Calcio sotto le bombe

Massimo Brignolo

L’ultimo campionato italiano di calcio dallo svolgimento regolare si chiude per uno strano gioco del destino il 25 aprile 1943. Ad aggiudicarselo è il Torino dopo una lotta contro un sorprendente Livorno che guida la classifica per 25 giornate per poi chiudere al secondo posto: la squadra di Ferruccio Novo stava anno dopo anno costruendo l’impalcatura di quello che al termine della guerra sarebbe diventato l’invincibile Grande Torino. Già competitiva nella stagione 1941/42, conclusa al secondo posto, la squadra che contava già nella sua rosa Ossola, Menti e Gabetto aveva portato nella capitale sabauda da Venezia Valentino Mazzola e Loik. Dopo la caduta di Benito Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia è divisa e diventa terreno di combattimento dopo essere stata negli anni precedenti solo colpita dal cielo dai bombardieri anglo-americani.

Molto è stato scritto del Campionato Alta Italia che ebbe luogo dal gennaio al luglio 1944 nei territori occupati dalle truppe tedesche. Dopo una serie interminabile di tornei regionali, la fase finale del Campionato si svolge all’Arena di Milano mentre le squadre per evitare la chiamata alle armi dei calciatori si trasformano, almeno formalmente, in associazioni dopolavoristiche. Il Torino Calcio diventa Torino Fiat e i suoi calciatori vengono assunti dall’azienda torinese, la Juventus si trasferisce ad Alba dove opera la Cisitalia, azienda del presidente bianconero dell’epoca, Piero Dusio. In finale giungono Venezia, Torino ed i Vigili del Fuoco della Spezia, squadra costituita dai giocatori dello Spezia Calcio e allestita con il supporto del comandante dei Vigili del Fuoco cittadini, l’ingegner Gandino. A sorpresa, il torneo vede la vittoria proprio della squadra spezzina che pareggia 1-1 con il Venezia e supera per 2-1 il Torino e verrà riconosciuta solo nel 2002 dalla Federazione Italiana.

Molto rimane, invece, da scrivere in merito all’attività calcistica nei primi mesi del 1945. Seguendo le fonti dell’epoca emergono tra il mese di gennaio e la Liberazione alcuni tornei, principalmente a scopo benefico, a livello regionale o cittadino, nonostante il Comando tedesco avesse proibito nell’estate del 1944 qualsiasi attività sportiva nell’Italia Settentrionale. Si ricorda il Torneo Benefico Lombardo al quale partecipano l’Ambrosiana Inter con Giuseppe Meazza, il Milan, il Varese, la Pro Patria e altre squadre tra le quali il Novara che poteva contare su Silvio Piola e Ferraris II. Unico torneo a svolgersi a cavallo della Liberazione, vide la vittoria del Novara con quattro punti di vantaggio nel girone di andata concluso poco prima del 25 aprile e la rimonta e vittoria finale del Como alla conclusione del girone di ritorno nel mese di luglio del 1945. Nella primavera del 1945 si svolge la Coppa Città di Genova dove oltre al Genova 1893 e al Liguria partecipano una squadra in rappresentanza della Marina Regia, una della Kriegsmarine tedesca e una selezione di squadre locali denominata Itala. Ad imporsi è il Genova 1893, l’attuale Genoa.

A Torino si svolge un torneo a livello cittadino con il Torino Fiat, la Juventus Cisitalia, due squadre diretta emanazione delle prime – la Filiale Italia (o Fiat Filiali) e la Lancia – e una squadra più modesta denominata a seconda delle fonti Ispettorato del Lavoro o Paladino. Per rendere il Torneo più interessante fu stabilito che ogni squadra poteva allineare un massimo di sette giocatori della Divisione Nazionale. Il Torino Fiat mantiene nella sua rosa, tra gli altri, il mediano Grezar e il trio Loik, Gabetto e Mazzola. Vengono invece imprestati alla Filiale Italia gli altri titolari tra i quali il portiere Bodoira. La Juventus Cisitalia schiera il portiere Sentimenti III, Depetrini e Carlo Parola in mediana, Sentimenti IV e il terzino Rava mentre entrano nella rosa della Lancia Foni, Varglien I e l’albanese Lustha. Le partite si disputano tutte nell’allora Stadio Mussolini, il futuro Comunale ed ora Stadio Olimpico di Torino, poichè il Motovelodromo, sede del Torino Calcio, è stato distrutto dai bombardamenti alleati. Le bombe angloamericane provocano qualche rinvio ma non fermano il torneo che si presenta molto combattuto e che raccoglie pubblico nonostante le difficoltà del momento. Come prevedibile la lotta per le posizioni di vertice è tra Torino Fiat e Juventus Cisitalia che terminano il girone d’andata a pari punti dopo la vittoria dei bianconeri per 5-2 sui granata, presto vendicati dai cugini della Filiale Italia che si impongono per 2-0 sulla Juventus.

Passò alla storia il derby del giorno di Pasqua, domenica 1 aprile 1945, nel corso del quale si doveva assegnare la Coppa Pio Marchi, giocatore della Juventus perito sotto le bombe alleate. Dopo un primo tempo concluso sul risultato di parità per 1-1 con reti di Valentino Mazzola e Sentimenti III, la Juventus Cisitalia segnò ancora, ma la partita si fece nervosa e iniziarono scontri e risse tra i giocatori in campo che coinvolsero praticamente tutti. Si sparò quel giorno allo Stadio, dagli spalti echeggiarono raffiche che volevano calmare gli animi, ma li accesero ancora di più. Sparavano i fascisti, sparavano i tedeschi, l’agiografia della Resistenza racconta che spararono anche partigiani presenti allo stadio. Solo dopo mezz’ora l’ordine fu ripristinato e la partita fu chiusa con un quarto d’ora d’anticipo e la vittoria della Juventus Cisitalia. Il torneo continuò e le ultime partite si svolsero il 21 e 22 aprile, quattro giorni dopo l’inizio dell’insurrezione popolare di Torino: la Juventus Cisitalia si impose per 4-2 su Filiale Fiat, mentre domenica 22 aprile la Lancia superò Paladino 7-1. Fu l’ultima partita del torneo prima della Liberazione di Torino: la decima e ultima giornata non venne mai disputata e nessun trofeo venne assegnato.

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