Bucarest val bene una finale

Damiano Benzoni

Stasera la finale di Europa League tra Athletic Bilbao e Atlético Madrid andrà in scena nel nuovo e bellissimo Stadionul Național di Bucarest – capitale della Romania dove ho vissuto sei mesi. Ho avuto la fortuna di vedere Adrian Mutu, di fronte ai miei occhi, segnare il primo gol ufficiale in quello stadio in occasione dello scontro di qualificazione Romania – Bielorussia; ho visto anche Wayne Rooney e il Manchester United su quel terreno, impegnati contro l’Oțelul Galați in Champions League. Non posso quindi non dedicare a questo evento un piccolo pezzo di Dinamo Babel (che in fondo deve il suo nome anche al fatto che ho vissuto per quasi tutto il mio soggiorno a Obor, un quartiere dinamovista).

Proprio da Obor comincia il nostro breve viaggio: sede della principale piața (mercato agroalimentare) della città,  la piazza che dà il nome al quartiere fu uno dei capolinea della prima linea di tram di Bucarest – la stessa che vedevo dalla finestra del mio soggiorno. La stazione della metropolitana aperta nel 1989, pochi mesi prima della caduta del regime di Nicolae Ceaușescu, ha cambiato nome per una manciata di giorni, diventando la stazione Gică Hagi. Gică è il diminutivo di Gheorghe e Hagi non ha bisogno di presentazioni: centrocampista con uno spiccato senso del gol, il più grande calciatore della storia della Romania. Da noi è noto con il soprannome “Maradona dei Carpazi”, in Romania è Regele futbalului, “il Re del calcio”. Portò il piccolo Sportul Studențesc al secondo posto in campionato – massimo risultato della quarta squadra di Bucarest – nel 1985, due anni prima di diventare la stella dello Steaua. Indossò le maglie di Real Madrid e Barcelona e giocò per due stagioni nel Brescia dei romeni del biennio 1992-1994, insieme ai connazionali Ioan Sabău, Dorin Mateuţ e Florin Răducioiu e agli ordini dell’allenatore Mircea Lucescu.

Altre cinque stazioni sono state rinominate temporaneamente da Metrorex, la compagnia della metropolitana bucarestina, in occasione della finale di Europa League: l’intero arco della Magistrala 1 che circonda lo Stadionul Național. Le due stazioni immediatamente di fianco allo stadio sono state dedicate a due giocatori che saranno in campo stasera. I tifosi dell’Athletic Bilbao infatti scenderanno alla stazione Llorente (normalmente Piaţa Iancului), mentre i supporter dell’Atlético Madrid scenderanno a Falcao (Piaţa Muncii). La stazione di Dristor è stata ribattezzata Rică Răducanu in onore dell’omonimo portiere, in attività tra il 1965 e l’inizio degli anni ’80, capace di giocare 61 incontri con la maglia della nazionale e di passare da tre delle squadre della capitale partendo dal Rapid, passando per lo Sportul Studențesc e approdando infine allo Steaua, la blasonata squadra dell’esercito. Alla Coppa del Mondo del 1970, curiosamente, divenne il primo portiere di riserva a entrare in campo nel corso di un match quando, contro il Brasile, sostituì Stere Adamache. Adamache morì nel 1978, affogando nel Danubio all’età di trentasei anni.

Foto: Andrei Stroe

Piaţa Victoriei, dove sorge il palazzo del governo romeno, sarà ribattezzata in onore di Nicolae Dobrin, centrocampista offensivo che fornisce il nome anche allo stadio di Piteşti, la sua città natale, a cui il giocatore legò quasi tutta la sua carriera. Dobrin vestì la maglia della Dinamo Pitești (poi divenuta Argeș Pitești) dalla squadra giovanile nel 1959 al ritiro nel 1983 – fatta eccezione una breve parentesi di un anno a Târgoviște – e negli anni ’70 partecipò alle uniche due vittorie in campionato della squadra. Nazionale romeno in 48 occasioni, fu anche allenatore a più riprese per l’Argeș. Nel 1966, nel 1967 e nel 1971 fu nominato calciatore dell’anno del campionato romeno e fu definito un “bene nazionale” quando, dopo aver segnato una rete in Coppa dei Campioni al Real Madrid, incantò il presidente dei madrileni Santiago Bernabéu al punto da spingerlo a intrattenere trattative con la dirigenza della squadra e con lo stesso Nicolae Ceauşescu pur di portarlo a casa. Il “bene nazionale” era però “inalienabile” ed ebbe l’occasione di vestire la maglia delle Merengues soltanto per la partita d’addio di Francisco Gento.

L’ultima stazione che ha cambiato nome è Ştefan cel Mare, a pochi passi dalla quale sorge lo stadio della Dinamo. Proprio in onore di una leggenda dinamovista – Ion Pârcălab (o Pîrcălab secondo le regole ortografiche in auge dal 1953 al 1993) – è stato scelto il nuovo nome. La “freccia dei Carpazi”, come lo soprannominò Helenio Herrera, giocò tutti gli anni ’60 in forza alla squadra del Ministero dell’Interno romeno, vincendo quattro Coppe di Romania di seguito. Fu nominato calciatore dell’anno nel 1975 e partecipò con la nazionale alle Olimpiadi di Tokyo del 1964. Chiuse la sua carriera in Francia, al Nîmes, nel 1973.

Parlando di finali europee, altre due leggende del calcio romeno non possono essere dimenticate, nonostante nessuna stazione sia stata loro intitolata: Helmuth Duckadam e Miodrag Belodedici. Entrambi fecero parte dello storico Steaua Bucarest del 1986, prima squadra del blocco orientale a mettere le mani sulla Coppa dei Campioni, al termine di una gara decisa ai rigori. Helmuth Duckadam, portiere e ora dirigente dello Steaua, fece la storia di quella sera di Siviglia parando quattro rigori al Barcellona. Nella mente di ogni romeno è probabilmente impresso nella memoria, quanto il triplice “Campioni del Mondo” di Nando Martellini del 1982 per gli italiani, il grido del commentatore Teoharie Coca-Cosma alla quarta, decisiva, parata di Duckadam: “Apără Duckadam! Suntem finalişti! Am câştigat Cupa! Cupa Campionilor Europeni eşte la Bucureşti!“. Dopo la vittoria scomparve brevemente dalla circolazione, dando adito a leggende metropolitane che lo davano vittima della rappresaglia di Ceauşescu per un poco lusinghiero commento nel post-partita, come racconta l’articolo dell’amico Simone Pierotti su SportVintage.

Miodrag Belodedici, nato a Socol, sul confine tra Romania e Serbia (allora Jugoslavia), era un tifoso sfegatato dello Stella Rossa di Belgrado. Una passione che lo spinse, due anni dopo il successo di Siviglia del 1986, a fuggire dalla Romania – dove fu condannato a dieci anni di prigione in contumacia – e approdare in Jugoslavia. A Belgrado riuscì a mettersi in contatto con il presidente dello Stella Rossa e venne ingaggiato dalla sua squadra del cuore, nonostante la squalifica di un anno dovuta alla contraffazione del suo contratto da parte delle autorità romene dopo la fuga. Al ritorno in campo Belodedici divenne un titolare della squadra che nel 1991 vinse la Coppa dei Campioni battendo l’Olympique de Marseille allo Stadio San Nicola di Bari. Ancora una vittoria ai rigori, uno dei quali trasformato da Belodedici stesso, che valse al libero romeno la distinzione di diventare il primo giocatore a vincere il torneo due volte con due squadre diverse, giocando entrambe le finali. Con la caduta del regime alla fine del 1989 la sua condanna fu annullata e potè tornare in patria, riprendendo tra l’altro a giocare con la nazionale, con cui disputò anche il Mondiale USA ’94.

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