Gloria olimpica per il Turkmenistan

Foto: AP

Damiano Benzoni

Il Turkmenistan è noto per essere uno degli stati più reclusivi e meno aperti del mondo, spesso paragonato alla Corea del Nord per l’ermeticità mediatica dei propri confini. Come avviene per la Repubblica Democratica Popolare di Corea, anche sul Turkmenistan ciò che è noto è un minestrone di dati veri o semplicemente suggestivi, principalmente devoti alle bizzarrie del dittatore di turno. Saparmyrat Nyýazow, lo storico dittatore (“presidente a vita”, anche conosciuto con il titolo Türkmenbaşy, guida di tutti i turkmeni) del Turkmenistan morto nel 2006, fu una fonte inesauribile di tali storie, con un culto della persona tra i più eccentrici del mondo. Tra le imprese di Nyýazow sono generalmente ricordate la decisione di mettere al bando il balletto, di rinominare i mesi dell’anno e di cambiare la parola “pane” nel nome della madre, la statua d’oro costruita nella capitale Aşgabat, il culto del Ruhnama (un libro sacro da lui redatto) e il palazzo del ghiaccio fatto edificare in mezzo al torrido deserto del Karakum.

Proprio sul ghiaccio è ambientata l’ultima bizzarria del successore di Nyýazow, il presidente Gurbanguly Berdimuhamedow, recentemente rieletto con il 97% dei voti. Acclamato come un progressista arrivato per riaprire il Turkmenistan al mondo esterno, Berdimuhamedow – che l’anno scorso ha fatto abbattere la statua d’oro di Nyýazow – sembra semplicemente impegnato a sostituire il culto della persona del vecchio dittatore con il proprio personale sultanismo. L’ultima aspirazione del presidente è ora quella di mettere il Turkmenistan sulla mappa sportiva mondiale: la repubblica ex sovietica deve ancora vincere la prima medaglia olimpica e, a parte qualche soddisfazione calcistica – la finale di Challenge Cup persa 2-1 il mese scorso contro la Corea del Nord, in un suggestivo derby tra i due regimi più sconosciuti al mondo – non vanta grandi risultati sportivi.

Resta singolare la scelta dello sport su cui puntare maggiormente: Berdimuhamedow avrebbe ordinato alle imprese statali e ai dipartimenti di stato di allestire squadre di hockey su ghiaccio per creare una lega nazionale. E se l’ambiente della nazione, il deserto del Karakum e le sue temperature che possono raggiungere i 50°C, sembra inospitale per la pratica dell’hockey, la passione per i palazzetti del ghiaccio sembra esser passata da Nyýazow al suo successore, che ne ha fatti recentemente edificare due nella capitale Aşgabat sfruttando gli introiti delle massiccie esportazioni di gas naturale verso la russa Gazprom, principale entrata del Turkmenistan. Si sarebbe già disputato il primo torneo giovanile della disciplina, con la partecipazione di quattro squadre: Burgut (Comitato di Stato per Turismo e Sport), Oguz Khan (società statale Turkmengaz), Shir (industria tessile) e Alp Arslan (trasporti e comunicazioni). Le “aquile dorate” del Burgut si sarebbero aggiudicate la finale contro lo Shir per 8-2 e sarebbero state premiate con una sessione di allenamento con l’Ak Bars di Kazan, squadra che si è aggiudicata per due volte la Coppa Gagarin, il trofeo della Kontinental Hockey League che riunisce le migliori squadre russe, lettoni, kazake, bielorusse e slovacche.

Il presidente Berdimuhamedow è noto per aver fatto pubbliche apparizioni praticando pallavolo, ciclismo, judo, taekwondo ed equitazione. Recentemente l’ex dentista ha istituito la Settimana della Salute e della Gioia, in cui ha presentato la sua decisione hockeistica vestendo i panni tipici dello sport. Secondo le fonti turkmene, nell’occasione della Settimana Berdimuhamedow avrebbe anche vinto la prima gara automobilistica mai disputata in Turkmenistan dopo aver deciso all’ultimo minuto di partecipare. Il sito Turkmenistan.ru riporta diverse notizie a sfondo sportivo che coinvolgono il presidente: Berdimuhamedow avrebbe inaugurato il palazzo del Comitato Nazionale di Turismo e Sport e la Scuola della Riserva Olimpica, avrebbe autorizzato la destinazione di sedici automobili sportive al Comitato e avrebbe disposto l’invito di allenatori stranieri per le squadre sportive nazionali.

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