Il secondo sbarco sulle Falkland

Damiano Benzoni

La notte del 2 aprile 1982 le truppe navali argentine sbarcarono dal sottomarino Santa Fe e dalla nave di sbarco Cabo San Antonio nella Baia di Yorke e dal cacciatorpediniere lanciamissili Santísima Trinidad a Mullet Creek: aveva così inizio la Operación Rosario, l’invasione delle Isole Falkland e della Georgia del Sud da parte dell’Argentina. La junta militare guidata dal generale Leopoldo Galtieri cercava, con il tentativo di affermare la sovranità argentina sulla colonia britannica, di distrarre l’opinione pubblica dalla difficile situazione economica interna facendo leva sul patriottismo, mettendo a tacere le voci di opposizione e contestazione e nascondendo le quotidiane violazioni dei diritti umani da parte del regime militare. Da Londra la reazione non si fece attendere e il 14 giugno l’esercito argentino fu costretto ad arrendersi alle forze britanniche, entrate nella capitale Stanley dopo gli sbarchi cruciali su San Carlos e Goose Green.

A trent’anni di distanza dall’inizio della Operación Rosario, gli argentini hanno rinnovato il proprio sbarco a Stanley, stavolta senza cacciatorpedinieri, ma con una troupe televisiva e con l’hockeista su prato Fernando Zylberberg pronti a filmare uno spot per le imminenti Olimpiadi che si terranno a Londra. Il risultato è un video di propaganda patriottica che mostra Zylberberg in allenamento nella capitale delle Malvinas (questo il nome argentino dell’arcipelago) e che termina con lo slogan Para competir en suelo inglés, entrenamos en suelo argentino (“Per competere sul suolo inglese, ci alleniamo sul suolo argentino”) e con la dedica alle vittime e ai combattenti della guerra del 1982. Un video che ha immediatamente suscitato polemiche da parte del segretario alla difesa britannico Philip Hammond. Secondo Hammond lo spot è un insulto ai militari britannici che diedero la vita per proteggere le Falkland, oltre che un utilizzo indebito del logo e del messaggio delle Olimpiadi per veicolare idee politiche. Ian Hansen, parlamentare delle Falkland, ha criticato il fatto che il video sia stato girato di nascosto – sfruttando come pretesto una maratona a cui prendeva parte lo stesso Zylberberg – senza chiedere il permesso delle autorità isolane, e che nel filmato lo sportivo corra su un memoriale per i caduti della Prima Guerra Mondiale: “Questo illustra quale sia il rispetto da parte delle autorità argentine per la nostra patria e la nostra gente. In nessun punto il video mostra i cittadini delle Falkland, il che riflette quale sia la politica dell’Argentina, ovvero fare finta che la gente delle isole Falkland non esista”. Su YouTube è disponibile una “risposta” ironica che modifica e ridicolizza il video originale.

Non è la prima volta che lo sport viene tirato a forza nella disputa sulla sovranità delle Falkland: tutti ricordano come Maradona, dopo aver segnato con la mano proprio contro l’Inghilterra al Mondiale del 1986, si giustificò rivendicando la vittoria in quella partita come una rivincita per le Malvinas. Nel suo libro Outcasts! The lands that FIFA Forgot, centrato intorno al mondo delle nazionali non riconosciute dalla FIFA, Steve Menary dedica un intero capitolo alla storia delle Falkland e intervista Patrick Watts, general manager dell’associazione sportiva delle isole. Watts ricorda gli avvenimenti del 19 marzo 1982 quando, due settimane prima dell’inizio dell’Operación Rosario, prese parte alla partita di calcio tra la squadra delle isole e quella della nave per il pattugliamento antartico HMS Endurance, vinta da quest’ultima 5-3. Quello stesso pomeriggio l’Endurance fu chiamata a intervenire sull’isola di Georgia del Sud, a un migliaio di chilometri dalle Falklands, dove alcuni marinai argentini erano sbarcati e avevano issato la bandiera dello stato sudamericano, in quello che molti riconoscono come la prima avvisaglia della guerra imminente. Watts fu testimone dell’invasione argentina del 2 aprile in quanto cronista della stazione radio delle Falkland: i militari argentini fecero irruzione nell’edificio dell’emittente e, minacciandolo fucili alla mano, lo costrinsero a interrompere la trasmissione.

When Saturday Comes racconta che, mentre a Buenos Aires, in occasione di un’amichevole contro l’Unione Sovietica, i tifosi sudamericani esposero uno striscione che invitava gli inglesi ad andarsene dalle Malvinas, in Inghilterra lo Stockport ritirava una muta di maglie a strisce bianco-celesti ispirata alla camiseta albiceleste della nazionale argentina, ora considerata inopportuna. La vicinanza della Coppa del Mondo in Spagna – che ebbe inizio il giorno prima della resa argentina – fu anche l’occasione per una crisi diplomatica tra l’Inghilterra e i padroni di casa. Per la Spagna la situazione delle Falkland rifletteva quella, vicina a loro, di Gibilterra, una colonia britannica su cui Madrid rivendicava la sovranità. Alle Nazioni Unite il delegato spagnolo si astenne dal votare la Risoluzione 502 che definiva l’Argentina come stato aggressore. Altro motivo di preoccupazione era la possibilità che le nazionali di Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord avrebbero potuto incontrare l’Argentina nel secondo turno. Jimmy Greaves, leggenda della nazionale inglese, arrivò a proporre l’organizzazione di un torneo tra le sole Home Nations i cui proventi sarebbero stati destinati alle famiglie dei militari impegnati alle Falkland. La situazione gettò nel caos tanto la FIFA e la FA quanto il Foreign Office. Fu Margaret Thatcher a sciogliere il nodo, dichiarando di fronte alla Camera dei Comuni che “una buona prestazione da parte della squadra inglese in Spagna sarà un incentivo eccellente per i militari nelle Falkland”.

La storia personale più difficile fu forse quella di Osvaldo “Ossie” Ardiles, nazionale argentino e giocatore del Tottenham Hotspur, una sorta di eroe dei due mondi. A Tottenham era approdato nel 1978 e in Inghilterra giocò fino al 1991 con due brevi interruzioni, e allenò fino al 1994. Con la maglia albiceleste invece disputò la prima di 63 partite nel 1973, partecipò al trionfo mondiale del 1978 e concluse la sua carriera con la Coppa del Mondo del 1982, disputata con il numero 1 sulle spalle per via della politica di Menotti di assegnare i numeri di maglia in ordine alfabetico. Ardiles passò la notte tra il 2 e il 3 aprile 1982, prima della semifinale di FA Cup contro il Leicester, al telefono con la propria famiglia in Argentina. Lui e Ricky Villa, l’altro argentino del Tottenham, informarono l’allenatore Keith Burkinshaw che le loro due nazioni erano in guerra. Ardiles scese in campo quel giorno, in una partita vinta dagli Spurs 2-0, e fu il bersaglio degli insulti del Villa Park di Birmingham. La sua successiva partenza per Buenos Aires per unirsi alla nazionale argentina fu interpretata come un gesto politico. Il calciatore ricorda quando avvenne come uno dei momenti peggiori della sua vita: “Vedere due paesi che amo combattere tra di loro fu terribile”, dichiarò in occasione di un’intervista coi lettori di FourFourTwo. Dopo la guerra Ardiles non se la sentì di tornare in Inghilterra e disputò una stagione in prestito al Paris Saint-Germain, tornando a Tottenham solo l’anno successivo, grazie alle rassicurazioni di Burkinshaw. Secondo World Soccer, il cugino di Ossie, il luogotenente José Ardiles, fu tra le 649 vittime argentine della guerra nelle Falkland.

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