Dilettanti allo sbaraglio

Foto: Damiano Benzoni (flickr: DamjanBNZ)

Damiano Benzoni

È il 25 aprile allo stadio Ottolenghi di Acqui Terme. Si dovrebbe disputare il terzultimo turno del girone A di serie D, un recupero disposto dopo il rinvio di tutte le gare, due settimane prima, per la morte in campo di Piermario Morosini. L’avversario per l’Acqui, in lotta per evitare i play-out, è sulla carta facile facile: il Cantù Sanpaolo ha una rosa di giovanissimi, è già matematicamente retrocesso con una quindicina di punti di distacco dalla posizione superiore e la domenica precedente ha incassato sei reti nel solo primo tempo, in una partita finita 7-0 contro il Borgosesia. Eppure in campo non scende nessuno: un ispettore amministrativo mandato direttamente dalla FIGC impedisce all’arbitro Luca Capasso di Firenze di dare il fischio d’inizio e invalida la gara. Il giorno dopo il comunicato del giudice sportivo della Lega Nazionale Dilettanti sancisce gara vinta a tavolino 3-0 per il Cantù, mentre per la società piemontese scatta un punto di penalità e un’ammenda di mille euro.

La motivazione di questa decisione è prettamente amministrativa e risiede in una fidejussione riscossa per errore dall’Acqui Calcio e non restituita, nonostante i solleciti, alla Federcalcio. È tutto specificato nel quarto comma dell’articolo 26 del regolamento LND che sancisce che Lega, Comitati e Divisioni possano disporre con sette giorni di preavviso prelievi coattivi in occasione di partite in programma sul campo di gioco delle società che risultino inadempienti a obbligazioni economiche nei confronti di FIGC, Lega, Comitati, Divisioni o anche di società e tesserati. L’articolo dispone che, nel caso in cui sia impossibile effettuare l’esazione della somma, deve notificare all’arbitro che la gara non può essere disputata e la società inadempiente va incontro a sanzioni. Quanto è successo, appunto, ad Acqui Terme e poi ratificato dal Giudice Sportivo Francesco Riccio. Secondo alcune voci di corridoio, la società sarebbe anche in ritardo sui pagamenti degli stipendi dei propri giocatori; ad ogni modo il presidente Antonio Maiello ha garantito che il debito verrà saldato entro la prossima gara di campionato.

Una notizia che potrebbe suonare strana: pare esista un solo caso simile in serie D, risalente a diversi anni fa, ma non sono riuscito a individuarlo e non posso confermarlo. Eppure casi simili sono avvenuti anche quest’anno in altre serie. A fine febbraio, nel campionato di Eccellenza siciliano, la Leonzio di Lentini aveva subito le medesime sanzioni per il mancato pagamento del saldo dovuto per la stagione precedente (secondo l’articolo di Luca Marino ammontante a 6000 euro). La squadra non versava in buone acque già a inizio stagione, quando la macchina del presidente Piero Cundari fu data alle fiamme, spingendo il dirigente a lasciare: sembrava finito già a settembre il campionato, prima che una cordata di imprenditori catanesi rilevasse la società. Ora la squadra, penultima a 20 punti dalla posizione superiore, è matematicamente retrocessa dopo aver incassato un secco 8-0 dal Città di Messina, nonostante l’intervento del sindaco della città abbia salvato la società dalla radiazione.

Foto: Damiano Benzoni (flickr: DamjanBNZ)

Situazione ancora più critica, sempre in Sicilia, per lo Sporting Maletto, squadra di terza divisione. I problemi sono iniziati il 19 febbraio, quando lo Sporting doveva ospitare il Don Bosco Ardor Sales di Catania. Stessa scena: un commissario mandato dalla federazione a riscuotere in maniera coattiva un debito di 1800 euro. La squadra si offre di corrispondere la cifra di 800 euro con un assegno, il commissario si rifiuta e impedisce lo svolgimento dell’incontro. Il 4 marzo, alla successiva partita in casa, contro l’Atletico Biancavilla, la scena si ripete nuovamente, e poi nuovamente il 25 marzo, per l’incontro con la Clarentina. Il quarto abbandono vorrebbe dire la radiazione, e il presidente Nunzio Puglisi cerca di invocare l’aiuto del sindaco Pippo De Luca, su esempio di quanto avvenuto a Lentini, ma il primo cittadino replica che il debito societario va oltre le possibilità del comune, che ad ogni modo non può prendere impegni non avendo ancora stilato il bilancio.

La partita successiva è in trasferta, contro il Città di Pedara, e lo Sporting si presenta in campo con soli sette giocatori (il minimo per disputare una partita) e con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto per l’inizio della gara. Dopo sei reti in 53 minuti, la partita è stata però sospesa dall’arbitro Pulvirenti, per via dell’uscita dal campo di Pace, che ha fatto saltare il numero minimo. Nel frattempo il presidente Puglisi si muove e ottiene dalla Federazione la possibilità di dilazionare il pagamento, rinviandolo dopo l’ottenimento di alcuni contributi regionali. Eppure domenica scorsa l’ultima giornata non si è giocata, stavolta non per via del debito societario: la squadra avversaria (la Junior Aci S.Antonio) non si è presentata e dopo 45 minuti di attesa l’arbitro – sempre Pulvirenti – ha constatato la rinuncia della squadra ospite.

Foto: Damiano Benzoni (flickr: DamjanBNZ)

Tre casi che raccontano una realtà varia e preoccupante: lasciando stare il dilettantismo puro dello Sporting Maletto e tornando in serie D, nel solo girone dell’Acqui ci sono almeno altre due società in gravi difficoltà finanziarie o dirigenziali. Una è l’Aquanera Comollo Novi, estromessa dal campionato a metà dicembre per delle irregolarità nei tesseramenti, l’altra è il Cantù Sanpaolo, la squadra che si è presentata ad Acqui vincendo la partita a tavolino. Il Cantù Sanpaolo ha subito il proprio terremoto societario verso la fine dello scorso anno, quando alcuni sponsor si sono tirati indietro e la dirigenza si è trovata impossibilitata a pagare alcuni debiti e diversi rimborsi ai propri giocatori. Dopo un vai e vieni di notizie degno di una telenovela la decisione di iscriversi comunque alla serie D – concentrandosi però soprattutto sul proprio settore giovanile – e di non offrire alcun compenso ai propri giocatori.

Una decisione che ha allontanato il gruppo storico della squadra, costringendo la società a promuovere in blocco la Juniores Nazionale e a tesserare giocatori giovani disposti a giocare gratis in cambio di un’esperienza in serie D. Con una rosa quasi interamente composta di giocatori nati tra il ’91 e il ’93, più un paio di elementi più esperti tra cui il portiere Passoni, la squadra si è imbarcata nella stagione 2011/2012 con il solo obbiettivo di risanare i bilanci societari ed è prevedibilmente andata incontro a un verdetto di retrocessione. Un esempio che sottolinea che, oltre alle crisi economica, a mettere in ginocchio diverse squadre è anche la mancanza di dirigenti esperti e capaci di centellinare risorse che potrebbero scarseggiare da un momento all’altro: dirigenti che alla passione (se va bene, se va male c’è solo la speranza di un ritorno di immagine) sappiano affiancare la capacità di amministrare una società sportiva. Come dice Gennaro Novelli, presidente del Cantù Sanpaolo impegnato in una difficile opera di risanamento: “Prima bisogna pagare i debiti, poi si può pensare a pagare i giocatori”.

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