Avvoltoi sul Kosovo

Damiano Benzoni

Il 22 maggio Priština aveva toccato il cielo con un dito: poteva essere una giornata storica, quella in cui la FIFA finalmente riconosceva – per quanto parzialmente – l’esistenza calcistica della repubblica su cui ancora la Serbia rivendica la propria sovranità, dando finalmente il permesso di giocare amichevoli internazionali alla rappresentativa del paese. Una manciata di giorni e le proteste della federcalcio serba sono bastate a far tornare la FIFA sui propri passi: la confederazione internazionale ha sospeso la decisione il 25 maggio e ha indetto una riunione a Zurigo per questa settimana alla presenza della federazione serba e di altri paesi interessati. La federazione kosovara non gode di vita facile nella sua lotta per il riconoscimento da parte di FIFA e UEFA, nonostante lo sponsor della lega nazionale sia l’importante gruppo bancario Raiffeisen, grande investitore nei balcani e in est Europa.

Oggi si disputa la penultima giornata della Superliga e Kosovës e allo Stadiumi Riza Lushta di Kosovska Mitrovica si giocherà la gara decisiva per il titolo: i padroni di casa del Trepça ’89 incontreranno il Priština, la principale squadra della capitale e attuale capolista con quattro punti di vantaggio. Al Trepça ’89 servirà una vittoria per riaprire la sfida scudetto e rimandarla all’ultima giornata che si disputerà il tre giugno. In caso contrario, il Priština porterebbe a casa il suo nono titolo da quando la lega non fa più parte del campionato jugoslavo; il terzo dalla dichiarazione di indipendenza del Kosovo avvenuta il 17 febbraio 2008.

La storia della nazionale del Kosovo ebbe inizio il 14 febbraio 1993 a Tirana, dove la squadra scese in campo contro la nazionale dell’Albania (grande sostenitrice dell’indipendenza del Kosovo, nazione a maggioranza etnica albanese) perdendo 3-1 il proprio scontro inaugurale. La squadra visse il suo migliore momento tra il 2005 e il 2008 quando, sotto la direzione del coach Edmond Rugova, mise a punto una squadra competitiva nel circuito non-FIFA e arrivò a vincere una partita contro una squadra che aveva preso parte a una Coppa del Mondo, battendo l’Arabia Saudita 1-0. La campagna di Rugova era indirizzata al riconoscimento internazionale della squadra che il 6 maggio 2008, tre mesi dopo la dichiarazione di indipendenza, avrebbe fatto domanda per entrare a far parte della FIFA. Sul rifiuto da parte della FIFA pesano tuttora le rivendicazioni di sovranità della Serbia e il parziale riconoscimento internazionale della repubblica: solo novanta nazioni dell’ONU, più Taiwan e l’Ordine di Malta, riconoscono il Kosovo come stato indipendente. Non abbastanza per entrare a far parte della FIFA che, nell’articolo dieci del proprio statuto (Ammissione), sancisce che

Ogni associazione che sia responsabile dell’organizzazione e supervisione del calcio nel proprio paese può diventare un Membro FIFA. In questo contesto, l’espressione “paese” si intende riferita a uno stato indipendente riconosciuto dalla comunità internazionale. […] solo un’Associazione potrà essere riconosciuta in ciascun paese.

aggiungendo poi nel comma 5 il riconoscimento delle quattro Home Union britanniche come entità separate e, al comma 6, l’affermazione:

Un’Associazione in una regione che non abbia ancora ottenuto l’indipendenza può, con l’autorizzazione dell’Associazione nel paese da cui dipende, fare domanda di ammissione alla FIFA.

Secondo questo meccanismo, che pure vede le federazioni di due stati parzialmente riconosciuti come Palestina e Taiwan nel novero dei membri FIFA, i territori di Kosovo e Cipro del Nord non possono entrare a far parte dell’ente. Secondo alcuni, in futuro la precondizione necessaria per aderire alla FIFA potrebbe essere lo status di riconoscimento e accettazione all’interno dell’ONU. La situazione è però esacerbante per la federazione kosovara, che vede i suoi migliori talenti andare all’estero, le sue squadre di club impossibilitate a trattenerli e a disputare partite internazionali e la sua rappresentativa impossibilitata a disputare la normale attività di una squadra nazionale. Qualche passo avanti si è avuto verso la fine dello scorso anno, con l’inclusione dei club kosovari nel nuovo sistema internazionale di trasferimento giocatori Tranfer Matching System, che ha garantito alcune tutele in più per i club kosovari nella compravendita di giocatori. La possibilità di disputare almeno amichevoli internazionali è stata rifiutata più volte alla squadra del Kosovo, in base all’articolo 79 dello statuto FIFA (Contatti), che recita:

  1. Non possono essere disputati incontri o portati avanti contatti sportivi tra membri e Associazioni che non siano membri della FIFA o membri provvisori delle Confederazioni […] senza l’approvazione della FIFA.
  2. Le partite contro squadre i cui giocatori non appartengano a un club o a una Lega affiliata a un Membro FIFA sono proibite.

A novembre scorso, in occasione del penultimo rifiuto della UEFA, Keir Radnedge di World Soccer suggerì che a remare contro le possibilità della Federata e Futbollit e Kosovës – presieduta da Fadil Vokrri, unico kosovaro a vestire la maglia della nazionale jugoslava – fosse nientemeno che Michel Platini, presidente dell’UEFA e per tre anni compagno di squadra a Saint-Étienne di Ivan Ćurković, allora portiere jugoslavo e ora presidente della federazione serba. Un rapporto di amicizia rimarcato dal fatto che nel 2005 Platini, per conto del governo e del presidente Jacques Chirac, ha insignito Ćurković della Legion d’Honneur, la massima onorificenza francese. Che qualche vecchio amico possa aver influenzato i vertici dirigenziali del calcio mondiale resta al momento solo una voce di corridoio: sembra più verosimile concludere che la FIFA voglia mantenere il proprio circolo chiuso senza sbilanciarsi oltre lo status quo in decisioni che potrebbero avere una valenza politica molto forte. Nonostante, forse, anche il mantenimento dello status quo rappresenti a sua volta una presa di posizione.

12 pensieri su “Avvoltoi sul Kosovo

  1. Ti ringrazio ancora, ovviamente non può che rendermi orgoglioso e di convincermi che val la pena, tra due lavori e una tesi in lavorazione, ritagliarmi un attimo per questo tipo di storia. Stasera si lavora un po’ per domani, questa settimana sarà abbastanza piena!

  2. E giusto che ogni nazioni abbia il proprio campionato e Nazionale di calcio, e giusto che ogni persona umana abbia il diritto di essere libero in tutti i sensi cosa che la Ex-Jugoslavia e l’Attuale Serbia hanno sempre influenzato il piccolo paese abbitato da Kossovari.La Fifa finalmente ha dato il via libera al Kosovo che ha prodotto grandi campioni che per causa della guerra sono dovuti immigrare in altri paesi tipo : Behrami(Napoli),Dzemaili(Napoli),Basha(Torino),Hetemaj(Chievo),Ujakani(Novara),E.Berisha(Lazio),Cana(Lazio),Shaqiri(Bayern Monaco),G.Xhaka(B,Monchengladbach).T.Xhaka(Basel),Januzaj(ManchesterUtd) e molti altri ancora tanti di questi citati non si sa se potranno cambiare Passaporto e Cittadinanza ma comunque il Kossovo sara’ un paese straordinario a produrre talenti nel mondo del calcio. Un saluto alla pagina e tanti complimenti dal cuore,vi seguo spesso!!!

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