Archivi categoria: Europa occidentale

Paradiso perduto: il calcio a Città del Vaticano

Damiano Benzoni

Le foto vanno attribuite a Damiano Benzoni – dinamobabel.wordpress.com – altro materiale è disponibile a questo link.

L’arbitro dice al portiere Javier Ángulo Coyotzi: “Se questo entra, siete pari”. Dagli spalti una fisarmonica, sinistra, suona l’inizio della Toccata e Fuga in Re minore di Bach, mentre José Ignacio Tola Claux del PSG si avvicina al dischetto del rigore. Il tempo regolamentare è finito sul 2-2 e i messicani sono andati a segno con una doppietta del loro ultimo arrivo João Kalevski, un brasiliano di origini ucraine. Due errori iniziali avevano quasi tolto ogni speranza ai francesi, ma dopo una spettacolare parata del loro portiere sul terzo rigore messicano, Tola Claux ha la possibilità di riaprire la partita per i suoi. Continua a leggere

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Gibilterra: una colonia nella UEFA

Damiano Benzoni

“La Gibraltar FA è lieta di annunciare che oggi è stata ammessa come membro provvisorio della UEFA dopo un incontro del Comitato Esecutivo della confederazione europea a San Pietrobugo, Russia. Il voto sull’ammissione come membro effettivo si svolgerà il 24 maggio 2013 in occasione del XXXVII congresso che si terrà a Londra, Inghilterra”. Il dado è tratto: così il sito della Gibraltar FA, la federcalcio di Gibilterra, annuncia in un comunicato stampa il raggiungimento di uno dei propri obbiettivi, lo status di membro provvisorio della UEFA. Il lembo di terra che presiede, di fronte alla costa marocchina, l’ingresso al mar Mediterraneo conserva tuttora, dopo la conquista da parte della marina reale inglese nel 1704, lo status di colonia britannica, sancito anche da due referendum tenuti nel 1967 e nel 2002. Dal 2006 la colonia gode di autogoverno e demanda al Regno Unito questioni di difesa e affari esteri, ma già dal 1997 la GFA, fondata nel 1895, fece richiesta di ammissione alla FIFA. Continua a leggere

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Il derby che non c’è più

Damiano Benzoni

“A piena gola, cantano lodi al nostro massacro: we’re up to our knees in Fenian blood, siamo ricoperti fino alle ginocchia di sangue feniano”. Così Franklin Foer descrive nel suo How Football Explains the World l’Old Firm, il derby di Glasgow tra Celtic e Rangers. Un derby che tra il 1996 e il 2003 ha causato – secondo statistiche riportate dallo stesso Foer – otto morti e centinaia di assalti; un derby che ora sembra destinato a svanire per la mancata ammissione dei Rangers alla prossima stagione del campionato, a causa di debiti per 94 milioni di euro contratti con Her Majesty’s Revenue and Customs, il fisco del Regno Unito. La società era entrata in amministrazione controllata il 14 febbraio (con dieci punti di penalità e l’esclusione dalle competizioni europee per la stagione seguente) e il processo di liquidazione è cominciato il 14 giugno. Inutile il tentativo di iscriversi alla nuova stagione della Scottish Premier League con una nuova società: gli altri club si sono espressi contro questa possibilità con dieci voti su dodici. Con l’astensione del Kilmarnock, l’unico voto a favore del salvataggio è stato proprio quello dei protestanti glasvegiani. La nuova società si iscriverà alle leghe inferiori e potrebbe essere costretta a ripartire dalla quarta divisione del campionato scozzese. Continua a leggere

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Calcio d’inizio per la Viva World Cup 2012

Damiano Benzoni

Gli occhi del mondo del calcio sono tutti puntati verso Polonia e Ucraina, verso i Campionati Europei di calcio che, a partire dalla fine della settimana, riempiranno le serate estive di sedici nazioni europee. Eppure pochi sanno che questa settimana va in scena una Coppa del Mondo: la quinta edizione della Viva World Cup, il Mondiale per nazioni non affiliate alla FIFA organizzato dalla New Federation Board (NF-Board). Il torneo, che si svolge nel Kurdistan Iracheno, inizia oggi nella capitale Erbil con l’incontro tra i padroni di casa e il Sahara Occidentale e conta nove squadre partecipanti, divise in tre gruppi di tre. Tra il 4 e il 6 giugno andrà in scena la fase eliminatoria, mentre dal 7 al 9 giugno si disputerà la fase finale: l’ultima partita si giocherà alle sei di sera (ora curda) di sabato 9 giugno allo stadio internazionale Franso Hariri di Erbil, capienza ventottomila spettatori. Oltre allo stadio Franso Hariri, altri tre impianti ospiteranno le gare della VIVA World Cup: gli stadi comunali di Dahuk e Sulaymāniyya e lo stadio Ararat di Şalāh̨addīn. Continua a leggere

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Ovali, colpi di stato, attentati e apartheid

Damiano Benzoni

Il 22 maggio 1987, esattamente venticinque anni fa, Grant Fox calciava l’inizio di Nuova Zelanda – Italia, la prima partita nella storia della Coppa del Mondo di rugby. Gli All Blacks padroni di casa si imposero per 70-6 anche grazie a uno storico coast-to-coast di John Kirwan. Parteciparono sedici squadre: Italia, Romania, Figi, Tonga, Giappone, Stati Uniti, Canada, Argentina e Zimbabwe, oltre a sette degli otto membri che allora componevano l’IRFB (International Rugby Football Board). Erano infatti presenti Francia, Nuova Zelanda, Australia, Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia; fu escluso il Sudafrica, che subiva un embargo sportivo per via del regime suprematista afrikaner dell’apartheid. La Nuova Zelanda avrebbe poi messo le mani sul primo titolo iridato battendo la Francia in finale e dimostrando di essere, almeno in quel periodo, la squadra più forte del mondo. Eppure gli All Blacks si erano avvicinati alla Coppa del Mondo in uno dei periodi più bui della propria storia e la stessa competizione, destinata a diventare uno dei maggiori spettacoli sportivi mondiali e una macchina per soldi e sponsor invidiabile, dovette affrontare non poche difficoltà nei mesi precedenti al calcio d’inizio di Grant Fox. Continua a leggere

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Il calcio alla “Viva il parroco”

Simone Pierotti

A ben pensarci, per molti calciatori il primo, fatidico incontro con il pallone di cuoio è avvenuto tra le mura dei campetti polverosi di un oratorio. E poi c’è il sacerdote ebraico Zadok, al quale è intitolato un inno d’incoronazione di Georg Händel successivamente riutilizzato come brano ufficiale della Champions League. Calcio e religione sono due mondi più vicini di quanto si pensi. Di più: il calcio può essere considerato esso stesso una fede, per la devozione del tifoso alla propria squadra e per la conoscenza a menadito dell’undici titolare, neanche fossero i Dieci Comandamenti. Il connubio tra pallone e religione può presentare implicazioni sinistre, vedi la rivalità tra Celtic e Rangers a Glasgow o il settarismo propugnato dai tifosi del Beitar Gerusalemme. Ma esistono anche realtà dove il calcio non sfocia in fanatismo ed è questo il caso del più cattolico dei paesi: Città del Vaticano. Continua a leggere

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Il secondo sbarco sulle Falkland

Damiano Benzoni

La notte del 2 aprile 1982 le truppe navali argentine sbarcarono dal sottomarino Santa Fe e dalla nave di sbarco Cabo San Antonio nella Baia di Yorke e dal cacciatorpediniere lanciamissili Santísima Trinidad a Mullet Creek: aveva così inizio la Operación Rosario, l’invasione delle Isole Falkland e della Georgia del Sud da parte dell’Argentina. La junta militare guidata dal generale Leopoldo Galtieri cercava, con il tentativo di affermare la sovranità argentina sulla colonia britannica, di distrarre l’opinione pubblica dalla difficile situazione economica interna facendo leva sul patriottismo, mettendo a tacere le voci di opposizione e contestazione e nascondendo le quotidiane violazioni dei diritti umani da parte del regime militare. Da Londra la reazione non si fece attendere e il 14 giugno l’esercito argentino fu costretto ad arrendersi alle forze britanniche, entrate nella capitale Stanley dopo gli sbarchi cruciali su San Carlos e Goose Green. Continua a leggere

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Dilettanti allo sbaraglio

Foto: Damiano Benzoni (flickr: DamjanBNZ)

Damiano Benzoni

È il 25 aprile allo stadio Ottolenghi di Acqui Terme. Si dovrebbe disputare il terzultimo turno del girone A di serie D, un recupero disposto dopo il rinvio di tutte le gare, due settimane prima, per la morte in campo di Piermario Morosini. L’avversario per l’Acqui, in lotta per evitare i play-out, è sulla carta facile facile: il Cantù Sanpaolo ha una rosa di giovanissimi, è già matematicamente retrocesso con una quindicina di punti di distacco dalla posizione superiore e la domenica precedente ha incassato sei reti nel solo primo tempo, in una partita finita 7-0 contro il Borgosesia. Eppure in campo non scende nessuno: un ispettore amministrativo mandato direttamente dalla FIGC impedisce all’arbitro Luca Capasso di Firenze di dare il fischio d’inizio e invalida la gara. Il giorno dopo il comunicato del giudice sportivo della Lega Nazionale Dilettanti sancisce gara vinta a tavolino 3-0 per il Cantù, mentre per la società piemontese scatta un punto di penalità e un’ammenda di mille euro. Continua a leggere

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Calcio sotto le bombe

Massimo Brignolo

L’ultimo campionato italiano di calcio dallo svolgimento regolare si chiude per uno strano gioco del destino il 25 aprile 1943. Ad aggiudicarselo è il Torino dopo una lotta contro un sorprendente Livorno che guida la classifica per 25 giornate per poi chiudere al secondo posto: la squadra di Ferruccio Novo stava anno dopo anno costruendo l’impalcatura di quello che al termine della guerra sarebbe diventato l’invincibile Grande Torino. Già competitiva nella stagione 1941/42, conclusa al secondo posto, la squadra che contava già nella sua rosa Ossola, Menti e Gabetto aveva portato nella capitale sabauda da Venezia Valentino Mazzola e Loik. Dopo la caduta di Benito Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia è divisa e diventa terreno di combattimento dopo essere stata negli anni precedenti solo colpita dal cielo dai bombardieri anglo-americani. Continua a leggere

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Ostaggi

Foto: Francesco Pecoraro/LaPresse

Damiano Benzoni

Era prevedibile. Settimana scorsa, dopo la morte di Piermario Morosini, l’amico Christian Tugnoli commentò: “Gli stessi che sono così commossi oggi, settimana prossima saranno di nuovo in curva a urlare all’avversario ‘Devi morire!’”. Chi segue il calcio ieri si è riempito gli occhi delle immagini del Marassi tenuto in ostaggio da un branco di sedicenti tifosi, immagini che hanno subito riportato alla mente quanto accaduto nello stesso stadio quando si disputò Italia – Serbia. Si parlò tanto del tifo nazionalista serbo, qualcuno imparò che le tre dita levate al cielo, il saluto cetnico, non stavano a significare una vittoria 3-0 a tavolino. Molti criticarono i giocatori per aver cercato di placare la tifoseria serba rivolgendo le tre dita verso la curva, altri se la presero con il Ministero dell’Interno e l’organizzazione e la loro incapacità di prevedere e prevenire questo comportamento. Ora, improvvisamente, scopriamo che non serve scomodare il nazionalismo e la violenza del tifo serbo, ma che certe cose avvengono nel cortile di casa nostra. Continua a leggere

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