Con tag sport

Il derby che non c’è più

Damiano Benzoni

“A piena gola, cantano lodi al nostro massacro: we’re up to our knees in Fenian blood, siamo ricoperti fino alle ginocchia di sangue feniano”. Così Franklin Foer descrive nel suo How Football Explains the World l’Old Firm, il derby di Glasgow tra Celtic e Rangers. Un derby che tra il 1996 e il 2003 ha causato – secondo statistiche riportate dallo stesso Foer – otto morti e centinaia di assalti; un derby che ora sembra destinato a svanire per la mancata ammissione dei Rangers alla prossima stagione del campionato, a causa di debiti per 94 milioni di euro contratti con Her Majesty’s Revenue and Customs, il fisco del Regno Unito. La società era entrata in amministrazione controllata il 14 febbraio (con dieci punti di penalità e l’esclusione dalle competizioni europee per la stagione seguente) e il processo di liquidazione è cominciato il 14 giugno. Inutile il tentativo di iscriversi alla nuova stagione della Scottish Premier League con una nuova società: gli altri club si sono espressi contro questa possibilità con dieci voti su dodici. Con l’astensione del Kilmarnock, l’unico voto a favore del salvataggio è stato proprio quello dei protestanti glasvegiani. La nuova società si iscriverà alle leghe inferiori e potrebbe essere costretta a ripartire dalla quarta divisione del campionato scozzese. Continua a leggere

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Calcio sotto le bombe

Massimo Brignolo

L’ultimo campionato italiano di calcio dallo svolgimento regolare si chiude per uno strano gioco del destino il 25 aprile 1943. Ad aggiudicarselo è il Torino dopo una lotta contro un sorprendente Livorno che guida la classifica per 25 giornate per poi chiudere al secondo posto: la squadra di Ferruccio Novo stava anno dopo anno costruendo l’impalcatura di quello che al termine della guerra sarebbe diventato l’invincibile Grande Torino. Già competitiva nella stagione 1941/42, conclusa al secondo posto, la squadra che contava già nella sua rosa Ossola, Menti e Gabetto aveva portato nella capitale sabauda da Venezia Valentino Mazzola e Loik. Dopo la caduta di Benito Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia è divisa e diventa terreno di combattimento dopo essere stata negli anni precedenti solo colpita dal cielo dai bombardieri anglo-americani. Continua a leggere

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Gloria olimpica per il Turkmenistan

Foto: AP

Damiano Benzoni

Il Turkmenistan è noto per essere uno degli stati più reclusivi e meno aperti del mondo, spesso paragonato alla Corea del Nord per l’ermeticità mediatica dei propri confini. Come avviene per la Repubblica Democratica Popolare di Corea, anche sul Turkmenistan ciò che è noto è un minestrone di dati veri o semplicemente suggestivi, principalmente devoti alle bizzarrie del dittatore di turno. Saparmyrat Nyýazow, lo storico dittatore (“presidente a vita”, anche conosciuto con il titolo Türkmenbaşy, guida di tutti i turkmeni) del Turkmenistan morto nel 2006, fu una fonte inesauribile di tali storie, con un culto della persona tra i più eccentrici del mondo. Tra le imprese di Nyýazow sono generalmente ricordate la decisione di mettere al bando il balletto, di rinominare i mesi dell’anno e di cambiare la parola “pane” nel nome della madre, la statua d’oro costruita nella capitale Aşgabat, il culto del Ruhnama (un libro sacro da lui redatto) e il palazzo del ghiaccio fatto edificare in mezzo al torrido deserto del Karakum. Continua a leggere

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Choke Point al Victoria Stadium

Damiano Benzoni

Con a disposizione solo un terreno di gioco in tutta Gibilterra, la federcalcio della colonia inglese organizza un campionato maschile strutturato su tre serie, un piccolo campionato femminile e un torneo a eliminazione diretta chiamato Coppa della Rocca. Tutto quanto sul terreno del Victoria Stadium che sorge di fianco all’aeroporto di Gibilterra, a pochi passi dal confine spagnolo. Tutto questo senza contare la folta attività giovanile e la squadra nazionale, che cominciò la propria attività con un’amichevole contro il Siviglia nel 1923 e che il 25 ottobre 1949 toccò il cielo con un dito fermando su un pareggio 2-2 il Real Madrid allenato da Michael Keeping e con in campo leggende come il due volte Pichichi Pahiño, Luis Molowny e Miguel Muñoz (primo marcatore del Real alla Coppa dei Campioni e due volte capitano delle Merengues che si aggiudicarono il trofeo europeo nel 1956 e nel 1957). Le due reti dell’incontro furono entrambe segnate da un altrimenti sconosciuto attaccante di nome Belso. Nonostante questi gloriosi ricordi, la squadra rappresentativa di Gibilterra ha problemi a farsi riconoscere come una vera e propria nazionale. Continua a leggere

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La favola del Kiryat Shmona

Foto: Adi Avishai

Damiano Benzoni

“Questa è la prima volta, da quando Kiryat Shmona è stata fondata, che la città è nelle notizie senza che ci sia un collegamento con missili, attacchi e guerre”. Così Almorg Moryoussef, tifoso dell’Ironi Kiryat Shmona di ventitré anni, ha raccontato a James Montague del New York Times la favola in corso in questa cittadina di ventitremila abitanti nel nord di Israele. La squadra di calcio della cittadina, vincendo oggi contro l’Hapoel Tel Aviv, si assicurerebbe matematicamente a cinque giornate dalla fine del campionato il suo primo titolo nazionale israeliano, appena dodici anni dopo la sua fondazione. Un successo che per la comunità locale di Kiryat Shmona, come testimoniano le parole di Moryoussef, significa qualcosa in più di quanto avviene entro il rettangolo di gioco. Continua a leggere

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La calata dei colombiani

Foto: Zimbio.com

Simone Pierotti

Da un punto di vista meramente tattico, potrebbe essere un undici titolare molto rispettabile, per quanto eccessivamente votato all’attacco. Il disegno sulla lavagna reciterebbe così: quattro difensori, due mediani a protezione della retroguardia e quattro attaccanti di razza là davanti. A voler esser pignoli, mancherebbe il portiere. Eppure non sembra costituire un’assenza di rilievo in una squadra che, invece, dovrebbe esibire i tratti distintivi del calcio latinoamericano. Cioè fantasia, genio, talento e tecnica. Continua a leggere

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Georgia – Russia, diplomazia ovale

foto: Mary Anderson

Damiano Benzoni

“Penso che siamo speciali – afferma con orgoglio Guia Nijaradze, presidente della Sakartvelos Ragbis Kavshara, la federazione rugby georgiana – siamo stati l’unico sport a sopravvivere in Georgia dopo l’indipendenza. C’era la guerra, eravamo poveri e uscire di casa era pericoloso, ma noi continuavamo a giocare a rugby”. Sono passati ormai ventuno anni da quando la RSS Georgiana ha dichiarato la propria indipendenza dall’Unione Sovietica, vedendola riconosciuta il 26 dicembre 1991. Nijaradze ha ancora ben impresso nella testa l’inferno quotidiano determinato dalle difficoltà politiche ed economiche, dalla guerra civile ed etnica che portò all’autonomia delle regioni di Abcasia e Ossezia del Sud e dall’elevatissimo tasso di criminalità; tutti sintomi di un’indipendenza tormentata, come anche il colpo di stato contro il primo presidente della repubblica Zviad Gamsakhurdia. Allora la nazionale di rugby possedeva solo due palloni per allenarsi e i sacchi per i placcaggi erano cuciti in tela di jeans dalla moglie di un allenatore. Oggi la Georgia è considerata una potenza del rugby minore ed è stata la prima nazionale ex sovietica a qualificarsi a una Coppa del Mondo.

Il resto dell’articolo è disponibile su EaST Journal, una testata on-line sull’est Europa con cui collaboro. L’articolo si trova a questo indirizzo.

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Wiyam Amashe, campione senza patria

Foto: Sharon Bukov - Haaretz

Damiano Benzoni

Ha ventisei anni, è un attaccante del Maccabi Haifa e in passato ha rappresentato Israele sia nella squadra under 19 sia nell’under 21. A una giornata dalla fine della regular season della Ligat Ha-a1 occupa il terzo posto nella classifica marcatori del campionato israeliano con tredici reti, a cui ha aggiunto anche sei sigilli personali nelle coppe europee. Fino al trenta novembre tutto questo non era sufficiente per la nazionale, visto che a Wiyam Amashe manca un requisito fondamentale per indossare la maglia di Israele: essere in possesso di un passaporto. Continua a leggere

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Dinamo Babel

Mixing sports and politics, he asks me what the use is
I offer him embarassment and my usual excuses
(libera reinterpretazione di Waiting for the Great Leap Forward di Billy Bragg)

Con questo post inizia la vita di Dinamo Babel, un blog a cura del giornalista Damiano Benzoni. L’intenzione di Dinamo Babel è seguire le reciproche invasioni di campo che avvengono ogni giorno tra sport e politica e portare alla luce storie generalmente ignorate dai media sportivi. Il tutto con la volontà di creare una voce autonoma e “diversa” rispetto a una categoria di giornalismo ormai – in particolare in Italia – fin troppo legati a certe figure di calciatori divenute ormai uno stereotipo.

Per saperne di più di quello che Dinamo Babel si propone, leggi il nostro Manifesto.

Per sapere chi c’è dietro a Dinamo Babel, clicca qui.

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