Il sogno georgiano e l’incubo di Shuk’vani

Damiano Benzoni

Un incontro di judo perso, una fuga dalla finestra e accuse di pressioni politiche: la storia di Betkil Shuk’vani, judoka georgiano, è forse la più rocambolesca e politicizzata dell’intera Olimpiade. La verità di quanto è accaduto è difficile da stabilire, viste le versioni divergenti date dalle due parti: i fatti dicono che Shuk’vani è scomparso dal villaggio olimpico londinese per ricomparire, qualche giorno più tardi, a Tbilisi. In una conferenza stampa Shuk’vani ha accusato i membri più in vista della delegazione olimpica di averlo bersagliato, intimidito e messo sotto pressione per via della sua affiliazione politica, e ha sostenuto di essere scappato per evitare violenze fisiche da parte di un membro del ministero dello Sport e delle politiche giovanili. La notizia è stata ripresa da diverse testate, tra cui La Voce della Russia – versione italiana dell’agenzia russa Golos Rossii -, Radio Free Europe/Radio Liberty e il sito georgiano Ambebi.

Betkil Shuk’vani sostiene pubblicamente il partito di opposizione Georgian Dream (in georgiano Kartuli Otsneba), fondato e guidato dall’oligarca Bidzina Ivanishvili e sostenuto, come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, anche dall’ex calciatore di Genoa e Milan K’akhaber K’aladze. Tra le altre personalità coinvolte nel sogno georgiano di Ivanishvili figura un altro judoka, Zurab Zviadauri, campione olimpico ad Atene nel 2004. Anche lui dovette subire pressioni altissime per la sua decisione, dal licenziamento di alcuni suoi amici alle chiamate assillanti di vari organi governativi che gli sconsigliavano di unirsi a Kartuli Otsneba. La politica lo portò anche ad allontanarsi dal cugino Jarji, anch’egli campione olimpico, sostenitore però di P’et’re Tsisk’arishvili, un parlamentare del partito del presidente Saak’ashvili Ertiani Natsionaluri Modzraoba (“Movimento Nazionale Unito”): “Jarji non è più mio parente, per me è morto”. Tra gli altri atleti che si oppongono a Saak’ashvili figurano il lottatore Eldar K’urt’anidze, ritiratosi a vita monastica dopo essersi sentito “deluso dai propri compatrioti”, e la campionessa di scacchi Nona Gaprindashvili.

La vita di Shuk’vani è diventata un incubo fin dalla partenza per la spedizione olimpica, secondo quanto racconta lui stesso: sul volo per Londra il ministro dello Sport georgiano, Lado Vardzelashvili, e il suo alleato Gia Udesiani – personalità vicine a Saak’ashvili – avrebbero condannato senza mezzi termini i legami del judoka con Ivanishvili. Le pressioni sarebbero continuate soprattutto dopo l’eliminazione di Shuk’vani per mano del francese Sofiane Milous ai sedicesimi di finale del tabellone della categoria 60 kg. Un incontro che sarebbe stato inspiegabilmente tagliato dalla copertura della televisione pubblica georgiana. Inoltre dirigenti olimpici georgiani, durante il combattimento, si sarebbero rifiutati di sostenere il loro judoka nelle sue proteste per una decisione arbitrale dubbia in un momento critico.

Il peggio doveva ancora arrivare: alcuni giorni dopo Shuk’vani riceve il messaggio che Gia Udesiani è fuori dalla porta del suo appartamento nel villaggio olimpico con un gruppo di giovani e vuole parlargli. La fama di Udesiani è però tetra nella repubblica caucasica: secondo molti sarebbe l’organizzatore delle Zonder Brigadebis, i gruppi squadristici che si sono resi protagonisti di diverse aggressioni ai danni di figure dell’opposizione e in cui Udesiani avrebbe cercato di arruolare anche un certo numero di atleti dalla lotta e dal judo. Shuk’vani, non presagendo nulla di buono, fugge dalla finestra della stanza, compra un biglietto aereo sfruttando un amico croato e torna a Tbilisi dove, indossando la maglietta del movimento di Ivanishvili, denuncia le pressioni da parte del governo.

Pronta la smentita del ministero: “Abbiamo fatto il possibile perché tutti gli atleti potessero partecipare ai giochi con successo. Alle accuse rispondiamo che noi incoraggiamo gli atleti a separare sport e carriera politica attiva l’uno dall’altra, il successo o il fallimento nel campo sportivo non dovrebbero essere usati per guadagnare qualche facile punto in politica”. La risposta degli atleti della squadra olimpica però sembra dare almeno un po’ di ragione a Shuk’vani, o se non altro testimoniare la profonda divisione del paese e della stessa squadra. Oltre al judoka, altri tre atleti della squadra olimpica hanno sottoscritto un comunicato sulle pressioni governative: “Ci sono un sacco di episodi di pressione governativa sugli sportivi. Non volevamo parlarne prima dei giochi per evitare di farci mettere i bastoni tra le ruote dal governo. Quando la squadra olimpica tornerà in Georgia ci riuniremo e discuteremo apertamente ogni episodio. Siamo sportivi e attivisti politici, ma abbiamo le nostre posizioni civili. Il ministero dello Sport ha deciso di fare pressione su di noi, sportivi che supportiamo la coalizione Kartuli Otsneba”, recita la dichiarazione.

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