Il derby che non c’è più

Damiano Benzoni

“A piena gola, cantano lodi al nostro massacro: we’re up to our knees in Fenian blood, siamo ricoperti fino alle ginocchia di sangue feniano”. Così Franklin Foer descrive nel suo How Football Explains the World l’Old Firm, il derby di Glasgow tra Celtic e Rangers. Un derby che tra il 1996 e il 2003 ha causato – secondo statistiche riportate dallo stesso Foer – otto morti e centinaia di assalti; un derby che ora sembra destinato a svanire per la mancata ammissione dei Rangers alla prossima stagione del campionato, a causa di debiti per 94 milioni di euro contratti con Her Majesty’s Revenue and Customs, il fisco del Regno Unito. La società era entrata in amministrazione controllata il 14 febbraio (con dieci punti di penalità e l’esclusione dalle competizioni europee per la stagione seguente) e il processo di liquidazione è cominciato il 14 giugno. Inutile il tentativo di iscriversi alla nuova stagione della Scottish Premier League con una nuova società: gli altri club si sono espressi contro questa possibilità con dieci voti su dodici. Con l’astensione del Kilmarnock, l’unico voto a favore del salvataggio è stato proprio quello dei protestanti glasvegiani. La nuova società si iscriverà alle leghe inferiori e potrebbe essere costretta a ripartire dalla quarta divisione del campionato scozzese.

Un brutto colpo per la squadra che, dalla fondazione nel 1872, aveva messo nelle bacheche dell’Ibrox Stadium cinquantaquattro campionati scozzesi (compreso il famoso nine in a row dal 1988/89 al 1996/97, iniziato sotto la guida tecnica di Graeme Souness), trentatré Coppe di Scozia, ventisette Coppe di Lega e una Coppa delle Coppe, vinta nell’anno del centenario battendo 3-2 la Dinamo Mosca al Camp Nou di Barcelona, grazie a un gol di Colin Stein e a una doppietta di Willie Johnston. I Rangers avevano battuto il Torino ai quarti e il Bayern Monaco in semifinale. Nelle file della squadra hanno giocato – tra gli altri – Gennaro Gattuso, Claudio Caniggia, Brian Laudrup, Terry Butcher, Paul Gascoigne, Stéphane Guivarc’h, i fratelli de Boer, Tore André Flo, Andrej Kančel’skis, oltre a una serie di leggende scozzesi come Graeme Souness, Willie Johnston, Jim Baxter, Gordon Durie, Duncan Ferguson, Andy Goram e Colin Hendry.

Foto: Andrea Varacalli

Il massimo evento di ogni stagione per i Rangers è però sempre stato l’Old Firm, il derby di Glasgow, grottesco parallelo calcistico delle divisioni settarie tra i cattolici e i protestanti della città sin dal 1888, anno in cui il Celtic venne fondato all’interno della comunità degli immigrati cattolici irlandesi, ghettizzati e svantaggiati rispetto alla maggioranza protestante autoctona. Solo nel 1989 i Rangers ingaggiarono il primo giocatore notoriamente cattolico nella sua storia, Maurice Johnstone, suscitando proteste da parte dei tifosi, che arrivarono a bruciare le loro sciarpe, i loro abbonamenti e le foto di Graeme Souness, l’allenatore che più di tutti si oppose al settarismo della società. Nel 1991 Souness, dopo aver predicato che i Rangers dovevano scegliere “tra settarismo e successo”, dovette arrendersi e rassegnare le proprie dimissioni: “Non ho mai digerito facilmente il bigottismo, e il bigottismo sarà sempre all’Ibrox”.

L’Old Firm è l’unico derby che ha una rilevanza notevole anche al di fuori dei confini patri, con la capitale nordirlandese Belfast distante soli 150 km di mare da Glasgow e dalla sua partita che fornisce una facile contrapposizione tra cattolici irlandesi e protestanti fedeli alla corona d’Inghilterra. Migliaia di supporter nordirlandesi attraversano il mare d’Irlanda ogni anno per assistere al derby e un anno e mezzo fa – dopo un derby vinto dal Celtic all’Ibrox – la Royal Mail intercettò tre buste contenenti proiettili mandate dall’Irlanda del Nord e indirizzate ai tre nordirlandesi del club bianco verde, l’allenatore Neil Lennon e i giocatori Paddy McCourt e Niall McGinn. Lennon era già stato protagonista di aggressioni e minacce: nel 2008 finì in ospedale dopo essere stato picchiato da alcuni tifosi dei Rangers, mentre sei anni prima ricevette minacce di morte pochi giorni prima di una partita della nazionale nordirlandese, di cui sarebbe dovuto diventare il primo capitano cattolico. Lennon non giocò mai quella partita, e non indossò mai più la maglia della sua nazionale.

L’esclusione dei Rangers dalla massima serie del campionato irlandese è un forte colpo non solo per i Blues, ma per tutto il campionato scozzese e per lo stesso Celtic. Le due glasvegiane rappresentano un duopolio che domina la Scottish Premier League con pochissime eccezioni: dei 115 titoli del campionato scozzese, ben 97 sono stati cuciti sulle maglie delle due rivali. L’ultimo successo di un’altra squadra in campionato risale alla vittoria dell’Aberdeen nel 1984/85 e le due squadre si spartiscono puntualmente primo e secondo posto dal 1995, con l’unica eccezione del secondo posto dell’Hearts of Midlothian (la squadra protestante di Edimburgo) nel 2005/06. Anche quest’anno, nonostante la penalizzazione patita per via dei problemi finanziari, i Rangers sono riusciti a classificarsi secondi con undici punti di vantaggio sul Motherwell terzo in classifica.

Che interesse avrebbe un campionato svuotato di ogni competizione e definito da Kevin McKenna dell’Observerthe most uncompetitive league in world football”? E che effetto avrà l’esclusione dei Rangers sugli introiti del Celtic, senza più rivali credibili e senza il maggiore appuntamento dell’intero campionato, e sulla sua attrattiva nei confronti dei giocatori che dovrebbero mantenerla a un livello competitivo in Europa? L’Old Firm – “vecchia società” – in fondo rappresenta il sodalizio di cui sono soci i due club, il cui seguito si basa principalmente sul senso di appartenenza etnico e settario e sulla contrapposizione con i rivali. L’unica opzione per mantenersi a un livello competitivo è forse quella che suggerì a marzo il Sunday People, sostenendo che la dirigenza bianco verde fosse impegnata in trattative segrete per iscriversi alla League One, il terzo gradino del campionato inglese. Una decisione che potrebbe alienare definitivamente la frazione settaria del loro tifo, ma potrebbe rappresentare una svolta epocale e l’unica possibilità per non perdere il proprio posto nel calcio che conta.

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