Archiviato in Tifo e protesta

Finale di primavera

Damiano Benzoni

A due minuti dal fischio finale, Ahmed Fathi trova il passaggio giusto per el-Sayed Hamdi, che lascia partire un tiro basso, imparabile per il portiere Chrifia. L’al-Ahly pareggia i conti con l’Espérance, passato in vantaggio all’inizio del secondo tempo con un gol su calcio d’angolo di Walid Hichri. La gara è l’andata della finale della Champions League africana, terminata 1-1 allo stadio Borg el-Arab di Alessandria d’Egitto l’altro ieri sera. L’al-Ahly del Cairo può tirare un sospiro di sollievo alla sconfitta evitata all’ultimo, l’Espérance invece, nonostante il disappunto per la vittoria mancata, ha il conforto del leggero vantaggio dovuto alla rete segnata fuori casa. Il ritorno si disputerà allo Stade Olympique de Radès, in Tunisia, tra due settimane. L’al-Ahly e l’Espérance Sportive de Tunis sono le squadre più titolate dei rispettivi paesi: trentasei campionati egiziani e trentacinque coppe nazionali per i primi, ventiquattro campionati tunisini e quattordici coppe per i secondi. L’al-Ahly è anche la squadra più titolata in campo continentale, avendo vinto sei volte la Champions League africana tra il 1982 e il 2008. L’Espérance, campione uscente, aveva vinto il trofeo solo un’altra volta, nel 1994. Continua a leggere

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Tutti gli uomini del figlio del presidente

Foto: Футбол Тоҷикистон http://footballtj.wordpress.com

Damiano Benzoni

Rustam Èmomalī ha giocato in attacco per i due volte campioni del Tagikistan dell’Istiķlol Dušanbe, squadra di cui è anche stato capitano, presidente, proprietario e fondatore. Nel novembre 2010 è stato nominato vicepresidente della federcalcio tagika e dal gennaio 2012 ne è presidente. Da febbraio fa parte del comitato di sviluppo della FIFA e rappresenta il Tagikistan al Consiglio Olimpico d’Asia. Nel 2011 ha lasciato il proprio partito politico per assumere un incarico militare a capo del dipartimento dell’agenzia statale delle dogane per la lotta al contrabbando e alle violazioni doganali: un incarico di grande responsabilità visto che attraverso il Tagikistan passa una delle direttrici del traffico di eroina e oppiacei in partenza dal confinante Afghanistan. In passato ha fatto parte del consiglio comunale della capitale Dušanbe, è stato un consulente per il comitato per gli investimenti e le proprietà statali, membro del comitato esecutivo del partito che guida il paese e vicesegretario dell’Unione della Gioventù – l’organizzazione che ha preso il posto del Komsomol sovietico dopo l’indipendenza della repubblica centrasiatica dall’URSS. Rustam Èmomalī, soprattutto, è il figlio di Èmomalī Rahmon, l’autoritario presidente del Tagikistan, e secondo alcuni osservatori ne è l’erede designato. Continua a leggere

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Pugni, elezioni e discese in campo

Damiano Benzoni

Dall’Europeo alle elezioni: il grande evento per l’Ucraina, dopo la finale di Kiev vinta dagli spagnoli sull’Italia, sono le elezioni parlamentari che si terranno il 28 ottobre. Si tratterà di una tornata elettorale cruciale per l’Ucraina. La consultazione che definirà la composizione della Verchovna Rada (il parlamento ucraino) si giocherà tra il pericolo di frodi elettorali e il tiro alla fune che l’occidente e la Russia stanno disputando sulla repubblica ex sovietica. Secondo quanto riporta Radio Free Europe/Radio Liberty, a una conferenza tenuta a Jalta la scorsa settimana entrambe le parti avrebbero cercato di tenere in scacco l’Ucraina con i propri ultimatum. Da una parte l’Unione Europea e gli Stati Uniti chiedono che il progresso democratico del paese, ora in stallo, acceleri vistosamente e che sia risolta la situazione dell’ex primo ministro Julija Tymošenko, il cui arresto è considerato un atto arbitrario progettato dal presidente Viktor Janukovyč per togliere di mezzo un fastidioso avversario politico. Dall’altra parte Mosca, stringendo il cappio dell’elevato costo dell’energia, cerca di costringere Kiev a unirsi all’Unione Eurasiatica. Continua a leggere

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Egitto a porte chiuse

Damiano Benzoni

Al 79’ è Mohamed Aboutreika a sbloccare il punteggio: spicca il volo tra due difensori dello Zamalek e colpisce di testa il cross del suo compagno di squadra Abdallah el-Said, mandandolo alle spalle del portiere Abdelwahed el-Sayed. Un gol che decide il derby del Cairo in favore dei rossi dell’al-Ahly, proiettando la squadra “del popolo” in testa al gruppo B della fase a gironi della CAF Champions League (la Coppa Campioni d’Africa) e lasciando lo Zamalek all’ultimo posto del girone, alle spalle del ghanese Berekum Chelsea e del congolese TP Mazembe. Stranamente per uno dei derby più incendiari al mondo, non c’è nessuno a esultare, e il gol di Aboutreika è accolto da un assordante silenzio: per la prima volta in novant’anni di storia, il derby del Cairo è stato disputato a porte chiuse, di fronte a un pubblico composto unicamente di giornalisti, fotografi, commentatori, inservienti e dirigenti sportivi. Continua a leggere

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L’Olimpiade a ostacoli di Dalma

Damiano Benzoni

È stata la prima atleta femminile a rappresentare l’Arabia Saudita ai Giochi Olimpici giovanili del 2010, vincendo una medaglia di bronzo nella specialità equestre del salto a ostacoli. Non potrà replicare quest’anno, alle Olimpiadi di Londra, nonostante il suo paese abbia appena annunciato l’apertura della squadra olimpica alle atlete femminili dopo diverse pressioni da parte del CIO e di alcune ONG per i diritti umani come Human Rights Watch. A impedire a Dalma Rushdi Malhas (unica atleta donna saudita che avrebbe potuto verosimilmente partecipare a Londra 2012) di staccare un biglietto per la manifestazione olimpica sono i risultati ottenuti, inferiori agli standard di qualificazione, e l’infortunio alla schiena del cavallo Caramell KS, acquistato lo scorso anno in Svezia proprio nel tentativo di partecipare alle Olimpiadi. Continua a leggere

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Ovali, colpi di stato, attentati e apartheid

Damiano Benzoni

Il 22 maggio 1987, esattamente venticinque anni fa, Grant Fox calciava l’inizio di Nuova Zelanda – Italia, la prima partita nella storia della Coppa del Mondo di rugby. Gli All Blacks padroni di casa si imposero per 70-6 anche grazie a uno storico coast-to-coast di John Kirwan. Parteciparono sedici squadre: Italia, Romania, Figi, Tonga, Giappone, Stati Uniti, Canada, Argentina e Zimbabwe, oltre a sette degli otto membri che allora componevano l’IRFB (International Rugby Football Board). Erano infatti presenti Francia, Nuova Zelanda, Australia, Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia; fu escluso il Sudafrica, che subiva un embargo sportivo per via del regime suprematista afrikaner dell’apartheid. La Nuova Zelanda avrebbe poi messo le mani sul primo titolo iridato battendo la Francia in finale e dimostrando di essere, almeno in quel periodo, la squadra più forte del mondo. Eppure gli All Blacks si erano avvicinati alla Coppa del Mondo in uno dei periodi più bui della propria storia e la stessa competizione, destinata a diventare uno dei maggiori spettacoli sportivi mondiali e una macchina per soldi e sponsor invidiabile, dovette affrontare non poche difficoltà nei mesi precedenti al calcio d’inizio di Grant Fox. Continua a leggere

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La Grecia tra pallacanestro e sassaiole

Simone Pierotti

Due mesi fa il derby ateniese tra Panathinaikos e Olympiakos era stato definitivamente sospeso a otto minuti dal fischio finale, mentre alcuni tifosi dell’undici biancoverde incendiavano seggiolini dello stadio Olimpico e lanciavano pietre e bombe molotov contro le forze dell’ordine. Questa volta è toccato al basket, disciplina che ha regalato agli sportivi ellenici molte più gioie di quanto non abbia fatto il pallone. Lo scorso giovedì le due polisportive si sarebbero dovute affrontare nella gara-uno della finalissima del campionato nazionale allo stadio beffardamente chiamato Irìnis ke Filìas, “della Pace e della Fratellanza”. L’ennesimo duello tra l’Olympiakos, che ha appena vinto l’Eurolega al termine di una finale incredibile contro il CSKA Mosca, ed il Panathinaikos, che vuole conquistare il decimo scudetto consecutivo, non è però nemmeno iniziato: la violenza, ancora una volta, ha prevalso sullo sport. A due mesi di distanza i ruoli si sono invertiti: erano i biancorossi del Pireo a giocare in casa e, a quanto pare, sono stati i suoi stessi tifosi a rovinare l’atmosfera di grande attesa. Continua a leggere

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Il Sogno Georgiano di K’aladze

Damiano Benzoni

Per farlo, ha scelto le parole che usò nel 1994 il presidente del suo vecchio club Silvio Berlusconi, “scendere in campo”. Nel suo italiano ancora un po’ incerto il calciatore di Milan e Genoa ha dichiarato di voler giocare una partita più importante e di “scendere in campo per la libertà, per la democrazia, per il progress del mio popolo, del mio paese”. La Georgia, nazione di cui K’akhaber K’aladze è una sorta di bandiera: per sette anni capitano della nazionale, è stato il primo giocatore post-sovietico insieme all’ucraino Andrij Ševčenko a vincere la Champions League, l’unico a vincerla due volte e l’unico georgiano a mettere le mani sull’ambito trofeo europeo, una distinzione che gli è valsa la raffigurazione su un francobollo delle poste del paese caucasico. K’aladze lascia il calcio per tornare nel suo paese e dedicarsi alla politica, a sostegno dell’uomo nuovo della Georgia Bidzina Ivanishvili, possibile futuro sfidante dell’attuale presidente Mikheil Saak’ashvili. Continua a leggere

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Questo Europeo non s’ha da fare

Damiano Benzoni

Manca poco più di un mese dall’inizio di Euro 2012, la prima grande manifestazione sportiva ad essere organizzata in Europa dell’Est dal crollo del muro di Berlino. Un Europeo, quello organizzato tra Polonia e Ucraina, che rischia di passare alla storia più per problemi politici legati all’ex repubblica sovietica che per quanto avverrà in campo. Minacce di boicottaggio e preoccupazioni per eventuali attentati terroristici che potrebbero gettare qualche ombra sull’organizzazione delle Olimpiadi Ivernali del 2014 a Soči – località russa posta sul mar Nero, a una manciata di chilometri dal confine della Repubblica di Abcasia, una delle principali fonti di tensione nel Caucaso del Nord, teatro della guerra tra Georgia e Russia nell’estate del 2008 – oltre che sulla Coppa del Mondo che si disputerà in Russia nel 2018. Continua a leggere

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Con l’orgoglio, la rabbia, le lacrime e il sangue

Il 29 aprile è morto Ervin Zádor, il pallanuotista ungherese che presta il suo volto al logo di Dinamo Babel. Molto tempo fa, una delle prime volte che mi occupai di sport e politica, scrissi un articolo a cui tengo ancora parecchio e che oggi voglio riproporre in ricordo di Ervin Zádor.

Damiano Benzoni

Era il 23 ottobre 1956 quando per le strade di Budapest si riversò la furia covata dagli ungheresi in un decennio di dittatura comunista. Quella che era iniziata come una semplice manifestazione studentesca si trasformò presto in un’insurrezione popolare di decine di migliaia di persone. Fino al giorno prima, bloccati dalla paura dell’ÁVH, la polizia segreta del regime ungherese, si erano consolati dicendosi “Non può durare a lungo”. Quel 23 ottobre gli ungheresi decisero che ne avevano abbastanza e scesero a combattere per le vie di Budapest. La rabbia di una generazione abbattè la statua di Stalin, simbolo della presenza sovietica in Ungheria, e il regime di Ernő Gerő, il capo del partito designato da Mátyás Rákosi dopo esser stato rimosso su pressione del Politburo sovietico all’indomani delle accuse del Rapporto Chruščёv. I carri armati dell’Armata Rossa vennero sbaragliati dalla guerriglia urbana, Imre Nagy annunciò un nuovo governo senza stalinisti e con la presenza di moderati, Anastas Mikojan, il vicepremier sovietico, scoppiò in lacrime di fronte al parlamento magiaro per aver perso uno stato dalla zona di influenza comunista. In una settimana, l’Ungheria si metteva dietro alle spalle l’oppressione sovietica e gli eccessi della Rivoluzione, avviandosi verso una nuova storia. L’intera nazione esultava: “Non poteva durare a lungo”. Continua a leggere

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