Archivio mensile:aprile 2012

Dilettanti allo sbaraglio

Foto: Damiano Benzoni (flickr: DamjanBNZ)

Damiano Benzoni

È il 25 aprile allo stadio Ottolenghi di Acqui Terme. Si dovrebbe disputare il terzultimo turno del girone A di serie D, un recupero disposto dopo il rinvio di tutte le gare, due settimane prima, per la morte in campo di Piermario Morosini. L’avversario per l’Acqui, in lotta per evitare i play-out, è sulla carta facile facile: il Cantù Sanpaolo ha una rosa di giovanissimi, è già matematicamente retrocesso con una quindicina di punti di distacco dalla posizione superiore e la domenica precedente ha incassato sei reti nel solo primo tempo, in una partita finita 7-0 contro il Borgosesia. Eppure in campo non scende nessuno: un ispettore amministrativo mandato direttamente dalla FIGC impedisce all’arbitro Luca Capasso di Firenze di dare il fischio d’inizio e invalida la gara. Il giorno dopo il comunicato del giudice sportivo della Lega Nazionale Dilettanti sancisce gara vinta a tavolino 3-0 per il Cantù, mentre per la società piemontese scatta un punto di penalità e un’ammenda di mille euro. Continua a leggere

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Calcio sotto le bombe

Massimo Brignolo

L’ultimo campionato italiano di calcio dallo svolgimento regolare si chiude per uno strano gioco del destino il 25 aprile 1943. Ad aggiudicarselo è il Torino dopo una lotta contro un sorprendente Livorno che guida la classifica per 25 giornate per poi chiudere al secondo posto: la squadra di Ferruccio Novo stava anno dopo anno costruendo l’impalcatura di quello che al termine della guerra sarebbe diventato l’invincibile Grande Torino. Già competitiva nella stagione 1941/42, conclusa al secondo posto, la squadra che contava già nella sua rosa Ossola, Menti e Gabetto aveva portato nella capitale sabauda da Venezia Valentino Mazzola e Loik. Dopo la caduta di Benito Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia è divisa e diventa terreno di combattimento dopo essere stata negli anni precedenti solo colpita dal cielo dai bombardieri anglo-americani. Continua a leggere

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Ostaggi

Foto: Francesco Pecoraro/LaPresse

Damiano Benzoni

Era prevedibile. Settimana scorsa, dopo la morte di Piermario Morosini, l’amico Christian Tugnoli commentò: “Gli stessi che sono così commossi oggi, settimana prossima saranno di nuovo in curva a urlare all’avversario ‘Devi morire!’”. Chi segue il calcio ieri si è riempito gli occhi delle immagini del Marassi tenuto in ostaggio da un branco di sedicenti tifosi, immagini che hanno subito riportato alla mente quanto accaduto nello stesso stadio quando si disputò Italia – Serbia. Si parlò tanto del tifo nazionalista serbo, qualcuno imparò che le tre dita levate al cielo, il saluto cetnico, non stavano a significare una vittoria 3-0 a tavolino. Molti criticarono i giocatori per aver cercato di placare la tifoseria serba rivolgendo le tre dita verso la curva, altri se la presero con il Ministero dell’Interno e l’organizzazione e la loro incapacità di prevedere e prevenire questo comportamento. Ora, improvvisamente, scopriamo che non serve scomodare il nazionalismo e la violenza del tifo serbo, ma che certe cose avvengono nel cortile di casa nostra. Continua a leggere

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90 anni nel nome di Spartaco [Parte II]

Simone Pierotti

[prosegue dalla prima parte]

L’opportunità si presenta pochi anni dopo la fondazione dello Spartak. Antefatto: la squadra viene chiamata il 6 luglio 1936, Giornata della Cultura fisica, per un’esibizione nella Piazza Rossa di fronte ai vertici del partito. È previsto che la partita contro la squadra riserve dello Spartak duri non più di mezz’ora, ma la contesa viene prolungata a 43 minuti, giacché Stalin in persona pare davvero divertito dallo spettacolo offerto. L’odio di Berija verso lo Spartak, invece, s’inasprisce. Il presidente onorario della Dinamo coglie l’attimo nel 1942, quando ordina l’arresto di Nikolaj Starostin dietro l’accusa di aver complottato per l’assassinio di Stalin sei anni prima. Berija non aveva una prova più convincente di una foto, rinvenuta nell’abitazione di Starostin, che mostra la squadra dello Spartak mentre passa vicino a Stalin a bordo di una macchina a forma di scarpa da calcio. Continua a leggere

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90 anni nel nome di Spartaco [Parte I]

 Simone Pierotti

V Rossii netu chot ty tresni komandy lučše Krasnoj Presni!
“In Russia anche a crepare squadra migliore della Krasnaja Presnja non puoi trovare!”
(epinicio futurista di Vladimir Majakovskij)

Non vince un campionato da oltre dieci anni, eppure rimane ancor oggi la squadra più popolare del paese. Di più: la “squadra del popolo”, come sono soliti chiamarla dagli anni ’30 i suoi tifosi. Probabilmente, molti politici venderebbero l’anima al diavolo pur di raggiungere lo stesso consenso dello Spartak Mosca, che celebra oggi 90 anni di attività contrassegnati da 12 titoli sovietici e nove campionati russi. Lo Spartak non è una squadra qualunque. Il fatto che vanti il maggior numero di tifosi in Russia è da ricercarsi nelle sue origini, che risalgono agli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione d’Ottobre. A differenza delle altre principali squadre dell’allora Unione Sovietica, infatti, lo Spartak non è mai stato legato in nessun modo al regime. Continua a leggere

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Diritto e responsabilità di cronaca

 Damiano Benzoni

Sabato pomeriggio un ragazzo di venticinque anni si è accasciato al suolo per un malore e ha perso la vita mentre giocava a calcio, mentre svolgeva la sua professione. Non mi sento di trarre discussioni e sindacare su quanto accaduto, sull’opportunità o meno di avere il defibrillatore a bordo campo, sul carico di partite annuo dei calciatori, su quanto debbano essere approfonditi e frequenti gli esami per l’idoneità all’attività sportiva (esami a cui mi sono sottoposto fino allo scorso anno, per poter giocare a rugby). Non voglio nemmeno discutere sulla macchina dei vigili parcheggiata dove non doveva essere. Non dovrebbe servire il malore di un calciatore per farci riflettere sul malcostume, non solo dei vigili, ma di una buona parte della nazione, di parcheggiare su marciapiedi, ingressi, passi carrabili, piste ciclabili, prevaricando diritti e necessità altrui. Su un aspetto di questa storia, però, non riesco a esimermi dal mettere il becco. Continua a leggere

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Gloria olimpica per il Turkmenistan

Foto: AP

Damiano Benzoni

Il Turkmenistan è noto per essere uno degli stati più reclusivi e meno aperti del mondo, spesso paragonato alla Corea del Nord per l’ermeticità mediatica dei propri confini. Come avviene per la Repubblica Democratica Popolare di Corea, anche sul Turkmenistan ciò che è noto è un minestrone di dati veri o semplicemente suggestivi, principalmente devoti alle bizzarrie del dittatore di turno. Saparmyrat Nyýazow, lo storico dittatore (“presidente a vita”, anche conosciuto con il titolo Türkmenbaşy, guida di tutti i turkmeni) del Turkmenistan morto nel 2006, fu una fonte inesauribile di tali storie, con un culto della persona tra i più eccentrici del mondo. Tra le imprese di Nyýazow sono generalmente ricordate la decisione di mettere al bando il balletto, di rinominare i mesi dell’anno e di cambiare la parola “pane” nel nome della madre, la statua d’oro costruita nella capitale Aşgabat, il culto del Ruhnama (un libro sacro da lui redatto) e il palazzo del ghiaccio fatto edificare in mezzo al torrido deserto del Karakum. Continua a leggere

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L’altro Giro d’Italia

Damiano Benzoni

Un altro Giro d’Italia, questo è quello che avrà inizio domani a Cinquale, in provincia di Massa e Carrara, con la settima edizione della cosiddetta Crono del Mare, un rettilineo di 9 km da percorrere, a seconda della categoria di appartenenza, una o due volte. Alla sua terza edizione (la prima partì nel 2010 dal piccolo paesino comasco di Bregnano), il Giro d’Italia di Handbike toccherà la Maremma laziale, il Garda meridionale, il Monferrato, l’Insubria e il pordenonese prima di concludersi il 23 settembre a Sulmona (L’Aquila) dopo dieci gare. Come nel Giro d’Italia, esistono le maglie: la maglia rosa della classifica generale a punti e la maglia bianca per i traguardi volanti. La differenza, rispetto al Giro d’Italia, risiede nel fatto che si pedala con le mani: handbike è infatti il nome di una disciplina paralimpica che si corre su speciali biciclette (l’handbike, appunto, anche se in Italia vige il soprannome “cicloni”) a tre ruote, azionate a mano, con freni e cambio sul manubrio. Biciclette pensate per atleti che abbiano perso l’uso delle gambe. Continua a leggere

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Il cosmonauta Jurij Gagarin

 Damiano Benzoni

Il 12 aprile di 51 anni fa il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin entrava nella storia come il primo uomo nello spazio. Un viaggio che è entrato nell’immaginario collettivo in un’era in cui le due superpotenze – URSS e Stati Uniti – si sfidavano nella conquista del cosmo oltre che sullo scacchiere geopolitico mondiale. Per l’importanza della sua impresa Gagarin venne insignito dell’Ordine di Lenin e fu proclamato Eroe dell’Unione Sovietica, restando tuttora uno dei nomi più rappresentativi dell’esperimento sovietico, simbolo della parte più idealista e utopica dell’URSS e non degli aspetti totalitari e oppressivi del regime. Riconoscimenti che si sono anche riverberati nello sport: il trofeo della Kontinental Hockey League, il campionato di hockey che unisce le squadre di club di Russia, Bielorussia, Lettonia e Kazakistan, si chiama Kubok Gagarina, Coppa Gagarin.  Continua a leggere

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La vittoria del Kiryat Shmona [VIDEO]

Foto: Reuters

Vi abbiamo parlato settimana scorsa dell’Hapoel Ironi Kiryat Shmona, squadra di calcio di una cittadina vicina al confine con il Libano e più nota per essere stata bersaglio di attentati e dei razzi Katjuša di Hezbollah. Fino a settimana scorsa, quando la squadra fondata nel 2000 da un imprenditore israeliano per risollevare le sorti della città, ha coronato la sua favola vincendo il campionato israeliano di calcio con cinque giornate di anticipo, pareggiando 0-0 contro l’Hapoel Tel Aviv e mettendo per la prima volta la squadra nelle prime pagine dei giornali per argomenti che esulano la guerra. Oggi vi proponiamo il videoriassunto della partita – segnata da un’ottima prestazione di Barak Badash, numero 10 dell’Ironi – e un servizio del telegiornale israeliano del 2009, dopo che Kiryat Shmona aveva subito uno dei suoi praticamente quotidiani attacchi con razzi Katjuša. Continua a leggere

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