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Step’anakert val bene una partita

Lo stadio di Step’anakert – Foto: http://www.flickr.com/photos/blackwych/

Damiano Benzoni

Le due squadre entrano in campo, accompagnate dalle loro bandiere. Sulla destra il tricolore rosso, blu e arancione zigzagato in bianco dei padroni di casa, sulla sinistra le sette bande alternate verdi e bianche con un cantone rosso raffigurante una mano bianca e un arco di sette stelle, vessillo degli ospiti. Poi, le squadre si allineano per gli inni nazionali: i verdi dell’Abcasia intonano Aiaaira, “Vittoria”, i rossi del Nagorno-Karabakh, padroni di casa, cantano Azat ow ankax Arc’ax, “Arc’ax (o Artsakh) libero e indipendente”, riferendosi all’antico nome della loro nazione quando era provincia del Regno d’Armenia, dal 189 a.C. fino quasi al 400 d.C.. Sugli spalti sventola uno striscione: UEFA, we also want to play football. Le due squadre sono le nazionali di due paesi non riconosciuti dal diritto internazionale, ma de facto indipendenti. Due paesi che da vent’anni lottano per il riconoscimento internazionale della propria sovranità. Abcasia e Nagorno-Karabakh si riconoscono a vicenda tra di loro e con altre due repubbliche post-sovietiche autoproclamate, l’Ossezia del Sud e la Transnistria. Mentre l’Abcasia gode anche del riconoscimento di Russia, Nicaragua, Venezuela, Nauru, Tuvalu e Vanuatu, il Nagorno-Karabakh non è riconosciuto da nessun membro ONU. Continua a leggere

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Pugni, elezioni e discese in campo

Damiano Benzoni

Dall’Europeo alle elezioni: il grande evento per l’Ucraina, dopo la finale di Kiev vinta dagli spagnoli sull’Italia, sono le elezioni parlamentari che si terranno il 28 ottobre. Si tratterà di una tornata elettorale cruciale per l’Ucraina. La consultazione che definirà la composizione della Verchovna Rada (il parlamento ucraino) si giocherà tra il pericolo di frodi elettorali e il tiro alla fune che l’occidente e la Russia stanno disputando sulla repubblica ex sovietica. Secondo quanto riporta Radio Free Europe/Radio Liberty, a una conferenza tenuta a Jalta la scorsa settimana entrambe le parti avrebbero cercato di tenere in scacco l’Ucraina con i propri ultimatum. Da una parte l’Unione Europea e gli Stati Uniti chiedono che il progresso democratico del paese, ora in stallo, acceleri vistosamente e che sia risolta la situazione dell’ex primo ministro Julija Tymošenko, il cui arresto è considerato un atto arbitrario progettato dal presidente Viktor Janukovyč per togliere di mezzo un fastidioso avversario politico. Dall’altra parte Mosca, stringendo il cappio dell’elevato costo dell’energia, cerca di costringere Kiev a unirsi all’Unione Eurasiatica. Continua a leggere

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Profughi olimpici

Damiano Benzoni

Durante la parata delle nazioni aveva portato la bandiera del suo paese con orgoglio di fronte all’Olympic Stadium di Londra. Pochi, vedendolo, avrebbero potuto immaginare che una domenica mattina Weynay Ghebresilasie, il portabandiera dell’Eritrea, se ne sarebbe andato dal villaggio olimpico per chiedere asilo alla UK Border Agency. Specialista dei 3000 siepi, Ghebresilasie non è che l’ultimo di una serie di atleti scomparsi dal villaggio olimpico: se il judoka georgiano Betkil Shuk’vani, di cui vi abbiamo già raccontato la vicenda, è scappato per fare ritorno in patria, sette camerunensi, tre sudanesi, quattro congolesi, tre ivoriani, tre guineani e altri tre eritrei hanno scelto di far perdere le proprie tracce e fuggire dal proprio paese. I permessi olimpici rilasciati dalla UK Border Agency agli atleti e alle loro famiglie sono validi dal 30 marzo fino all’8 novembre, data oltre la quale la permanenza degli atleti in suolo britannico diventa illegale. LOCOG, il comitato organizzatore dei giochi, ha sottolineato che il fatto che al momento gli atleti scomparsi non hanno infranto alcuna legge o regolamento non permette loro di prendere nessun tipo di provvedimento nei loro confronti. Continua a leggere

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Rassegna Olimpica [parte VI]

Rassegna Olimpica – parte 6 (10.08.2012 – 12.08.2012)

[La Rassegna Olimpica di Dinamo Babel] [Parte V]

12 AGOSTO

Oggi è la giornata di chiusura delle Olimpiadi di Londra. Si assegnano medaglie per: maratona maschile, pallacanestro maschile, pugilato maschile (pesi mosca, pesi leggeri, pesi welter, pesi supermassimi, pesi mediomassimi), ciclismo maschile (mountain bike), ginnastica ritmica femminile (concorso di gruppo), pallamano maschile, pentathlon femminile, pallavolo maschile, pallanuoto maschile, lotta libera maschile (66 kg, 96 kg).

Non medagliate. Finiti i giochi e terminata la Rassegna Olimpica, abbiamo deciso di chiudere con un riassunto delle nazioni che hanno vinto per la prima volta una medaglia olimpica, segnalandovi peraltro il lavoro fatto dall’amico Massimo Brignolo sulla distribuzione geografica delle medaglie. La prima nazione a rompere il digiuno è stata il Guatemala, quando Erick Barrondo ha vinto l’argento nella 20 km di marcia. Due giorni più tardi sono arrivate le prime medaglie per Cipro (Pavlos Kontides, argento nellavela classe laser) e Grenada (Kirani James, oro nei 400 m). Il Botswana, dopo aver sfiorato per tre centesimi la medaglia nei 400 m femminili, ha centrato l’obbiettivo con il diciottenne Nijel Amos, argento negli 800 m. Nel penultimo giorno di competizioni sono arrivati anche due argenti per il Gabon (Anthony Obame, sconfitto da Carlo Molfetta nella finale del taekwondo +80 kg) e per il Montenegro, arrivato in finale nel torneo femminile di pallamano. Il Montenegro il giorno dopo ha sfiorato il bis nel torneo maschile di pallanuoto, perdendo 12-11 la finale per il bronzo contro la Serbia da cui la nazione aveva ottenuto l’indipendenza nel 2006. A bocca asciutta è rimasto San Marino, classificatosi quarto con Alessandra Perilli nel trap femminile. Continua a leggere

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Rassegna Olimpica [parte I]

Rassegna Olimpica – parte 1 (25.07.2012 – 27.07.2012)

[La Rassegna Olimpica di Dinamo Babel]

27 LUGLIO
Oggi va in scena la cerimonia di inaugurazione e iniziano ufficialmente le Olimpiadi. Si disputano anche le gare di qualificazione individuali maschili e femminili di tiro con l’arco

La parata delle nazioni. Duecentocinque bandiere sono sfilate nell’Olympic Stadium di Londra per la tradizionale parata delle nazioni, una per ciascun comitato olimpico coinvolto, più la bandiera olimpica che ha raccolto quattro atleti indipendenti (tre di Curaçao e un sud sudanese). Contrariamente a quanto avevamo affermato nel nostro articolo, gli indipendenti non hanno sfilato per penultimi, ma hanno invece seguito l’Islanda e preceduto l’India nell’ordine alfabetico. Le delegazioni dei Brunei e del Qatar hanno sottolineato un cambio storico nominando come portabandiera le prime atlete donne nella storia del loro coinvolgimento olimpico. La bandiera dei Brunei è stata portata dalla ostacolista Maziah Mahusin e quella del Qatar dalla tiratrice Bahiya Mansour al-Hamad. Tre atlete hanno invece composto la delegazione femminile saudita: non c’era Dalma Rushdi Malhas che, come dicevamo nelle scorse settimane, non ha ottenuto la qualificazione ed è stata fermata dall’infortunio del suo cavallo. La diretta RAI ha saltato i nomi di due portabandiera, il windsurfer israeliano Shahar Tzuberi e la pugile tagika Mavzuna Čorieva, andando in confusione sulla tiratrice georgiana Nino Salukvadze, alfiere della nazione caucasica. Continua a leggere

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Egitto a porte chiuse

Damiano Benzoni

Al 79’ è Mohamed Aboutreika a sbloccare il punteggio: spicca il volo tra due difensori dello Zamalek e colpisce di testa il cross del suo compagno di squadra Abdallah el-Said, mandandolo alle spalle del portiere Abdelwahed el-Sayed. Un gol che decide il derby del Cairo in favore dei rossi dell’al-Ahly, proiettando la squadra “del popolo” in testa al gruppo B della fase a gironi della CAF Champions League (la Coppa Campioni d’Africa) e lasciando lo Zamalek all’ultimo posto del girone, alle spalle del ghanese Berekum Chelsea e del congolese TP Mazembe. Stranamente per uno dei derby più incendiari al mondo, non c’è nessuno a esultare, e il gol di Aboutreika è accolto da un assordante silenzio: per la prima volta in novant’anni di storia, il derby del Cairo è stato disputato a porte chiuse, di fronte a un pubblico composto unicamente di giornalisti, fotografi, commentatori, inservienti e dirigenti sportivi. Continua a leggere

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Barrios, Drogba e il protezionismo cinese

Damiano Benzoni

Be the best forever: così recita il motto sul loro stemma, una tigre che sorge dalle fiamme mostrando le sue zanne. “Sii il migliore per sempre”, anche se qualcuno potrebbe voler aggiungere “a qualsiasi costo”, visto che la squadra in questione – il Guǎngzhōu Evergrande campione in carica della China Soccer League e ora noto per essersi assicurato i servigi di Marcello Lippi come manager – sta facendo di tutto per piegare le regole della CSL e assicurarsi di prolungare e accrescere la propria supremazia nel calcio cinese. A metà giugno, infatti, la squadra ha lanciato una proposta per l’allentamento delle limitazioni sul numero di stranieri ammessi in ciascuna squadra. Una proposta che è stata accettata e ratificata dalla Zhōngguó Zúqiú Xiéhuì, la federcalcio cinese, in una formula apparentemente disegnata su misura per la squadra di Lippi. Continua a leggere

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Il derby che non c’è più

Damiano Benzoni

“A piena gola, cantano lodi al nostro massacro: we’re up to our knees in Fenian blood, siamo ricoperti fino alle ginocchia di sangue feniano”. Così Franklin Foer descrive nel suo How Football Explains the World l’Old Firm, il derby di Glasgow tra Celtic e Rangers. Un derby che tra il 1996 e il 2003 ha causato – secondo statistiche riportate dallo stesso Foer – otto morti e centinaia di assalti; un derby che ora sembra destinato a svanire per la mancata ammissione dei Rangers alla prossima stagione del campionato, a causa di debiti per 94 milioni di euro contratti con Her Majesty’s Revenue and Customs, il fisco del Regno Unito. La società era entrata in amministrazione controllata il 14 febbraio (con dieci punti di penalità e l’esclusione dalle competizioni europee per la stagione seguente) e il processo di liquidazione è cominciato il 14 giugno. Inutile il tentativo di iscriversi alla nuova stagione della Scottish Premier League con una nuova società: gli altri club si sono espressi contro questa possibilità con dieci voti su dodici. Con l’astensione del Kilmarnock, l’unico voto a favore del salvataggio è stato proprio quello dei protestanti glasvegiani. La nuova società si iscriverà alle leghe inferiori e potrebbe essere costretta a ripartire dalla quarta divisione del campionato scozzese. Continua a leggere

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L’Olimpiade a ostacoli di Dalma

Damiano Benzoni

È stata la prima atleta femminile a rappresentare l’Arabia Saudita ai Giochi Olimpici giovanili del 2010, vincendo una medaglia di bronzo nella specialità equestre del salto a ostacoli. Non potrà replicare quest’anno, alle Olimpiadi di Londra, nonostante il suo paese abbia appena annunciato l’apertura della squadra olimpica alle atlete femminili dopo diverse pressioni da parte del CIO e di alcune ONG per i diritti umani come Human Rights Watch. A impedire a Dalma Rushdi Malhas (unica atleta donna saudita che avrebbe potuto verosimilmente partecipare a Londra 2012) di staccare un biglietto per la manifestazione olimpica sono i risultati ottenuti, inferiori agli standard di qualificazione, e l’infortunio alla schiena del cavallo Caramell KS, acquistato lo scorso anno in Svezia proprio nel tentativo di partecipare alle Olimpiadi. Continua a leggere

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La resistenza calpestata di Kiev [parte II]

Damiano Benzoni

[prosegue dalla prima parte]
[la vicenda raccontata alla trasmissione "A Bordo Campo" su Radio 24]

Data la classe della squadra che Kordik era riuscito ad allestire, era inevitabile che il team del panificio venisse iscritto al nuovo campionato. La squadra venne battezzata FC Start. Fu nominato capitano Mykola Trusevič, il carismatico portiere, noto per la sua agilità e per il suo stile di parata spettacolare. Trusevič era visto dai compagni non solo come un esempio di impegno e dedizione, ma anche come un motivatore, un’ispirazione. Ad affiancarlo nelle decisioni era Mychajlo Putystin, veterano della squadra che vinse l’argento nel campionato sovietico del 1936. Mychajlo Svyrydovs’kyj, colonna della Dinamo di dieci anni prima, divenne l’allenatore de facto della Start: ormai ritiratosi, tornò a indossare gli scarpini, posizionandosi in difesa insieme a Fedir Tjutčev (anche lui tornato dal ritiro) e dal veloce Oleksyj Klimenko, terzino minuto, ma arcigno. Se a centrocampo si attestò Mykola Korotkich, personaggio calcistico di second’ordine, l’attacco della Start era invece una parata di stelle: ad affiancare Mykola Mahynja c’erano Pavel Komarov, capocannoniere della Dinamo fino al 1939, e Ivan Kuz’menko. Komarov e Kuz’menko erano due giocatori complementari: se Komarov affiancava ad un innato istinto per il gol una scarsa propensione alla fisicità, Kuz’menko vantava una buona presenza fisica e un tiro potente e preciso. Hončarenko, infine, era l’artista della squadra: basso e compatto, ma allo stesso tempo veloce e talentuoso, possedeva visione di gioco e classe, oltre all’abilità di servire i compagni in maniera precisa e di sfruttare ogni spiraglio di porta che offrisse la possibilità di segnare. Continua a leggere

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