Gibilterra: una colonia nella UEFA

Damiano Benzoni

“La Gibraltar FA è lieta di annunciare che oggi è stata ammessa come membro provvisorio della UEFA dopo un incontro del Comitato Esecutivo della confederazione europea a San Pietrobugo, Russia. Il voto sull’ammissione come membro effettivo si svolgerà il 24 maggio 2013 in occasione del XXXVII congresso che si terrà a Londra, Inghilterra”. Il dado è tratto: così il sito della Gibraltar FA, la federcalcio di Gibilterra, annuncia in un comunicato stampa il raggiungimento di uno dei propri obbiettivi, lo status di membro provvisorio della UEFA. Il lembo di terra che presiede, di fronte alla costa marocchina, l’ingresso al mar Mediterraneo conserva tuttora, dopo la conquista da parte della marina reale inglese nel 1704, lo status di colonia britannica, sancito anche da due referendum tenuti nel 1967 e nel 2002. Dal 2006 la colonia gode di autogoverno e demanda al Regno Unito questioni di difesa e affari esteri, ma già dal 1997 la GFA, fondata nel 1895, fece richiesta di ammissione alla FIFA.

Come già raccontato su Dinamo Babel, la FIFA inizialmente espresse parere positivo, dichiarando la conformità della GFA ai requisiti statutari e rinviando la domanda di ammissione alla UEFA. Il progresso inciampò però nel 2004, quando il rinnovo dello statuto FIFA congelò tutte le domande di ammissione e fissò nuove regole per l’ammissione delle federazioni, per cui divenne necessario il riconoscimento da parte della comunità internazionale. Lo scorso marzo un nuovo spiraglio si è aperto per i calciatori di Gibilterra, con l’approvazione di una road map in diversi punti: allocazione di equipaggiamento specialistico, formazione di arbitri e allenatori, consulenza per la governance della federazione e sviluppo del calcio amatoriale. L’ammissione di Gibilterra fa seguito a una sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport dell’agosto 2011.

Resta ora da vedere quale sarà la reazione della Spagna sul piano politico. Gibilterra fa infatti parte di una lista di “Nuovi membri potenziali” della FIFA in cui 20 territori vengono classificati in tre categorie di priorità. La prima categoria comprende sei stati indipendenti non affiliati alla FIFA (Kiribati, Isole Marshall, Micronesia, Principato di Monaco, Palau e Tuvalu), la seconda categoria nove territori non indipendenti (Guadalupa, Groenlandia, Isola di Man, Jersey, Martinica, Marianne Settentrionali, Reunion, Sint Maarten e Zanzibar), la terza invece comprende cinque territori definiti politically sensitive, politicamente sensibili: la Catalogna, il Kosovo, l’Ossezia del Nord, la Repubblica Turca di Cipro del Nord e Gibilterra. Il più grande ostacolo all’ammissione di Gibilterra sono sempre state le minacce della federcalcio spagnola, visto che Madrid continua a rivendicare Gibilterra come un territorio spagnolo.

Secondo la GFA gli spagnoli “hanno addotto soltanto ragioni politiche e non sportive” per bloccare le loro domande di ammissione, minacciando di ritirare le proprie squadre dalle competizioni UEFA in caso di ammissione della colonia. Dopo l’ultimo respingimento nel 2007 la GFA prese brevemente in considerazione l’idea di richiedere l’ammissione alla confederazione africana per poter ottenere il riconoscimento FIFA. Fino agli anni ’50 la nazionale di Gibilterra giocava regolarmente amichevoli con squadre spagnole, arrivando il 25 ottobre 1949 a ottenere uno storico pareggio 2-2 contro il Real Madrid di Pahiño, Molowny e Muñoz. A metà degli anni ’50 il governo franchista impose alle squadre spagnole di ottenere un permesso governativo per disputare partite a Gibilterra, in assenza del quale i giocatori sarebbero stati fermati dalle guardie di confine. Nessun permesso fu mai concesso. Anche in questa occasione la risposta spagnola non si è fatta attendere, come riporta il Guardian: il ministro dello sport, dell’educazione e della cultura del governo Rajoy, José Ignacio Wert, ha infatti dichiarato che la Spagna “darà fondo a tutti i mezzi legali” per evitare che Gibilterra possa ottenere l’ammissione con formula piena.

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