Barrios, Drogba e il protezionismo cinese

Damiano Benzoni

Be the best forever: così recita il motto sul loro stemma, una tigre che sorge dalle fiamme mostrando le sue zanne. “Sii il migliore per sempre”, anche se qualcuno potrebbe voler aggiungere “a qualsiasi costo”, visto che la squadra in questione – il Guǎngzhōu Evergrande campione in carica della China Soccer League e ora noto per essersi assicurato i servigi di Marcello Lippi come manager – sta facendo di tutto per piegare le regole della CSL e assicurarsi di prolungare e accrescere la propria supremazia nel calcio cinese. A metà giugno, infatti, la squadra ha lanciato una proposta per l’allentamento delle limitazioni sul numero di stranieri ammessi in ciascuna squadra. Una proposta che è stata accettata e ratificata dalla Zhōngguó Zúqiú Xiéhuì, la federcalcio cinese, in una formula apparentemente disegnata su misura per la squadra di Lippi.

Prima dell’approvazione della norma, la ZZX ammetteva il tesseramento di non oltre cinque stranieri, di cui almeno un asiatico, e l’utilizzo in campo di “3+1” stranieri: tre giocatori non asiatici più un asiatico non cinese. Il Guǎngzhōu Evergrande, dopo l’acquisto del campione della Bundesliga e nazionale paraguaiano Lucas Barrios, ha superato il limite previsto, avendo nella propria rosa altri quattro sudamericani: i brasiliani Paulão, Cléo e Muriqui e l’argentino Darío Conca. Invece di rinunciare a uno degli altri giocatori, il club si è impegnato per rendere “legale” il tesseramento dell’ex attaccante del Borussia Dortmund. La proposta avanzata dal presidente Xu Jiayin – che prevedeva l’aumento dell’allocazione di stranieri da cinque a sette posti in rosa, lasciando invariata la regola del “3+1” e il limite massimo di cinque convocati stranieri per partita – è stata accettata dalla ZZX e, secondo Andrew Crawford di When Saturday Comes, comprende una clausola poco trasparente. L’allargamento dell’allocazione degli stranieri sarebbe infatti permesso solamente alle squadre impegnate nella Champions League asiatica: l’unica squadra cinese ancora in gioco è però proprio il Guǎngzhōu Evergrande che, dopo aver battuto agli ottavi l’FC Tōkyō, a settembre affronterà ai quarti di finale gli arabi dell’al-Ittihad.

Se stupisce che la ZZX permetta con tale facilità al Guǎngzhōu di piegare le regole sui trasferimenti – e che addirittura approvi senza battere ciglio clausole “personalizzate” per la squadra cantonese – stupisce ancor di più il fatto che lo faccia in favore di una squadra che nel febbraio 2010 era stata retrocessa d’ufficio in seguito a uno scandalo-combine che aveva portato all’arresto del presidente della federazione Nan Yong. Dalla seconda serie, anche grazie all’ingresso del gruppo Evergrande Real Estate alla proprietà del club, il Guǎngzhōu si è rimesso subito in piedi, chiudendo il campionato al primo posto e vincendo da neopromosso il campionato di massima serie successivo. Il motivo di questa accondiscendenza da parte della ZZX e degli altri club della CSL è semplice: dal trionfo del Liáoníng nel 1989 nessun altro club cinese è riuscito a mettere le mani sul trofeo continentale asiatico, un’impresa che il miliardario Guǎngzhōu di Marcello Lippi sembra in grado di fare.

Alzare il profilo del gioco cinese e aumentare il pubblico della lega, anche attraverso trasferimenti-bomba come quello dell’ivoriano Didier Drogba – campione d’Europa col Chelsea – allo Shànghǎi Shénhuà: questo l’obbiettivo della CSL, che ha approvato la modifica del regolamento con 43 voti a favore e sedici contro. La ZZX non sembra però tener conto della crescita del tasso tecnico nel lungo periodo, come giustamente sottolineano sia When Saturday Comes sia il blogger B.Cheng su Wild East Football: se è vero che non è stato modificato il numero di stranieri che possono essere convocati o schierati in campo contemporaneamente, è vero che la riduzione dei posti per i cinesi in rosa potrebbe pesare sulla base di giovani promesse su cui il calcio cinese potrà lavorare per aumentare il proprio livello. È vero che la presenza di stranieri può alzare il profilo di un campionato sia in termini tecnici, sia di seguito, ma un certo grado di protezionismo è necessario per lasciare spazio di crescita ai giocatori autoctoni: sembra averlo capito la Thailandia, che sta promuovendo la diminuzione dell’allocazione di stranieri da sette a cinque posti in rosa.

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