Questo Europeo non s’ha da fare

Damiano Benzoni

Manca poco più di un mese dall’inizio di Euro 2012, la prima grande manifestazione sportiva ad essere organizzata in Europa dell’Est dal crollo del muro di Berlino. Un Europeo, quello organizzato tra Polonia e Ucraina, che rischia di passare alla storia più per problemi politici legati all’ex repubblica sovietica che per quanto avverrà in campo. Minacce di boicottaggio e preoccupazioni per eventuali attentati terroristici che potrebbero gettare qualche ombra sull’organizzazione delle Olimpiadi Ivernali del 2014 a Soči – località russa posta sul mar Nero, a una manciata di chilometri dal confine della Repubblica di Abcasia, una delle principali fonti di tensione nel Caucaso del Nord, teatro della guerra tra Georgia e Russia nell’estate del 2008 – oltre che sulla Coppa del Mondo che si disputerà in Russia nel 2018.

Quando la UEFA prese la decisione sull’assegnazione di Euro 2012 la principale favorita, l’Italia, era appena stata messa fuorigioco dallo scandalo di Calciopoli. A beneficiarne fu appunto la candidatura congiunta di Polonia e Ucraina: era il 2007 e la repubblica ex sovietica aveva – come ha ancora adesso – ancora in mente le immagini della Rivoluzione arancione cominciata nel novembre 2004. I primi problemi giunsero dal lato polacco nel 2008, quando il governo della nazione sospese la federcalcio locale relativamente a un caso di corruzione. I problemi più delicati sorsero invece relativamente all’Ucraina su tre punti fondamentali: la polizia, il turismo sessuale e il trattamento dei cani randagi. Amnesty International accusò la polizia ucraina di avere diffuse abitudini criminose e di utilizzare tecniche di tortura per estorcere soldi e confessioni o per pregiudizio etnico. Il gruppo FEMEN invece organizzò una serie di proteste pubbliche in topless per denunciare la presenza di agenzie di matrimoni internazinali, turismo sessuale e prostituzione in Ucraina, chiedendo alla UEFA e al governo di varare un programma per combattere le problematiche legate allo sfruttamento sessuale delle ucraine. Diverse associazioni animalistiche, infine, accusarono l’Ucraina di aver adottato una politica di uccisione sistematica dei cani randagi per ripulire le strade delle città di Euro 2012 e migliorarne l’attrattiva turistica.

Foto: Alex_e14 da Flickr

Il problema più grave dell’Europeo ucraino, però, è legato all’arresto di Julija Tymošenko, principale oppositore politico dell’attuale presidente Viktor Janukovyč. La Tymošenko iniziò la sua scalata politica proprio nei giorni della Rivoluzione arancione del 2004, quando gli ucraini protestarono in massa contro le irregolarità elettorali che avevano assegnato la carica presidenziale a Janukovyč, erede politico di Leonid Kučma. Kučma era accusato di aver trafficato armi verso l’Iraq e di aver fatto eliminare dai servizi di sicurezza il giornalista Giorgi Gongadze, scomparso misteriosamente il 16 settembre 2000 e ritrovato morto due mesi più tardi. La protesta, architettata dall’associazione Pora!, portò centinaia di migliaia di persone ad accamparsi per diverse settimane nel rigido inverno ucraino in Majdan Nezaležnosti, la piazza Indipendenza di Kiev, e ottenne anche il supporto di alcune personalità sportive, tra cui i calciatori Oleh Lužnyj e Serhij Rebrov e il pugile Vitalij Klyčko. Sull’onda della protesta, le elezioni furono fatte ripetere e furono vinte dal candidato dell’opposizione Viktor Juščenko che, durante la campagna elettorale, aveva anche subito un grave tentativo di avvelenamento.

La Tymošenko, alleata di Juščenko e figura simbolo della Rivoluzione, venne nominata primo ministro dopo il ribaltamento del verdetto elettorale. Dopo aver perso contro Janukovyč le elezioni presidenziali del 2010, la politica è andata incontro a una serie di cause legali su una presunta fornitura di gas dalla Russia stipulata senza chiedere il consenso del governo. Il 5 agosto 2011 Julija Tymošenko è stata arrestata, secondo l’UE attraverso un processo arbitrario e guidato da obbiettivi politici, e dal 20 aprile di quest’anno sta protestando attraverso uno sciopero della fame dal carcere di Charkiv. Ora diversi leader europei, da Angela Merkel al commissario UE per la giustizia Viviane Reding – che ha chiesto a Platini di non presenziare -, minacciano il boicottaggio dell’Europeo per protestare contro le violazioni dei diritti umani addebitate al governo ucraino sul caso Tymošenko. Un comportamento, quello della UE, incoerente secondo Stefano Grazioli che, dalle colonne di Limes, denuncia come “le autocrazie di Asia centrale e Caucaso, ben peggiori di Ucraina o Bielorussia” siano “trattate nonostante tutto coi guanti di velluto da Berlino, Bruxelles e naturalmente Washington. La decisione di non andare a guardare una partita di pallone a Charkiv stride con la lista della spesa di chi va al supermarket del gas di Aşgabat, Taškent, Astana o Baku senza fare una piega”.

L’ultimo colpo sferrato all’immagine del paese che ospiterà la finale di Euro 2012 è arrivato la scorsa settimana con l’attentato avvenuto a Dnipropetrovs’k, paese natale della Tymošenko, in cui quattro ordigni esplosivi fatti detonare lungo il Prospekt Karla Marksa, il viale dedicato a Karl Marx, hanno causato il ferimento di ventinove persone. Un attentato le cui cause non sono ancora state chiarite con certezza e che hanno immediatamente allertato la UEFA. La confederazione calcistica europea ha smentito di aver considerato il rinvio di un anno del torneo, ed è stata inoltre definita come infondata la voce secondo cui il presidente della federcalcio spagnola Ángel María Villar si sia offerto di ospitare l’Europeo qualora la UEFA dovesse ritenere non più garantite le condizioni di sicurezza in Ucraina. Nel passato della repubblica ex sovietica c’è un precedente inquietante: il 15 ottobre 1996 il presidente dello Šachtar Donec’k Oleksandr Brahin, detto Alik il Greco, dopo essere sfuggito a una serie di attentati fu ucciso in un’esplosione radiocomandata nella sala VIP dello Šachtar Stadion mentre si accingeva ad assistere a una partita del suo club. L’attuale stadio dello Šachtar, la Donbas Arena di Donec’k, ospiterà le partite dell’Ucraina contro Francia e Inghilterra.

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