Archivi categoria: Varie ed eventuali

Steaua dietro alle sbarre

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Damiano Benzoni

Sembrava che il campionato romeno non avesse più nulla da dire in questa stagione, dopo che il 5 maggio lo Steaua Bucarest aveva messo il marchio della certezza matematica sul ventiquattresimo scudetto, il primo in sette anni. Invece, come ormai avviene da qualche anno a questa parte, la Liga I si rivela più avvincente con l’approssimarsi della pausa estiva. Continua a leggere

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Barrios, Drogba e il protezionismo cinese

Damiano Benzoni

Be the best forever: così recita il motto sul loro stemma, una tigre che sorge dalle fiamme mostrando le sue zanne. “Sii il migliore per sempre”, anche se qualcuno potrebbe voler aggiungere “a qualsiasi costo”, visto che la squadra in questione – il Guǎngzhōu Evergrande campione in carica della China Soccer League e ora noto per essersi assicurato i servigi di Marcello Lippi come manager – sta facendo di tutto per piegare le regole della CSL e assicurarsi di prolungare e accrescere la propria supremazia nel calcio cinese. A metà giugno, infatti, la squadra ha lanciato una proposta per l’allentamento delle limitazioni sul numero di stranieri ammessi in ciascuna squadra. Una proposta che è stata accettata e ratificata dalla Zhōngguó Zúqiú Xiéhuì, la federcalcio cinese, in una formula apparentemente disegnata su misura per la squadra di Lippi. Continua a leggere

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Il calcio alla “Viva il parroco”

Simone Pierotti

A ben pensarci, per molti calciatori il primo, fatidico incontro con il pallone di cuoio è avvenuto tra le mura dei campetti polverosi di un oratorio. E poi c’è il sacerdote ebraico Zadok, al quale è intitolato un inno d’incoronazione di Georg Händel successivamente riutilizzato come brano ufficiale della Champions League. Calcio e religione sono due mondi più vicini di quanto si pensi. Di più: il calcio può essere considerato esso stesso una fede, per la devozione del tifoso alla propria squadra e per la conoscenza a menadito dell’undici titolare, neanche fossero i Dieci Comandamenti. Il connubio tra pallone e religione può presentare implicazioni sinistre, vedi la rivalità tra Celtic e Rangers a Glasgow o il settarismo propugnato dai tifosi del Beitar Gerusalemme. Ma esistono anche realtà dove il calcio non sfocia in fanatismo ed è questo il caso del più cattolico dei paesi: Città del Vaticano. Continua a leggere

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Bucarest val bene una finale

Damiano Benzoni

Stasera la finale di Europa League tra Athletic Bilbao e Atlético Madrid andrà in scena nel nuovo e bellissimo Stadionul Național di Bucarest – capitale della Romania dove ho vissuto sei mesi. Ho avuto la fortuna di vedere Adrian Mutu, di fronte ai miei occhi, segnare il primo gol ufficiale in quello stadio in occasione dello scontro di qualificazione Romania – Bielorussia; ho visto anche Wayne Rooney e il Manchester United su quel terreno, impegnati contro l’Oțelul Galați in Champions League. Non posso quindi non dedicare a questo evento un piccolo pezzo di Dinamo Babel (che in fondo deve il suo nome anche al fatto che ho vissuto per quasi tutto il mio soggiorno a Obor, un quartiere dinamovista). Continua a leggere

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90 anni nel nome di Spartaco [Parte II]

Simone Pierotti

[prosegue dalla prima parte]

L’opportunità si presenta pochi anni dopo la fondazione dello Spartak. Antefatto: la squadra viene chiamata il 6 luglio 1936, Giornata della Cultura fisica, per un’esibizione nella Piazza Rossa di fronte ai vertici del partito. È previsto che la partita contro la squadra riserve dello Spartak duri non più di mezz’ora, ma la contesa viene prolungata a 43 minuti, giacché Stalin in persona pare davvero divertito dallo spettacolo offerto. L’odio di Berija verso lo Spartak, invece, s’inasprisce. Il presidente onorario della Dinamo coglie l’attimo nel 1942, quando ordina l’arresto di Nikolaj Starostin dietro l’accusa di aver complottato per l’assassinio di Stalin sei anni prima. Berija non aveva una prova più convincente di una foto, rinvenuta nell’abitazione di Starostin, che mostra la squadra dello Spartak mentre passa vicino a Stalin a bordo di una macchina a forma di scarpa da calcio. Continua a leggere

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90 anni nel nome di Spartaco [Parte I]

 Simone Pierotti

V Rossii netu chot ty tresni komandy lučše Krasnoj Presni!
“In Russia anche a crepare squadra migliore della Krasnaja Presnja non puoi trovare!”
(epinicio futurista di Vladimir Majakovskij)

Non vince un campionato da oltre dieci anni, eppure rimane ancor oggi la squadra più popolare del paese. Di più: la “squadra del popolo”, come sono soliti chiamarla dagli anni ’30 i suoi tifosi. Probabilmente, molti politici venderebbero l’anima al diavolo pur di raggiungere lo stesso consenso dello Spartak Mosca, che celebra oggi 90 anni di attività contrassegnati da 12 titoli sovietici e nove campionati russi. Lo Spartak non è una squadra qualunque. Il fatto che vanti il maggior numero di tifosi in Russia è da ricercarsi nelle sue origini, che risalgono agli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione d’Ottobre. A differenza delle altre principali squadre dell’allora Unione Sovietica, infatti, lo Spartak non è mai stato legato in nessun modo al regime. Continua a leggere

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Diritto e responsabilità di cronaca

 Damiano Benzoni

Sabato pomeriggio un ragazzo di venticinque anni si è accasciato al suolo per un malore e ha perso la vita mentre giocava a calcio, mentre svolgeva la sua professione. Non mi sento di trarre discussioni e sindacare su quanto accaduto, sull’opportunità o meno di avere il defibrillatore a bordo campo, sul carico di partite annuo dei calciatori, su quanto debbano essere approfonditi e frequenti gli esami per l’idoneità all’attività sportiva (esami a cui mi sono sottoposto fino allo scorso anno, per poter giocare a rugby). Non voglio nemmeno discutere sulla macchina dei vigili parcheggiata dove non doveva essere. Non dovrebbe servire il malore di un calciatore per farci riflettere sul malcostume, non solo dei vigili, ma di una buona parte della nazione, di parcheggiare su marciapiedi, ingressi, passi carrabili, piste ciclabili, prevaricando diritti e necessità altrui. Su un aspetto di questa storia, però, non riesco a esimermi dal mettere il becco. Continua a leggere

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Il cosmonauta Jurij Gagarin

 Damiano Benzoni

Il 12 aprile di 51 anni fa il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin entrava nella storia come il primo uomo nello spazio. Un viaggio che è entrato nell’immaginario collettivo in un’era in cui le due superpotenze – URSS e Stati Uniti – si sfidavano nella conquista del cosmo oltre che sullo scacchiere geopolitico mondiale. Per l’importanza della sua impresa Gagarin venne insignito dell’Ordine di Lenin e fu proclamato Eroe dell’Unione Sovietica, restando tuttora uno dei nomi più rappresentativi dell’esperimento sovietico, simbolo della parte più idealista e utopica dell’URSS e non degli aspetti totalitari e oppressivi del regime. Riconoscimenti che si sono anche riverberati nello sport: il trofeo della Kontinental Hockey League, il campionato di hockey che unisce le squadre di club di Russia, Bielorussia, Lettonia e Kazakistan, si chiama Kubok Gagarina, Coppa Gagarin.  Continua a leggere

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Lontano dagli occhi, lontano dal campionato

Damiano Benzoni

È la squadra più isolata del mondo. Il Luč-Energija Vladivostok gioca allo Stadio Dinamo, a poche decine di metri dal mar del Giappone, a meno di 100 km dalla Cina e meno di 200 dalla Corea del Nord. E a più di 6400 km da Mosca, in linea d’aria: dalla capitale russa, per arrivare all’altro capo della Transiberiana, si impiega una settimana; in aereo il viaggio dura almeno sette ore. Considerando che la stragrande maggioranza delle squadre del campionato russo è situata nella parte occidentale della Federazione, e che le prime tre divisioni del campionato – il Luč-Energija è nella seconda divisione, dopo esser stata retrocessa nel 2008 dalla Prem’er-Liga – non subiscono alcuna divisione geografica o regionale, Vladivostok rappresenta una delle trasferte più dure del campionato, come racconta Mark Gilbey nella sua rubrica Never Mind the Bolsheviks su FourFourTwo. Continua a leggere

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