Il Sogno Georgiano di K’aladze

Damiano Benzoni

Per farlo, ha scelto le parole che usò nel 1994 il presidente del suo vecchio club Silvio Berlusconi, “scendere in campo”. Nel suo italiano ancora un po’ incerto il calciatore di Milan e Genoa ha dichiarato di voler giocare una partita più importante e di “scendere in campo per la libertà, per la democrazia, per il progress del mio popolo, del mio paese”. La Georgia, nazione di cui K’akhaber K’aladze è una sorta di bandiera: per sette anni capitano della nazionale, è stato il primo giocatore post-sovietico insieme all’ucraino Andrij Ševčenko a vincere la Champions League, l’unico a vincerla due volte e l’unico georgiano a mettere le mani sull’ambito trofeo europeo, una distinzione che gli è valsa la raffigurazione su un francobollo delle poste del paese caucasico. K’aladze lascia il calcio per tornare nel suo paese e dedicarsi alla politica, a sostegno dell’uomo nuovo della Georgia Bidzina Ivanishvili, possibile futuro sfidante dell’attuale presidente Mikheil Saak’ashvili.

Già da qualche mese era chiaro il sostegno del difensore trentatreenne al partito di Ivanishvili, Kartuli Otsneba o Georgian Dream (“sogno georgiano”), del quale K’aladze ha indossato il simbolo in più occasioni, compresa la conferenza stampa in cui ha annunciato il proprio ritiro. Ivanishvili, miliardario ed ex sostenitore di Saak’ashvili, se n’è allontanato dopo le elezioni del 2008 e i sospetti di brogli elettorali. In possesso della cittadinanza francese e russa, ha subito dopo l’annuncio della propria candidatura la revoca del passaporto georgiano in base alla legge che prevede la possibilità di avere doppia cittadinanza solo attraverso decreto del presidente della Repubblica. Secondo quanto racconta Il Post, Ivanishvili godrebbe dell’appoggio del partiarca della chiesa ortodossa georgiana Ilia II e avrebbe promesso di farsi da parte dopo che avrà completato la missione di cambiamento del paese, nonostante il sistema elettorale maggioritario lo sfavorisca di fronte all’Ertiani Natsionaluri Modzraoba, il Movimento Unito Nazionale di Saak’ashvili, forte di maggiori risorse e del controllo dei mezzi di comunicazione e quindi favorito per la vittoria alle prossime consultazioni, previste per l’ottobre 2013.

Mikheil Saak’ashvili era stato nel 2003 l’uomo carismatico della Rivoluzione delle Rose che, guidata dal movimento giovanile Kmara – ispirato all’omologo serbo Otpor! che aveva giocato un ruolo importante nella caduta di Slobodan Milošević -, portò alle dimissioni l’allora presidente Eduard Shevardnadze, colpevole di aver forzato la propria rielezione con irregolarità e brogli. Shevardnadze fu sostituito da Saak’ashvili che, nel giorno stesso in cui si insediò, decretò l’adozione della nuova bandiera del paese, proposta dal Parlamento due settimane prima, quasi a simboleggiare un momento di rottura nella storia della Georgia. Dal momento della sua rielezione nel gennaio 2008, Saak’ashvili ha perso popolarità, in particolare a causa della guerra contro la Russia in cui trascinò il paese nell’estate di quello stesso anno.

K’aladze, che al di fuori del campo di gioco è anche imprenditore attraverso la Kala Capital – una holding pensata per attirare investimenti esteri in Georgia -, ha dedicato parte dell’attività della sua Kala Foundation alla raccolta di fondi in favore dei profughi georgiani fuggiti dall’Ossezia del Sud durante il conflitto, oltre a ricoprire il ruolo di ambasciatore dell’associazione SOS Children’s Villages. Quando, un mese dopo il conflitto, la FIFA decise di spostare una partita di qualificazione contro l’Irlanda da Tbilisi al campo neutro di Magonza, il giocatore criticò aspramente la confederazione: “Non c’è guerra civile in Georgia, non siamo un paese pericoloso. Che dovrebbe avvenire se giocassimo allo stadio di Tbilisi? Niente, se non un’occasione di festa per migliaia di persone che stanno soffrendo”. Il giocatore si era appellato a Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, chiedendogli di provare a convincere Putin a fare un passo indietro.

La guerra e i problemi della Georgia hanno accompagnato tutta la carriera di K’aladze, nato a Samtredia, luogo tristemente noto per le battaglie della guerra civile del 1993, anno in cui il difensore faceva il proprio esordio da professionista nelle file della Dinamo Tbilisi all’età di sedici anni, dopo esser cresciuto nel Lokomotivi Samtredia di cui il padre Karlo era stato prima giocatore e poi presidente. Passato nel 1998 alla Dinamo Kiev e nel 2001 al Milan, quattro mesi dopo il suo trasferimento in Italia iniziò ad affrontare un lunghissimo incubo che lo accompagnò per cinque anni, come racconta Jonathan Wilson nel suo Behind the Curtain: il 23 maggio il fratello Levan, studente di medicina, venne sequestrato da tre uomini in uniforme da poliziotti, trascinato in una Lada Niva bianca e rapito con una richiesta di riscatto di seicentomila dollari. Secondo il Ministero dell’Interno Levan era probabilmente prigioniero nella zona del Gorgo di Pankisi, un area identificata dai russi come una roccaforte dei ribelli ceceni e dagli americani come un quartier generale di al-Quaeda. Le uniche immagini del fratello di K’aladze arrivarono da un video che lo mostrava bendato, mentre chiedeva aiuto.

La famiglia in due occasioni cercò di pagare il riscatto, e nonostante i duecentomila dollari che furono versati ai rapitori, Levan non fu mai liberato. La famiglia K’aladze accusò il governo e le autorità georgiane di incompetenza nel gestire il caso, spingendo il padre Karlo a minacciare di darsi fuoco di fronte al palazzo del Parlamento e K’akhaber a considerare l’idea di rinunciare alla cittadinanza e prendere invece il passaporto ucraino: “Pensai di lasciare del tutto la squadra nazionale, ma non lo feci per rispetto per il popolo georgiano e dei tifosi che ci avevano supportato tanto”. Nel 2004 un funzionario del ministero dell’Interno, Bato Saginadze, accusò di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani il ministro della Difesa ed ex procuratore generale Irakli Okruashvili, colpevole secondo lui di aver occultato delle prove del coinvolgimento nel rapimento di Levan K’aladze di gruppi criminali collegati ad alcuni funzionari di alto livello del governo. Il corpo, decapitato, fu trovato nel maggio 2005 in una fossa comune nei sobborghi di Tbilisi e la sua identità fu accertata dall’FBI nove mesi più tardi. Nel 2009 K’akhaber e la moglie Anouki ebbero il loro figlio primogenito e gli diedero il nome di Levan.

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5 pensieri su “Il Sogno Georgiano di K’aladze

  1. chandrasek scrive:

    ciao damiano, innanzitutto complimenti per il blog, fucina di storie spesso nascoste ma davvero emozionanti … la storia di k’aladze è tragica, incommentabile, ma allo stesso tempo portatrice di un germe di riscatto che spero possa diventare reale … il sogno di k’akhaber, giocatore sempre corretto e leale, spero sia condiviso da un popolo spesso vessato e condizionato da trame politiche opprimenti … se vuoi leggere altre storie di sportivi, ne ho raccolte alcune, tra polvere e leggenda, nel mio blog: http://chandrasekar.iobloggo.com/cat/polvere-e-leggenda/266367
    ti rinnovo i complimenti, a presto…

    carlo

  2. damjanbnz scrive:

    Ciao, ti ringrazio per il commento, che mi rende veramente orgoglioso. Spero anche io che la Georgia abbia un futuro migliore di fronte a sé: il dubbio che può insinuarsi è semmai se Ivanishvili è “veramente” diverso o è solo un uomo della provvidenza come tanti ne abbiam visti anche in Italia (d’altronde lo stesso Saak’ashvili lo fu, quando ci fu la Rivoluzione delle Rose). Staremo a vedere quali saranno gli sviluppi…

  3. [...] Ivanishvili e sostenuto, come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa (qui l’articolo di Dinamo Babel), anche dall’ex calciatore di Genoa e Milan K’akhaber K’aladze. Tra le altre personalità [...]

  4. [...] post-sovietici a vincere la Champions League. Alla fine della scorsa stagione K’aladze ha annunciato il proprio ritiro e l’intenzione di scendere in campo a sostegno di Kartuli Otsneba (o Georgian Dream), il partito di opposizione al presidente georgiano [...]

  5. [...] become the first two post-Soviet players to win a Champions League. At the end of the last season K’aladze announced his retirement from football and his involvement in favour of Kartuli Otsneba (AKA Georgian Dream), a Georgian party opposing [...]

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