Archiviato in Propaganda e regime

Tutti gli uomini del figlio del presidente

Foto: Футбол Тоҷикистон http://footballtj.wordpress.com

Damiano Benzoni

Rustam Èmomalī ha giocato in attacco per i due volte campioni del Tagikistan dell’Istiķlol Dušanbe, squadra di cui è anche stato capitano, presidente, proprietario e fondatore. Nel novembre 2010 è stato nominato vicepresidente della federcalcio tagika e dal gennaio 2012 ne è presidente. Da febbraio fa parte del comitato di sviluppo della FIFA e rappresenta il Tagikistan al Consiglio Olimpico d’Asia. Nel 2011 ha lasciato il proprio partito politico per assumere un incarico militare a capo del dipartimento dell’agenzia statale delle dogane per la lotta al contrabbando e alle violazioni doganali: un incarico di grande responsabilità visto che attraverso il Tagikistan passa una delle direttrici del traffico di eroina e oppiacei in partenza dal confinante Afghanistan. In passato ha fatto parte del consiglio comunale della capitale Dušanbe, è stato un consulente per il comitato per gli investimenti e le proprietà statali, membro del comitato esecutivo del partito che guida il paese e vicesegretario dell’Unione della Gioventù – l’organizzazione che ha preso il posto del Komsomol sovietico dopo l’indipendenza della repubblica centrasiatica dall’URSS. Rustam Èmomalī, soprattutto, è il figlio di Èmomalī Rahmon, l’autoritario presidente del Tagikistan, e secondo alcuni osservatori ne è l’erede designato. Continua a leggere

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Pugni, elezioni e discese in campo

Damiano Benzoni

Dall’Europeo alle elezioni: il grande evento per l’Ucraina, dopo la finale di Kiev vinta dagli spagnoli sull’Italia, sono le elezioni parlamentari che si terranno il 28 ottobre. Si tratterà di una tornata elettorale cruciale per l’Ucraina. La consultazione che definirà la composizione della Verchovna Rada (il parlamento ucraino) si giocherà tra il pericolo di frodi elettorali e il tiro alla fune che l’occidente e la Russia stanno disputando sulla repubblica ex sovietica. Secondo quanto riporta Radio Free Europe/Radio Liberty, a una conferenza tenuta a Jalta la scorsa settimana entrambe le parti avrebbero cercato di tenere in scacco l’Ucraina con i propri ultimatum. Da una parte l’Unione Europea e gli Stati Uniti chiedono che il progresso democratico del paese, ora in stallo, acceleri vistosamente e che sia risolta la situazione dell’ex primo ministro Julija Tymošenko, il cui arresto è considerato un atto arbitrario progettato dal presidente Viktor Janukovyč per togliere di mezzo un fastidioso avversario politico. Dall’altra parte Mosca, stringendo il cappio dell’elevato costo dell’energia, cerca di costringere Kiev a unirsi all’Unione Eurasiatica. Continua a leggere

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Profughi olimpici

Damiano Benzoni

Durante la parata delle nazioni aveva portato la bandiera del suo paese con orgoglio di fronte all’Olympic Stadium di Londra. Pochi, vedendolo, avrebbero potuto immaginare che una domenica mattina Weynay Ghebresilasie, il portabandiera dell’Eritrea, se ne sarebbe andato dal villaggio olimpico per chiedere asilo alla UK Border Agency. Specialista dei 3000 siepi, Ghebresilasie non è che l’ultimo di una serie di atleti scomparsi dal villaggio olimpico: se il judoka georgiano Betkil Shuk’vani, di cui vi abbiamo già raccontato la vicenda, è scappato per fare ritorno in patria, sette camerunensi, tre sudanesi, quattro congolesi, tre ivoriani, tre guineani e altri tre eritrei hanno scelto di far perdere le proprie tracce e fuggire dal proprio paese. I permessi olimpici rilasciati dalla UK Border Agency agli atleti e alle loro famiglie sono validi dal 30 marzo fino all’8 novembre, data oltre la quale la permanenza degli atleti in suolo britannico diventa illegale. LOCOG, il comitato organizzatore dei giochi, ha sottolineato che il fatto che al momento gli atleti scomparsi non hanno infranto alcuna legge o regolamento non permette loro di prendere nessun tipo di provvedimento nei loro confronti. Continua a leggere

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Il sogno georgiano e l’incubo di Shuk’vani

Damiano Benzoni

Un incontro di judo perso, una fuga dalla finestra e accuse di pressioni politiche: la storia di Betkil Shuk’vani, judoka georgiano, è forse la più rocambolesca e politicizzata dell’intera Olimpiade. La verità di quanto è accaduto è difficile da stabilire, viste le versioni divergenti date dalle due parti: i fatti dicono che Shuk’vani è scomparso dal villaggio olimpico londinese per ricomparire, qualche giorno più tardi, a Tbilisi. In una conferenza stampa Shuk’vani ha accusato i membri più in vista della delegazione olimpica di averlo bersagliato, intimidito e messo sotto pressione per via della sua affiliazione politica, e ha sostenuto di essere scappato per evitare violenze fisiche da parte di un membro del ministero dello Sport e delle politiche giovanili. La notizia è stata ripresa da diverse testate, tra cui La Voce della Russia – versione italiana dell’agenzia russa Golos Rossii -, Radio Free Europe/Radio Liberty e il sito georgiano Ambebi. Continua a leggere

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Sven-Göran, il sindaco e il Petrolul Ploiești

Damiano Benzoni

Per alcune settimane i tifosi del Petrolul Ploiești hanno sognato traguardi ambiziosi, dopo l’annuncio che un allenatore di spicco come Sven-Göran Eriksson stava trattando per divenire director of football del club romeno. La cittadina di duecentotrentamila abitanti, capoluogo del distretto di Prahova, non ha potuto assaporare una lunga storia di successi: il Petrolul – nato nel 1924 come Juventus Bucarest e trasferito, dopo diversi cambi di nome, a Ploiești nel 1952 – ha vinto i suoi quattro scudetti nel 1930, nel 1958 e 1959 e nel 1966. Il successo più recente è stato la vittoria nella Cupa României nel 1995 (battendo in finale il Rapid Bucarest ai rigori), il traguardo maggiore i quarti di finale dell’allora Coppa delle Fiere del 1963 dove, dopo aver battuto Spartak Brno e Lipsia, il Petrolul fu fermato dal Ferencváros. Negli ultimi tempi il Petrolul ha fatto parlare di sé per motivi più che altro extrasportivi, come il coinvolgimento di alcuni degli ultrà negli scontri avvenuti a Bucarest in gennaio durante una serie di proteste antigovernative e l’invasione di campo da parte di un tifoso che ha poi aggredito il giocatore dello Steaua George Galamaz fratturandogli uno zigomo e mettendone a rischio la carriera. Continua a leggere

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Il Sogno Georgiano di K’aladze

Damiano Benzoni

Per farlo, ha scelto le parole che usò nel 1994 il presidente del suo vecchio club Silvio Berlusconi, “scendere in campo”. Nel suo italiano ancora un po’ incerto il calciatore di Milan e Genoa ha dichiarato di voler giocare una partita più importante e di “scendere in campo per la libertà, per la democrazia, per il progress del mio popolo, del mio paese”. La Georgia, nazione di cui K’akhaber K’aladze è una sorta di bandiera: per sette anni capitano della nazionale, è stato il primo giocatore post-sovietico insieme all’ucraino Andrij Ševčenko a vincere la Champions League, l’unico a vincerla due volte e l’unico georgiano a mettere le mani sull’ambito trofeo europeo, una distinzione che gli è valsa la raffigurazione su un francobollo delle poste del paese caucasico. K’aladze lascia il calcio per tornare nel suo paese e dedicarsi alla politica, a sostegno dell’uomo nuovo della Georgia Bidzina Ivanishvili, possibile futuro sfidante dell’attuale presidente Mikheil Saak’ashvili. Continua a leggere

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Bucarest val bene una finale

Damiano Benzoni

Stasera la finale di Europa League tra Athletic Bilbao e Atlético Madrid andrà in scena nel nuovo e bellissimo Stadionul Național di Bucarest – capitale della Romania dove ho vissuto sei mesi. Ho avuto la fortuna di vedere Adrian Mutu, di fronte ai miei occhi, segnare il primo gol ufficiale in quello stadio in occasione dello scontro di qualificazione Romania – Bielorussia; ho visto anche Wayne Rooney e il Manchester United su quel terreno, impegnati contro l’Oțelul Galați in Champions League. Non posso quindi non dedicare a questo evento un piccolo pezzo di Dinamo Babel (che in fondo deve il suo nome anche al fatto che ho vissuto per quasi tutto il mio soggiorno a Obor, un quartiere dinamovista). Continua a leggere

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Il secondo sbarco sulle Falkland

Damiano Benzoni

La notte del 2 aprile 1982 le truppe navali argentine sbarcarono dal sottomarino Santa Fe e dalla nave di sbarco Cabo San Antonio nella Baia di Yorke e dal cacciatorpediniere lanciamissili Santísima Trinidad a Mullet Creek: aveva così inizio la Operación Rosario, l’invasione delle Isole Falkland e della Georgia del Sud da parte dell’Argentina. La junta militare guidata dal generale Leopoldo Galtieri cercava, con il tentativo di affermare la sovranità argentina sulla colonia britannica, di distrarre l’opinione pubblica dalla difficile situazione economica interna facendo leva sul patriottismo, mettendo a tacere le voci di opposizione e contestazione e nascondendo le quotidiane violazioni dei diritti umani da parte del regime militare. Da Londra la reazione non si fece attendere e il 14 giugno l’esercito argentino fu costretto ad arrendersi alle forze britanniche, entrate nella capitale Stanley dopo gli sbarchi cruciali su San Carlos e Goose Green. Continua a leggere

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Questo Europeo non s’ha da fare

Damiano Benzoni

Manca poco più di un mese dall’inizio di Euro 2012, la prima grande manifestazione sportiva ad essere organizzata in Europa dell’Est dal crollo del muro di Berlino. Un Europeo, quello organizzato tra Polonia e Ucraina, che rischia di passare alla storia più per problemi politici legati all’ex repubblica sovietica che per quanto avverrà in campo. Minacce di boicottaggio e preoccupazioni per eventuali attentati terroristici che potrebbero gettare qualche ombra sull’organizzazione delle Olimpiadi Ivernali del 2014 a Soči – località russa posta sul mar Nero, a una manciata di chilometri dal confine della Repubblica di Abcasia, una delle principali fonti di tensione nel Caucaso del Nord, teatro della guerra tra Georgia e Russia nell’estate del 2008 – oltre che sulla Coppa del Mondo che si disputerà in Russia nel 2018. Continua a leggere

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90 anni nel nome di Spartaco [Parte II]

Simone Pierotti

[prosegue dalla prima parte]

L’opportunità si presenta pochi anni dopo la fondazione dello Spartak. Antefatto: la squadra viene chiamata il 6 luglio 1936, Giornata della Cultura fisica, per un’esibizione nella Piazza Rossa di fronte ai vertici del partito. È previsto che la partita contro la squadra riserve dello Spartak duri non più di mezz’ora, ma la contesa viene prolungata a 43 minuti, giacché Stalin in persona pare davvero divertito dallo spettacolo offerto. L’odio di Berija verso lo Spartak, invece, s’inasprisce. Il presidente onorario della Dinamo coglie l’attimo nel 1942, quando ordina l’arresto di Nikolaj Starostin dietro l’accusa di aver complottato per l’assassinio di Stalin sei anni prima. Berija non aveva una prova più convincente di una foto, rinvenuta nell’abitazione di Starostin, che mostra la squadra dello Spartak mentre passa vicino a Stalin a bordo di una macchina a forma di scarpa da calcio. Continua a leggere

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