Archivi tag: Dinamo Kiev

Pugni, elezioni e discese in campo

Damiano Benzoni

Dall’Europeo alle elezioni: il grande evento per l’Ucraina, dopo la finale di Kiev vinta dagli spagnoli sull’Italia, sono le elezioni parlamentari che si terranno il 28 ottobre. Si tratterà di una tornata elettorale cruciale per l’Ucraina. La consultazione che definirà la composizione della Verchovna Rada (il parlamento ucraino) si giocherà tra il pericolo di frodi elettorali e il tiro alla fune che l’occidente e la Russia stanno disputando sulla repubblica ex sovietica. Secondo quanto riporta Radio Free Europe/Radio Liberty, a una conferenza tenuta a Jalta la scorsa settimana entrambe le parti avrebbero cercato di tenere in scacco l’Ucraina con i propri ultimatum. Da una parte l’Unione Europea e gli Stati Uniti chiedono che il progresso democratico del paese, ora in stallo, acceleri vistosamente e che sia risolta la situazione dell’ex primo ministro Julija Tymošenko, il cui arresto è considerato un atto arbitrario progettato dal presidente Viktor Janukovyč per togliere di mezzo un fastidioso avversario politico. Dall’altra parte Mosca, stringendo il cappio dell’elevato costo dell’energia, cerca di costringere Kiev a unirsi all’Unione Eurasiatica. Continua a leggere

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La resistenza calpestata di Kiev [parte II]

Damiano Benzoni

[prosegue dalla prima parte]
[la vicenda raccontata alla trasmissione "A Bordo Campo" su Radio 24]

Data la classe della squadra che Kordik era riuscito ad allestire, era inevitabile che il team del panificio venisse iscritto al nuovo campionato. La squadra venne battezzata FC Start. Fu nominato capitano Mykola Trusevič, il carismatico portiere, noto per la sua agilità e per il suo stile di parata spettacolare. Trusevič era visto dai compagni non solo come un esempio di impegno e dedizione, ma anche come un motivatore, un’ispirazione. Ad affiancarlo nelle decisioni era Mychajlo Putystin, veterano della squadra che vinse l’argento nel campionato sovietico del 1936. Mychajlo Svyrydovs’kyj, colonna della Dinamo di dieci anni prima, divenne l’allenatore de facto della Start: ormai ritiratosi, tornò a indossare gli scarpini, posizionandosi in difesa insieme a Fedir Tjutčev (anche lui tornato dal ritiro) e dal veloce Oleksyj Klimenko, terzino minuto, ma arcigno. Se a centrocampo si attestò Mykola Korotkich, personaggio calcistico di second’ordine, l’attacco della Start era invece una parata di stelle: ad affiancare Mykola Mahynja c’erano Pavel Komarov, capocannoniere della Dinamo fino al 1939, e Ivan Kuz’menko. Komarov e Kuz’menko erano due giocatori complementari: se Komarov affiancava ad un innato istinto per il gol una scarsa propensione alla fisicità, Kuz’menko vantava una buona presenza fisica e un tiro potente e preciso. Hončarenko, infine, era l’artista della squadra: basso e compatto, ma allo stesso tempo veloce e talentuoso, possedeva visione di gioco e classe, oltre all’abilità di servire i compagni in maniera precisa e di sfruttare ogni spiraglio di porta che offrisse la possibilità di segnare. Continua a leggere

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La resistenza calpestata di Kiev [Parte I]

Damiano Benzoni

La cicatrice sulla guancia sinistra non lasciava dubbi: quell’uomo nel caffè in Mykhailivs’ka Vulycja era Mykola Trusevič, il portiere della Dinamo. Era irriconoscibile, persino per un tifoso sfegatato come Iosif Kordik. Magro ed emaciato, zoppicante, vestito di stracci, sporco e non rasato, l’unico indizio che rendeva riconoscibile il portiere era proprio quella cicatrice, procurata in uno scontro di allenamento contro il cognato e compagno di squadra Josyf Livshitz. Nel vedere in quello stato il grande Trusevič, l’ispiratore della storica vittoria 6-1 della Dinamo Kiev sul Red Star Olympic di Parigi, Kordik decise di invitarlo al suo tavolo e offrirgli un pranzo. Uscito dal campo di prigionia della Darnica e diviso da moglie e figlia, rifugiatesi ad Odessa, Trusevič viveva di stenti sotto la sempre presente minaccia di essere arrestato, deportato come schiavo in Germania o giustiziato. Continua a leggere

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Il Sogno Georgiano di K’aladze

Damiano Benzoni

Per farlo, ha scelto le parole che usò nel 1994 il presidente del suo vecchio club Silvio Berlusconi, “scendere in campo”. Nel suo italiano ancora un po’ incerto il calciatore di Milan e Genoa ha dichiarato di voler giocare una partita più importante e di “scendere in campo per la libertà, per la democrazia, per il progress del mio popolo, del mio paese”. La Georgia, nazione di cui K’akhaber K’aladze è una sorta di bandiera: per sette anni capitano della nazionale, è stato il primo giocatore post-sovietico insieme all’ucraino Andrij Ševčenko a vincere la Champions League, l’unico a vincerla due volte e l’unico georgiano a mettere le mani sull’ambito trofeo europeo, una distinzione che gli è valsa la raffigurazione su un francobollo delle poste del paese caucasico. K’aladze lascia il calcio per tornare nel suo paese e dedicarsi alla politica, a sostegno dell’uomo nuovo della Georgia Bidzina Ivanishvili, possibile futuro sfidante dell’attuale presidente Mikheil Saak’ashvili. Continua a leggere

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