Il caso Liú Jiàn: trasferimenti torbidi in Cina

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Damiano Benzoni

Nuove polemiche sulla gestione del calcio cinese, già finito nell’occhio del ciclone un paio di anni fa per lo strappo alla regola sul numero degli stranieri utilizzabili concesso al Guǎngzhōu Evergrande di Lippi. Anche stavolta nella notizia è coinvolta la squadra di Marcello Lippi e Alessandro Diamanti, che in quest’occasione sembra però essere la parte lesa della disputa, relativa al trasferimento di un calciatore, il ventinovenne Liú Jiàn, mediano difensivo con 36 presenze e quattro gol in nazionale. Liú Jiàn ha giocato tutta la sua carriera fino a questo momento al Qīngdǎo Zhōngnéng, di cui era capitano al momento del trasferimento. Alla scadenza del suo contratto, avvenuta il 31 dicembre 2013, si è unito a parametro zero al Guǎngzhōu, attualmente primo a pari merito con i pechinesi del Běijīng Guó’ān dopo sei giornate di Chinese Super League, per un contratto annuale di circa 4,5 milioni di renminbi (oltre mezzo milione di euro). Continua a leggere

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Lo stadio Ghencea di Bucarest compie 40 anni

Ghencea

Damiano Benzoni

Il 9 aprile 1974 a Bucarest veniva inaugurato lo stadio Steaua, più noto come Ghencea, dal nome del quartiere circostante e del viale su cui sorge l’impianto, Bulevardul Ghencea. Il primo incontro disputato a Ghencea fu un’amichevole tra i padroni di casa dello Steaua Bucarest e gli jugoslavi dell’OFK Belgrado: tra i padroni di casa scesero in campo figure leggendarie nella storia del club come l’attaccante Anghel Iordănescu, i centrocampisti Liță Dumitru e Nicolae Pantea e i difensori Lajos Sătmăreanu e Ștefan Sameș. L’incontro si concluse 2-2, con la prima rete marcata allo stadio siglata da Gheorghe Tătaru, alla sua ultima stagione in maglia stelista. La seconda rete dei padroni di casa fu invece siglata da Viorel Năstase, ventunenne fresco di un terzo posto al Torneo di Viareggio: cinque anni più tardi Năstase, in occasione di un incontro di Coppa delle Coppe contro lo Young Boys Berna, chiese asilo politico in Svizzera e fuggì dalla Romania. Giocò al Monaco 1860 prima di accasarsi per due stagioni al Catanzaro, come testimone delle due retrocessioni consecutive della squadra calabrese (dalla A alla C1). Continua a leggere

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Il gigante e il terremoto

damjanbnz:

Non c’è bisogno di ricordare cosa avvenne alle 3:32 del 6 aprile di cinque anni fa. Scrissi questo articolo pochi mesi più tardi, dopo aver visitato L’Aquila e incontrato Fulvio Di Carlo grazie a un mio compagno di squadra aquilano. Questo è il mio modo, ogni anno, di non dimenticare quello che ho visto, ho sentito e ho provato tra le macerie di questa città, ed è il minimo che posso fare perché una storia – la loro storia – non venga dimenticata.

Originally posted on Dinamo Babel:

Foto: SnapTheWorld

Nel luglio 2009, pochi mesi dopo il terremoto del 6 aprile, visitai un ex compagno di squadra aquilano e fui suo ospite. Francesco mi diede l’opportunità di parlare con Fulvio Di Carlo, colonna tra gli anni ’70 e ’80 de L’Aquila Rugby e della nazionale. Ne uscì il seguente articolo, che venne pubblicato sul numero 1 di Pianeta Sport. Oggi, a tre anni dal sisma, ve lo ripropongo.

Damiano Benzoni, luglio 2009

È la loro storia a tenerli in vita. La possibilità di raccontarla, di essere ascoltati. Sentire di non esser stati dimenticati e di esistere ancora. Di non essere rimasti, anche loro, sotto le macerie. La scossa tellurica è stata solo il placcaggio più duro, i trentasette secondi di ribellione in cui la terra ha sprigionato tutta la sua cattiveria. Il vero terremoto, però è ora. È il trovarsi a vagare in una città imprigionata da transenne…

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Crimea e secessione: i problemi del calcio ucraino

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Damiano Benzoni

Il 15 marzo, dopo la pausa invernale e con un ritardo di due settimane dovuto agli eventi politici che stavano scuotendo il paese, è ripreso il campionato ucraino. Il giorno dopo, la Crimea votava in un referendum per affrancarsi dall’Ucraina e unirsi come nuovo soggetto federale alla Russia, una decisione poi ratificata dalla Duma russa e sfociata in un’annessione de facto: le forze armate ucraine hanno perso il controllo della regione, che ora è nelle mani dell’esercito russo. Un aspetto sottovalutato della crisi crimeana è il destino dei club della repubblica impegnati nel campionato ucraino. Continua a leggere

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Dinamo Babel a Vodkabolario

Sabato Dinamo Babel ha partecipato alla diretta di Vodkabolario, trasmissione radiofonica di Radio Flash condotta dal polonista Alessandro Ajres e dalla giornalista Loredana Pianta e dedicata all’est Europa. Abbiamo parlato del cosiddetto “debutto” amichevole sanzionato dalla FIFA del Kosovo, accennando anche a qualche altra realtà del mondo non-FIFA. Qui potete ascoltare l’estratto della nostra intervista, mentre a questa pagina troverete il podcast di tutte le puntate di Vodkabolario.

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Prima ufficiale per la “Nazionale” del Kosovo

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Damiano Benzoni

Sarà la prima partita del Kosovo dopo la decisione FIFA di permettere alla rappresentativa della repubblica di giocare amichevoli internazionali. Il 5 marzo il Kosovo affronterà allo stadio Adem Jashari di Mitrovicë (Kosovska Mitrovica in serbo) la nazionale di Haiti. La rappresentativa del Kosovo ha avuto a gennaio il via libera per disputare incontri amichevoli con squadre internazionali affiliate alla FIFA, ma dovrà sottostare ad alcune condizioni: non potrà esibire stemmi nazionali o bandiere, né suonare l’inno nazionale, e non potrà incontrare nessuna delle nazionali dell’ex Jugoslavia. La partita si giocherà alle 15:00 ora locale e si potrà seguire in streaming a questo link. Continua a leggere

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Il calcio può mettere il Kosovo sulla mappa?

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Questo articolo è stato scritto in lingua inglese per il magazine kosovaro Kosovo 2.0 ed è stato tradotto in albanese.

Damiano Benzoni

Nessuno è stato più ricercato, negli scorsi mesi, di Adnan Januzaj. La talentuosa ala diciannovenne del Manchester United, nata a Bruxelles da genitori kosovari, è stata messa nel mirino da diverse squadre nazionali. Il motivo è che Januzaj è eleggibile per giocare per la sua nazionale di cittadinanza, il Belgio, per la Serbia, l’Albania e la Turchia (dove sono nati i suoi nonni). Anche Croazia e Inghilterra lo hanno reclamato, i primi basandosi sul fatto che i suoi genitori sono nati in ex Jugoslavia, gli ultimi per motivi di residenza (anche se le particolari regole di eleggibilità delle Home Unions non permettono tale possibilità). Un’ultima rappresentativa che potrebbe potenzialmente schierare in campo il giovane del Man United è il Kosovo. Il presidente della Federata e Futbollit e Kosovës Fadil Vokrri ha dichiarato pubblicamente che la famiglia di Januzaj è stata contattata, ma la FFK ha anche sottolineato la volontà di non mettere pressione al giocatore. Continua a leggere

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Il ritorno della Cecoslovacchia

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Damiano Benzoni

Ogni tanto su giornali e testate web, memori del grande valore sportivo delle nazionali “federali” del vecchio blocco orientale, rimbalzano notizie riguardo a proposte di ricreare il campionato sovietico o quello jugoslavo. Sembra più concreta la discussione che sta andando avanti tra le federcalcio di Repubblica Ceca e Slovacchia, interessate a creare un campionato e una coppa in comune. Secondo il presidente della federcalcio slovacca Ján Kováčik, intervistato da Inside World Football, “L’argomento di una lega cecoslovacca è sul tavolo. Entro metà febbraio dovremo sederci e decidere se l’idea ha o meno un senso. Stiamo anche parlando della possibilità di creare una coppa in comune”. Kováčik si confronterà sull’argomento con la sua controparte ceca, Miroslav Pelta, e dovranno essere definiti i dettagli riguardanti l’eleggibilità per la partecipazione alle competizioni europee. Continua a leggere

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Due presidenti e un puck

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Damiano Benzoni

Manca un mese all’inizio delle Olimpiadi invernali di Soči, e al Bol’šoj Ice Dome della cittadina russa sul mar Nero va in scena un antipasto della competizione. Due squadre di vecchie glorie dell’hockey su ghiaccio si affrontano sulla pista. Almeno tre dei contendenti, però, non sono vecchi campioni del puck. I più conosciuti sono il numero 1 e il numero 11: si tratta di Aljaksandar Lukašėnka e Vladimir Putin, rispettivamente presidenti di Bielorussia e Russia. Il terzo è Sergej Šojgu, ministro della Difesa della Federazione Russa e Presidente della Federazione Sportiva Internazionale dei Vigili del Fuoco. La squadra dei due leader ex sovietici si è facilmente imposta sui propri avversari, con un risultato di 12-3. Continua a leggere

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Il Mondiale di Mandela

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Damiano Benzoni

Mentre continuano le celebrazioni per la morte di Nelson Mandela, vi riproponiamo un altro articolo, apparso nel 2010 sul numero zero di Pianeta Sport, riguardo la Coppa del Mondo del 1995, il punto di incontro più importante tra Mandela e lo sport.

Abdelatif Benazzi, il gigante franco-marocchino dei Bleus, piangeva a dirotto. Sotto la pioggia torrenziale di Durban, il terza linea della Francia aveva segnato la meta che avrebbe portato la Francia in finale. Non era stato dello stesso parere l’arbitro Derek Bevan, che dichiarò la meta non valida, e al fischio finale era stato il Sudafrica a gioire. Benazzi avrebbe pianto anche la settimana successiva, assistendo alla finale. L’avrebbe poi raccontato, anni dopo, a Morné du Plessis: “Mi resi conto di quanto fosse giusto che voi foste lì al posto nostro, che c’era in ballo qualcosa di più grande e importante di una Coppa del Mondo di rugby”. Il drop di Joël Stransky a sei minuti dal termine dei tempi supplementari fu il momento che definì una nazione. Il Sudafrica stava assestando una democrazia neonata e instabile, e cercando di liberarsi dal pesante fardello rappresentato dall’apartheid. La Coppa del Mondo di rugby era stata l’occasione per cercare di riconciliare una nazione sotto lo slogan del torneo, ideato da du Plessis: One team, one nation. Il simbolo di questa riunificazione, indelebile nella memoria storica del Sudafrica e del rugby, è il momento della premiazione. François Pieenar, capitano afrikaner degli Springboks, aveva appena rilasciato una dichiarazione storica, quando un reporter della SABC gli aveva chiesto quanto avesse contato il supporto dei sessantaduemila tifosi dell’Ellis Park di Johannesburg: “Non avevamo solo il sostegno di sessantaduemila tifosi, avevamo il sostegno di quarantatre milioni di sudafricani”. Continua a leggere

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