#SalvaICiclisti, per città a misura di bicicletta

Damiano Benzoni

L’ultima volta che ho visto Paolo mi ha venduto dei mobili. Siamo stati compagni di squadra nell’Amatori Tradate Rugby, poi ci siamo incrociati nuovamente su un campo di rugby a Seregno. Quando mi ha venduto i mobili il suo appartamento era una sorta di mercatino delle pulci; tutto era in vendita per finanziare il viaggio dei suoi sogni: in bicicletta per tre mesi e mezzo in Sudamerica, prima di lasciare deluso l’Italia e trasferirsi con la moglie a Smirne. Dalla Turchia, Paolo Pinzuti ha “visto l’onda arrivare” e l’ha sfruttata quando ha sentito parlare della campagna del Times Cities Fit for Cyclists.

Alle 9:30 del mattino del 4 novembre 2011 Mary Bowers, una cronista del Times, viene travolta da un camion mentre si reca al lavoro in bicicletta ed entra in coma. Quanto accaduto alla Bowers spinge alcuni suoi colleghi, tra cui Kaya Burgess, a interrogarsi su cosa può essere fatto per migliorare la sicurezza dei ciclisti su strade che sono progettate per le automobili, ma che non tutelano l’incolumità dei più lenti e vulnerabili, come chi circola su due ruote. La riflessione si traduce nell’iniziativa Cities Fit for Cyclist e nel lancio di una campagna per la sicurezza a partire dal manifesto A new covenant for cycling (“Un nuovo patto per la ciclabilità”):

Andare in bicicletta sulle strade urbane della Gran Bretagna dovrebbe essere un’esperienza sicura e piacevole. Ministri, sindaci e autorità locali devono costruire città che siano adatte a questo scopo. Questi sono otto requisiti chiave:

  1. I camion che entrano nel centro città dovrebbero essere obbligati per legge a installare sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchietti extra e barre di sicurezza per evitare che i ciclisti possano finire sotto le ruote.
  2. È necessario identificare i cinquecento incroci più pericolosi del paese, riprogettarli o dotarli di semafori prioritari per i ciclisti e specchi parabolici che permettano ai guidatori di camion di vedere i ciclisti che si trovino sul loro lato.
  3. Dovrà essere condotta una campagna nazionale per determinare il numero di persone che va in bicicletta e come i ciclisti vengano uccisi o feriti in strada, per sostenere efficacemente la sicurezza in bicicletta.
  4. L’Agenzia delle Autostrade dovrebbe dedicare il 2% del suo budget per la costruzione di piste ciclabili di nuova generazione, destinando cento milioni di sterline l’anno alla costruzione di una infrastruttura ciclistica all’avanguardia. Ogni anno le città dovrebbero essere valutate sulla qualità degli investimenti per la ciclabilità.
  5. È necessario migliorare l’educazione di ciclisti e guidatori e la sicurezza ciclistica dovrebbe diventare una parte fondamentale del test di guida.
  6. Il limite di velocità massima nelle aree residenziali dove non ci siano piste ciclabili dev’essere di 30 km/h.
  7. Investitori privati dovrebbero essere invitati a sponsorizzare piste e superstrade ciclabili, sull’esempio del sistema di noleggio ciclistico supportato da Barclays.
  8. Ogni città, anche quelle senza un sindaco eletto, dovrebbe nominare un commissario per la ciclabilità per dare impulso alle riforme locali.

La campagna, lanciata all’inizio di questo mese ha riscosso subito diversi consensi, tra cui quello del premier David Cameron, utente abituale delle due ruote, ottenendo pareri favorevoli all’allocazione di fondi dell’Agenzia delle Autostrade per la costruzione di piste ciclabili e la pronta adesione da parte dei consigli comunali di alcune grandi città come Liverpool, Birmingham, Leicester, Bristol, Newcastle, Manchester, Glasgow, Leeds, Sheffield e Belfast. Il 23 febbraio il parlamento inglese dedicherà tre ore a un dibattito sulla sicurezza per i ciclisti, con la presenza anche di membri del governo.

A sei giorni di distanza dal lancio della campagna, Paolo Pinzuti decide di portarla in Italia e promuovere gli otto punti attraverso i social network con il nome #salvaiciclisti. Anche nello stivale qualcosa si muove: il 13 marzo il Senato ha discusso un disegno di legge promosso dal senatore Ferrante e da diversi altri senatori di vari partiti costruito proprio a partire dagli otto punti del manifesto. Anche la stampa si è interessata all’iniziativa, in particolare Il Fatto QuotidianoLa Gazzetta dello Sport, tradizionalmente legata al Giro d’Italia e alle due ruote; Pier Luigi Todisco, un giornalista della rosea, perse la vita in bicicletta il 7 ottobre 2011, anche lui investito da un camion. Paolo viene invitato da Gazzetta.it ad aprire un blog sulla ciclabilità chiamato Velorution e lancia la fase due, Caro Sindaco, #salvaiciclisti (a breve partirà la terza fase, Io non voto per chi non #salvaiciclisti), chiedendo l’implementazione a livello locale di misure per favorire la mobilità ciclistica e la tutela della sicurezza. Eppure, nonostante il successo riscontrato dall’iniziativa, Paolo si è scontrato contro una mentalità italiana difficile da scardinare. Queste le sue parole dopo aver incontrato Kaya Burgess, il giornalista del Times che ha lanciato la campagna originale:

Ho provato invidia per il giornalista del Times che ha la possibilità di avere dietro di se una struttura che invece di surfare semplicemente la campagna per autocelebrarsi, la promuove attivamente e perché ha la possibilità di ricevere un salario per condurre una lotta per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti.

Ho provato invidia per il popolo inglese che può contare su dei media in grado di mettere pressione alla politica per il reale miglioramento della cosa pubblica perché non hanno paura di dare fastidio

Considero Dinamo Babel, nel suo piccolo, un’altra piccola voce a favore di una rivoluzione culturale, che si alza perché non vede nel giornalismo italiano la dovuta attenzione a certe tematiche. Nel mio caso si tratta di altre tematiche: un’informazione intelligente e di qualità, che non squalifichi l’appassionato di sport dandogli in pasto solo le freccette di Balotelli, le polemiche su un rigore dato o non dato e la solita sfilata di veline e wags, e che faccia capire al lettore che esiste un altro mondo tenendolo informato veramente sulle vicende estere. Mi rallegro nel vedere il lavoro di una persona che sta portando avanti la sua piccola rivoluzione culturale: per questo ho deciso, pur essendo refrattario alle due ruote e pur sentendomi coinvolto nel malcostume stradale, di supportare #salvaiciclisti. Per ogni informazione riguardo all’iniziativa, vi rimando al blog Velorution – dove si può leggere la storia di quanto fatto e ottenuto finora – e alla pagina Facebook dell’iniziativa.

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