Il calcio alla “Viva il parroco”

Simone Pierotti

A ben pensarci, per molti calciatori il primo, fatidico incontro con il pallone di cuoio è avvenuto tra le mura dei campetti polverosi di un oratorio. E poi c’è il sacerdote ebraico Zadok, al quale è intitolato un inno d’incoronazione di Georg Händel successivamente riutilizzato come brano ufficiale della Champions League. Calcio e religione sono due mondi più vicini di quanto si pensi. Di più: il calcio può essere considerato esso stesso una fede, per la devozione del tifoso alla propria squadra e per la conoscenza a menadito dell’undici titolare, neanche fossero i Dieci Comandamenti. Il connubio tra pallone e religione può presentare implicazioni sinistre, vedi la rivalità tra Celtic e Rangers a Glasgow o il settarismo propugnato dai tifosi del Beitar Gerusalemme. Ma esistono anche realtà dove il calcio non sfocia in fanatismo ed è questo il caso del più cattolico dei paesi: Città del Vaticano.

Domani non ci saranno fumogeni, né trombette assordanti o tamburi rullanti attorno al campo in erba sintetica del centro sportivo del Pontificio Oratorio di San Pietro, sulla via Aurelia. Qui, da dove si può godere di una straordinaria vista sul Cupolone della Basilica di San Pietro, una squadra tra la Pontificia Università Gregoriana ed i North American Martyrs alzerà al cielo la Clericus Cup. Si tratta di una competizione per preti e seminaristi della Chiesa Cattolica, creata nel 2006 ed organizzata dal Centro Sportivo Italiano. La Clericus Cup è strutturata esattamente come gli Europei: 16 squadre vengono suddivise in quattro gironi e solo la metà avanza alla fase successiva, a eliminazione diretta, con ottavi, quarti e semifinali. Caratteristica peculiare del torneo è l’uso del cartellino blu, sventolato ai giocatori che si macchiano di condotta antisportiva, in maniera non del tutto dissimile all’hockey su pista: la sanzione prevede un’espulsione temporanea di cinque minuti.

Quest’anno il trofeo, composto da un pallone che indossa un saturno, sarà conteso tra i campioni in carica della Pontificia Università Gregoriana ed i North American Martyrs, che non hanno mai trionfato nelle due precedenti occasioni in cui hanno raggiunto la finale. In semifinale, la Gregoriana è riuscita a spuntarla sulla Sedes Sapientiae grazie ad un rigore di Jonas Klur, centrocampista tedesco che venera Bastian Schweinsteiger e che ha dedicato la rete della vittoria a Papa Benedetto XVI, come lui tifoso del Bayern Monaco. Dall’altra parte, i Martyrs hanno sconfitto la Mater Ecclesiae con un facile 2-0, caratterizzato dal gol di Mark Paver, un angloamericano tifoso del Manchester United.

La Clericus Cup è comunque solo il fenomeno sportivo più recente all’ombra del cupolone. Il calcio arrivò nella Santa Sede nel XVI° secolo e la prima partita di sempre venne disputata il 7 gennaio 1521 alla presenza di Papa Leone X, come riporta il quotidiano vaticano L’Osservatore Romano. L’incontro fu giocato seguendo le regole del calcio storico fiorentino. Due squadre, Belvedere e Rospigliosi, iniziarono ad affrontarsi più e più volte, anticipando in qualche modo la rivalità tra Lazio e Roma. Il primo esempio di calcio nell’era moderna fu un quadrangolare che si svolse nel 1947, ma si dovette attendere fino al 1973 per la costituzione del campionato nazionale vaticano. Fu assegnato a Sergio Valci, ex difensore e attuale presidente della federazione calcistica di Città del Vaticano, il compito di organizzare la competizione, dal momento che nella Santa Sede tutti erano a conoscenza della sua passione per il calcio. Sostenuto finanziariamente dal cardinale Sergio Guerri, il primo campionato vaticano vide la partecipazione di sette squadre che si sfidavano i lunedì sera al Pontificio Oratorio. L’Osservatore Romano vinse il titolo grazie a tre “tipografi immarcabili”, come ricorda Valci in un’intervista al giornale stesso. Di quegli anni Valci ricorda nomi quali Antonello Belli, portiere delle Poste dopo i suoi anni spesi nelle giovanili della Lazio, e Bruno Mariotti e Gino Di Manno, svelto attaccante formatosi nella Primavera della Roma.

La Coppa Vaticano fu introdotta nel 1985, ma nove anni più tardi il campionato nazionale venne disputato per l’ultima volta. Di tornei ufficiali non se ne parlò per oltre un decennio, almeno fino all’istituzione della Clericus Cup. Ancora una volta, Valci si è rivelato una figura fondamentale nel promuovere la nuova competizione. E ha trovato un alleato nel cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, fiero tifoso juventino che ha commentato alcuni derby della capitale per la radio vaticana e numerose partite di calcio a Genova quando è stato arcivescovo del capoluogo ligure. Non solo: quando Joseph Ratzinger fu eletto Papa, Bertone disse a La Repubblica che la Chiesa aveva trovato “il suo Beckenbauer”. E poi c’è la storia di José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione della Causa dei Santi: il Der Spiegel racconta che il cardinale portoghese avrebbe sfidato nientemeno che Garrincha, celebre ala destra della nazionale brasiliana, ai tempi delle giovanili nel Benfica.

Presso la Santa Sede tutti ricordano l’annuncio che Bertone fece nel 2006: fu lui a parlare apertamente della possibilità di iscrivere una squadra vaticana nei campionati professionistici italiani. “Era uno scherzo”, ha ammesso più tardi. “Sarebbe troppo oneroso per noi. E il futuro del calcio in Vaticano passa per i dilettanti.” Anche il sogno di vedere una nazionale vaticana lottare per la qualificazione a Europei o Mondiali rimarrà un’utopia. “Non è possibile affiliarci alla FIFA o all’UEFA: quasi tutti i giocatori del nostro campionato sono cittadini italiani, non vaticani”, ha spiegato Valci. Tuttavia esiste una sorta di selezione nazionale, formata principalmente da membri del Consiglio Papale e da custodi dei Musei Vaticani, che si presenta con sgargianti magliette bianche e gialle. Ha debuttato nel 1985 e negli ultimi due anni ha giocato contro la nazionale di Montecarlo e persino quella palestinese. Addirittura, l’attuale allenatore dell’Irlanda Giovanni Trapattoni ha ricevuto ricevere l’offerta della federcalcio vaticana di guidarne la nazionale. Bertone ha definito l’idea “irrealizzabile”, sebbene Trapattoni stesso abbia ammesso che non gli dispiacerebbe allenare il Vaticano una volta ritiratosi dal calcio professionistico. Certo è che il tecnico di Cusano Milanino sarebbe la scelta ideale. Non tanto per la comprovata esperienza, quanto per la sua abitudine di portarsi in panchina una boccetta di acqua santa.

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