell’Armenia. Nel 2007, dopo aver ottenuto la promozione alla massima serie del campionato, si ritirò prima dell’inizio della stagione. La storia del Leṙnayin Ġarabaġ fa da specchio a quella del Qarabağ Ağdam, squadra di etnia azera del Nagorno-Karabakh, costretta a spostare la propria sede a Baku, capitale dell’Azerbaigian. Nel 1993 la squadra vinse il campionato azero, aggiudicandosi anche la prima di tre coppe nazionali. Il Qarabağ Ağdam vanta anche tre partecipazioni alla Coppa UEFA, due alla Coppa delle Coppe, una all’Intertoto e tre consecutive in Europa League.

Il primo incontro tra Abcasia e Nagorno-Karabakh si è tenuto il 25 settembre nella capitale abcasa Suchumi ed è finito 1-1. Gli abcasi si sono portati in vantaggio al 75′ con una rete del loro capitano Beslan Gublija, giocatore del Luč-Ėnergija Vladivostok in passato in forza ai ceceni del Terek Groznyj, abile a piazzare all’incrocio dei pali una punizione da posizione angolata sulla sinistra. Il pareggio karabakho è arrivato cinque minuti più tardi dai piedi di Andranik Barikyan, trentaduenne della squadra armena dello Širak Gyowmri. Il ritorno è stato giocato il 21 ottobre a Step’anakert, in un impianto rinnovato nel 2008 e in passato intitolato a Step’an Šahowmyan (o Stepan Šaumjan), leader menscevico della rivoluzione russa anche noto come il “Lenin caucasico” dal cui nome deriva anche il toponimo Step’anakert. Alla presenza del presidente karabakho Bako Sahakyan, recentemente rieletto, i padroni di casa hanno ottenuto una vittoria netta per 3-0. Andranik Barikyan è andato nuovamente a segno, correggendo in rete un traversone dalla destra, poi il raddoppio è stato siglato da Davit’ Grigoryan dell’Owlis (Ulisse) di Erevan sfruttando un’azione confusa nell’area abcasa. Nella ripresa è arrivato anche il 3-0, siglato da Semyon Mowradyan del Mika Erevan: lanciato da una verticalizzazione, Mowradyan è riuscito a sollevare la palla in direzione della porta un attimo prima che il portiere abcaso gli fosse addosso. La nazionale del Nagorno-Karabakh è finanziata, secondo quanto spiega l’allenatore Sargis Aġaǰanyan in un’intervista a Tert.am, dal budget statale e riceverebbe annualmente 70 milioni di dram armeni (circa 135 mila euro). Il sito Asbarez riporta anche una dichiarazione di Aġaǰanyan: “Questo è uno dei nostri passi più importanti del dopoguerra. Questa è la nostra unica possibilità di entrare nell’arena internazionale e stare sotto la nostra bandiera nazionale, con il nostro inno nazionale. È tutta un’altra cosa”.

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