Archivi categoria: Riconoscimento internazionale

Step’anakert val bene una partita

Lo stadio di Step’anakert – Foto: http://www.flickr.com/photos/blackwych/

Damiano Benzoni

Le due squadre entrano in campo, accompagnate dalle loro bandiere. Sulla destra il tricolore rosso, blu e arancione zigzagato in bianco dei padroni di casa, sulla sinistra le sette bande alternate verdi e bianche con un cantone rosso raffigurante una mano bianca e un arco di sette stelle, vessillo degli ospiti. Poi, le squadre si allineano per gli inni nazionali: i verdi dell’Abcasia intonano Aiaaira, “Vittoria”, i rossi del Nagorno-Karabakh, padroni di casa, cantano Azat ow ankax Arc’ax, “Arc’ax (o Artsakh) libero e indipendente”, riferendosi all’antico nome della loro nazione quando era provincia del Regno d’Armenia, dal 189 a.C. fino quasi al 400 d.C.. Sugli spalti sventola uno striscione: UEFA, we also want to play football. Le due squadre sono le nazionali di due paesi non riconosciuti dal diritto internazionale, ma de facto indipendenti. Due paesi che da vent’anni lottano per il riconoscimento internazionale della propria sovranità. Abcasia e Nagorno-Karabakh si riconoscono a vicenda tra di loro e con altre due repubbliche post-sovietiche autoproclamate, l’Ossezia del Sud e la Transnistria. Mentre l’Abcasia gode anche del riconoscimento di Russia, Nicaragua, Venezuela, Nauru, Tuvalu e Vanuatu, il Nagorno-Karabakh non è riconosciuto da nessun membro ONU. Continua a leggere

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Gibilterra: una colonia nella UEFA

Damiano Benzoni

“La Gibraltar FA è lieta di annunciare che oggi è stata ammessa come membro provvisorio della UEFA dopo un incontro del Comitato Esecutivo della confederazione europea a San Pietrobugo, Russia. Il voto sull’ammissione come membro effettivo si svolgerà il 24 maggio 2013 in occasione del XXXVII congresso che si terrà a Londra, Inghilterra”. Il dado è tratto: così il sito della Gibraltar FA, la federcalcio di Gibilterra, annuncia in un comunicato stampa il raggiungimento di uno dei propri obbiettivi, lo status di membro provvisorio della UEFA. Il lembo di terra che presiede, di fronte alla costa marocchina, l’ingresso al mar Mediterraneo conserva tuttora, dopo la conquista da parte della marina reale inglese nel 1704, lo status di colonia britannica, sancito anche da due referendum tenuti nel 1967 e nel 2002. Dal 2006 la colonia gode di autogoverno e demanda al Regno Unito questioni di difesa e affari esteri, ma già dal 1997 la GFA, fondata nel 1895, fece richiesta di ammissione alla FIFA. Continua a leggere

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Kosovo, sovranità e pallone

Foto: Toto Marti

Damiano Benzoni

Lucerna: gli spalti della Swissporarena sono gremiti di tifosi albanesi e kosovari, il doppio dei sostenitori della nazionale di casa, per Svizzera – Albania, partita di qualificazione alla Coppa del Mondo. Tre giocatori, lo stemma rossocrociato sul petto, restano in silenzio durante l’inno confederato. Uno di loro, Xherdan Shaqiri, porta delle scarpe personalizzate con tre bandiere: quella svizzera, quella albanese e quella del Kosovo. Sarà proprio Shaqiri a sbloccare il risultato al 23’ in una partita vinta dagli elvetici per 2-0 e sapientemente raccontata sul New York Times da James Montague. Shaqiri e i suoi due compagni di squadra, Granit Xhaka e Valon Behrami, fanno parte dei trecentomila kosovari di etnia albanese (un sesto dell’attuale popolazione della nazione balcanica) che hanno trovato rifugio in Svizzera durante gli anni ’90. Per i tre, Svizzera – Albania è una partita particolare, disputata all’indomani del raggiungimento della piena sovranità da parte della loro contestata e travagliata nazione. Una partita, soprattutto, giocata nell’attesa di una decisione cruciale da parte del Comitato Esecutivo della FIFA. Continua a leggere

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All’ombra di cinque cerchi

Foto: David Byrd

Damiano Benzoni

Si sono già aperti informalmente pochi giorni fa, con il torneo calcistico, domani cominceranno ufficialmente: i giochi della XXX Olimpiade, Londra 2012, vedranno competere oltre diecimila atleti di tutto il mondo. Duecentocinque bandiere sfileranno all’Olympic Stadium della capitale inglese, a rappresentare le varie nazioni impegnate nella manifestazione. La parata verrà aperta, come da tradizione, dalla delegazione greca e dal suo portabandiera Alexandros Nikolaidis, due volte argento olimpico e una volta campione europeo nel taekwondo, primo tedoforo della torcia olimpica ai giochi di Pechino 2008. I comitati olimpici sfileranno in seguito in ordine alfabetico, dall’Afghanistan fino allo Zimbabwe. La parata viene tradizionalmente chiusa dalla delegazione ospitante, e l’ultimo portabandiera sarà infatti il ciclista su pista scozzese Chris Hoy, quattro ori olimpici, tre dei quali ottenuti a Pechino. Prima di Chris Hoy, però, dovrebbero sfilare quattro atleti senza una bandiera nazionale, ma sotto l’egida della bandiera olimpica e dei suoi cinque cerchi [in realtà la delegazione indipendente ha sfilato, secondo l'ordine alfabetico, tra Islanda e India]. Continua a leggere

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Calcio d’inizio per la Viva World Cup 2012

Damiano Benzoni

Gli occhi del mondo del calcio sono tutti puntati verso Polonia e Ucraina, verso i Campionati Europei di calcio che, a partire dalla fine della settimana, riempiranno le serate estive di sedici nazioni europee. Eppure pochi sanno che questa settimana va in scena una Coppa del Mondo: la quinta edizione della Viva World Cup, il Mondiale per nazioni non affiliate alla FIFA organizzato dalla New Federation Board (NF-Board). Il torneo, che si svolge nel Kurdistan Iracheno, inizia oggi nella capitale Erbil con l’incontro tra i padroni di casa e il Sahara Occidentale e conta nove squadre partecipanti, divise in tre gruppi di tre. Tra il 4 e il 6 giugno andrà in scena la fase eliminatoria, mentre dal 7 al 9 giugno si disputerà la fase finale: l’ultima partita si giocherà alle sei di sera (ora curda) di sabato 9 giugno allo stadio internazionale Franso Hariri di Erbil, capienza ventottomila spettatori. Oltre allo stadio Franso Hariri, altri tre impianti ospiteranno le gare della VIVA World Cup: gli stadi comunali di Dahuk e Sulaymāniyya e lo stadio Ararat di Şalāh̨addīn. Continua a leggere

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Avvoltoi sul Kosovo

Damiano Benzoni

Il 22 maggio Priština aveva toccato il cielo con un dito: poteva essere una giornata storica, quella in cui la FIFA finalmente riconosceva – per quanto parzialmente – l’esistenza calcistica della repubblica su cui ancora la Serbia rivendica la propria sovranità, dando finalmente il permesso di giocare amichevoli internazionali alla rappresentativa del paese. Una manciata di giorni e le proteste della federcalcio serba sono bastate a far tornare la FIFA sui propri passi: la confederazione internazionale ha sospeso la decisione il 25 maggio e ha indetto una riunione a Zurigo per questa settimana alla presenza della federazione serba e di altri paesi interessati. La federazione kosovara non gode di vita facile nella sua lotta per il riconoscimento da parte di FIFA e UEFA, nonostante lo sponsor della lega nazionale sia l’importante gruppo bancario Raiffeisen, grande investitore nei balcani e in est Europa. Continua a leggere

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Choke Point al Victoria Stadium

Damiano Benzoni

Con a disposizione solo un terreno di gioco in tutta Gibilterra, la federcalcio della colonia inglese organizza un campionato maschile strutturato su tre serie, un piccolo campionato femminile e un torneo a eliminazione diretta chiamato Coppa della Rocca. Tutto quanto sul terreno del Victoria Stadium che sorge di fianco all’aeroporto di Gibilterra, a pochi passi dal confine spagnolo. Tutto questo senza contare la folta attività giovanile e la squadra nazionale, che cominciò la propria attività con un’amichevole contro il Siviglia nel 1923 e che il 25 ottobre 1949 toccò il cielo con un dito fermando su un pareggio 2-2 il Real Madrid allenato da Michael Keeping e con in campo leggende come il due volte Pichichi Pahiño, Luis Molowny e Miguel Muñoz (primo marcatore del Real alla Coppa dei Campioni e due volte capitano delle Merengues che si aggiudicarono il trofeo europeo nel 1956 e nel 1957). Le due reti dell’incontro furono entrambe segnate da un altrimenti sconosciuto attaccante di nome Belso. Nonostante questi gloriosi ricordi, la squadra rappresentativa di Gibilterra ha problemi a farsi riconoscere come una vera e propria nazionale. Continua a leggere

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