Il cosmonauta Jurij Gagarin

 Damiano Benzoni

Il 12 aprile di 51 anni fa il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin entrava nella storia come il primo uomo nello spazio. Un viaggio che è entrato nell’immaginario collettivo in un’era in cui le due superpotenze – URSS e Stati Uniti – si sfidavano nella conquista del cosmo oltre che sullo scacchiere geopolitico mondiale. Per l’importanza della sua impresa Gagarin venne insignito dell’Ordine di Lenin e fu proclamato Eroe dell’Unione Sovietica, restando tuttora uno dei nomi più rappresentativi dell’esperimento sovietico, simbolo della parte più idealista e utopica dell’URSS e non degli aspetti totalitari e oppressivi del regime. Riconoscimenti che si sono anche riverberati nello sport: il trofeo della Kontinental Hockey League, il campionato di hockey che unisce le squadre di club di Russia, Bielorussia, Lettonia e Kazakistan, si chiama Kubok Gagarina, Coppa Gagarin. 

Il nome del cosmonauta fu assegnato al trofeo per una coincidenza di date: quando nel 2008 fu giocata la prima KHL, se la finale di play-off fosse arrivata fino a gara-7, l’incontro sarebbe stato disputato proprio il 12 aprile. Finora si sono aggiudicati il trofeo i tatari dell’Ak Bars Kazan’ (in due occasioni) e i baschiri del Salavat Julaev Ufa. Domani inizieranno i play-off di questa stagione, iniziata sotto il peggiore degli auspici con l’incidente aereo che ha decimato la rosa del Lokomotiv Jaroslavl’ il sette settembre, mietendo quarantaquattro vittime. A giocarsi il titolo 2012 saranno la Dinamo Mosca, della conference occidentale e l’Avangard Omsk, della conference orientale.

Più controverso il rapporto del nome di Gagarin con il rugby. Secondo alcuni libri – e anche secondo il più grande giornalista ovale italiano, Luciano Ravagnani – Jurij Gagarin sarebbe stato il primo presidente della federazione rugby sovietica, fondata nel 1967, un anno prima della morte del cosmonauta. Una notizia che ho contribuito a smentire, grazie alla collaborazione di Ravagnani stesso e alla disponibilità della Sojuz Regbistov Rossii, l’attuale federugby russa. Eppure un legame c’è: il primo presidente (che mantenne il titolo quasi ininterrottamente fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica) fu Vladimir Iljušin, figlio di quel Sergej Iljušin che, con Žukovskij e Tupolev, fu l’ingegnere che definì l’aeronautica sovietica.

Vladimir Iljušin fu pilota collaudatore e Maestro di Sport; come Gagarin, anch’egli venne nominato Eroe dell’Unione Sovietica nel 1959, dopo aver ottenuto il record di altitudine volando a quasi ventinovemila metri. Un incidente di auto e il ricovero nell’ospedale cinese di Hangchow per sottoporsi a terapie particolari misero sull’attenti le agenzie di stampa occidentali: secondo la loro versione, Iljušin sarebbe stato il primo uomo nello spazio appena pochi giorni prima di Jurij Gagarin. Lo storico viaggio in orbita compiuto il 12 aprile 1961, secondo questa teoria della cospirazione, sarebbe stato deciso solo dopo per coprire il fallimento della missione di Iljušin, feritosi atterrando durante il rientro dallo spazio: un incidente dovuto a un errore di traiettoria che l’avrebbe portato a schiantarsi sul suolo cinese. Una teoria cospirativa che non fu mai provata e sulla quale non esistono dati né nelle rilevazioni del NORAD né negli archivi dell’agenzia aerospaziale sovietica, aperti dopo il collasso dell’URSS.

Dopo la morte di Gagarin il 27 marzo 1968 la VVA Podmoskov’e, la squadra dell’accademia aeronautica di Monino – città satellite di Mosca – prese il nome del cosmonauta. Una scelta che portò buon auspicio al XV dell’aeronautica: nel 1969 la squadra vinse per la prima volta il campionato sovietico, trascinata dall’apertura di origine armena Aleksandr Grigor’janc, capocannoniere delle prime cinque edizioni del torneo che ora dà il proprio nome al Premio Grigor’janc, assegnato ogni anno al miglior marcatore del campionato russo. La VVA Gagarin divenne la squadra più titolata del campionato di rugby sovietico conquistando ben nove titoli, tre dei quali consecutivamente tra il 1984 e il 1986. Nell’attuale campionato russo la VVA Gagarin ha dovuto combattere soprattutto contro le due siberiane di Krasnojarsk, il Krasnyj Jar e l’Enisej-STM: con il Krasnyj Jar si divide il record di titoli, otto a testa, dopo aver infilato una striscia di cinque vittorie tra il 2006 e il 2010. Il rugby russo e l’aeronautica sembrano insomma godere di un buon rapporto: d’altronde il più grande rugbista russo fu il principe Aleksandr Obolenskij, figlio di un nobile fuggito in Inghilterra ai tempi della rivoluzione d’Ottobre e autore nel 1936 di due mete nella prima storica vittoria della nazionale inglese contro la Nuova Zelanda. Obolenskij andò incontro a un destino simile a quello di Gagarin, perdendo la vita in un incidente aereo a Marlesham Heath nel 1940, durante un volo di addestramento.

3 pensieri su “Il cosmonauta Jurij Gagarin

  1. Pingback: IL GRILLOTALPA
  2. Molto interessante!!!
    PS: seppure appassionato di storia dell’astronautica, non sapevo nulla della leggenda di Iljušin astronauta…

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