Steaua dietro alle sbarre

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Damiano Benzoni

Sembrava che il campionato romeno non avesse più nulla da dire in questa stagione, dopo che il 5 maggio lo Steaua Bucarest aveva messo il marchio della certezza matematica sul ventiquattresimo scudetto, il primo in sette anni. Invece, come ormai avviene da qualche anno a questa parte, la Liga I si rivela più avvincente con l’approssimarsi della pausa estiva. Continua a leggere

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Paradiso perduto: il calcio a Città del Vaticano

Damiano Benzoni

Le foto vanno attribuite a Damiano Benzoni – dinamobabel.wordpress.com – altro materiale è disponibile a questo link.

L’arbitro dice al portiere Javier Ángulo Coyotzi: “Se questo entra, siete pari”. Dagli spalti una fisarmonica, sinistra, suona l’inizio della Toccata e Fuga in Re minore di Bach, mentre José Ignacio Tola Claux del PSG si avvicina al dischetto del rigore. Il tempo regolamentare è finito sul 2-2 e i messicani sono andati a segno con una doppietta del loro ultimo arrivo João Kalevski, un brasiliano di origini ucraine. Due errori iniziali avevano quasi tolto ogni speranza ai francesi, ma dopo una spettacolare parata del loro portiere sul terzo rigore messicano, Tola Claux ha la possibilità di riaprire la partita per i suoi. Continua a leggere

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Finale di primavera

Damiano Benzoni

A due minuti dal fischio finale, Ahmed Fathi trova il passaggio giusto per el-Sayed Hamdi, che lascia partire un tiro basso, imparabile per il portiere Chrifia. L’al-Ahly pareggia i conti con l’Espérance, passato in vantaggio all’inizio del secondo tempo con un gol su calcio d’angolo di Walid Hichri. La gara è l’andata della finale della Champions League africana, terminata 1-1 allo stadio Borg el-Arab di Alessandria d’Egitto l’altro ieri sera. L’al-Ahly del Cairo può tirare un sospiro di sollievo alla sconfitta evitata all’ultimo, l’Espérance invece, nonostante il disappunto per la vittoria mancata, ha il conforto del leggero vantaggio dovuto alla rete segnata fuori casa. Il ritorno si disputerà allo Stade Olympique de Radès, in Tunisia, tra due settimane. L’al-Ahly e l’Espérance Sportive de Tunis sono le squadre più titolate dei rispettivi paesi: trentasei campionati egiziani e trentacinque coppe nazionali per i primi, ventiquattro campionati tunisini e quattordici coppe per i secondi. L’al-Ahly è anche la squadra più titolata in campo continentale, avendo vinto sei volte la Champions League africana tra il 1982 e il 2008. L’Espérance, campione uscente, aveva vinto il trofeo solo un’altra volta, nel 1994. Continua a leggere

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Step’anakert val bene una partita

Lo stadio di Step’anakert – Foto: http://www.flickr.com/photos/blackwych/

Damiano Benzoni

Le due squadre entrano in campo, accompagnate dalle loro bandiere. Sulla destra il tricolore rosso, blu e arancione zigzagato in bianco dei padroni di casa, sulla sinistra le sette bande alternate verdi e bianche con un cantone rosso raffigurante una mano bianca e un arco di sette stelle, vessillo degli ospiti. Poi, le squadre si allineano per gli inni nazionali: i verdi dell’Abcasia intonano Aiaaira, “Vittoria”, i rossi del Nagorno-Karabakh, padroni di casa, cantano Azat ow ankax Arc’ax, “Arc’ax (o Artsakh) libero e indipendente”, riferendosi all’antico nome della loro nazione quando era provincia del Regno d’Armenia, dal 189 a.C. fino quasi al 400 d.C.. Sugli spalti sventola uno striscione: UEFA, we also want to play football. Le due squadre sono le nazionali di due paesi non riconosciuti dal diritto internazionale, ma de facto indipendenti. Due paesi che da vent’anni lottano per il riconoscimento internazionale della propria sovranità. Abcasia e Nagorno-Karabakh si riconoscono a vicenda tra di loro e con altre due repubbliche post-sovietiche autoproclamate, l’Ossezia del Sud e la Transnistria. Mentre l’Abcasia gode anche del riconoscimento di Russia, Nicaragua, Venezuela, Nauru, Tuvalu e Vanuatu, il Nagorno-Karabakh non è riconosciuto da nessun membro ONU. Continua a leggere

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Tutti gli uomini del figlio del presidente

Foto: Футбол Тоҷикистон http://footballtj.wordpress.com

Damiano Benzoni

Rustam Èmomalī ha giocato in attacco per i due volte campioni del Tagikistan dell’Istiķlol Dušanbe, squadra di cui è anche stato capitano, presidente, proprietario e fondatore. Nel novembre 2010 è stato nominato vicepresidente della federcalcio tagika e dal gennaio 2012 ne è presidente. Da febbraio fa parte del comitato di sviluppo della FIFA e rappresenta il Tagikistan al Consiglio Olimpico d’Asia. Nel 2011 ha lasciato il proprio partito politico per assumere un incarico militare a capo del dipartimento dell’agenzia statale delle dogane per la lotta al contrabbando e alle violazioni doganali: un incarico di grande responsabilità visto che attraverso il Tagikistan passa una delle direttrici del traffico di eroina e oppiacei in partenza dal confinante Afghanistan. In passato ha fatto parte del consiglio comunale della capitale Dušanbe, è stato un consulente per il comitato per gli investimenti e le proprietà statali, membro del comitato esecutivo del partito che guida il paese e vicesegretario dell’Unione della Gioventù – l’organizzazione che ha preso il posto del Komsomol sovietico dopo l’indipendenza della repubblica centrasiatica dall’URSS. Rustam Èmomalī, soprattutto, è il figlio di Èmomalī Rahmon, l’autoritario presidente del Tagikistan, e secondo alcuni osservatori ne è l’erede designato. Continua a leggere

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Gibilterra: una colonia nella UEFA

Damiano Benzoni

“La Gibraltar FA è lieta di annunciare che oggi è stata ammessa come membro provvisorio della UEFA dopo un incontro del Comitato Esecutivo della confederazione europea a San Pietrobugo, Russia. Il voto sull’ammissione come membro effettivo si svolgerà il 24 maggio 2013 in occasione del XXXVII congresso che si terrà a Londra, Inghilterra”. Il dado è tratto: così il sito della Gibraltar FA, la federcalcio di Gibilterra, annuncia in un comunicato stampa il raggiungimento di uno dei propri obbiettivi, lo status di membro provvisorio della UEFA. Il lembo di terra che presiede, di fronte alla costa marocchina, l’ingresso al mar Mediterraneo conserva tuttora, dopo la conquista da parte della marina reale inglese nel 1704, lo status di colonia britannica, sancito anche da due referendum tenuti nel 1967 e nel 2002. Dal 2006 la colonia gode di autogoverno e demanda al Regno Unito questioni di difesa e affari esteri, ma già dal 1997 la GFA, fondata nel 1895, fece richiesta di ammissione alla FIFA. Continua a leggere

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Kosovo, sovranità e pallone

Foto: Toto Marti

Damiano Benzoni

Lucerna: gli spalti della Swissporarena sono gremiti di tifosi albanesi e kosovari, il doppio dei sostenitori della nazionale di casa, per Svizzera – Albania, partita di qualificazione alla Coppa del Mondo. Tre giocatori, lo stemma rossocrociato sul petto, restano in silenzio durante l’inno confederato. Uno di loro, Xherdan Shaqiri, porta delle scarpe personalizzate con tre bandiere: quella svizzera, quella albanese e quella del Kosovo. Sarà proprio Shaqiri a sbloccare il risultato al 23’ in una partita vinta dagli elvetici per 2-0 e sapientemente raccontata sul New York Times da James Montague. Shaqiri e i suoi due compagni di squadra, Granit Xhaka e Valon Behrami, fanno parte dei trecentomila kosovari di etnia albanese (un sesto dell’attuale popolazione della nazione balcanica) che hanno trovato rifugio in Svizzera durante gli anni ’90. Per i tre, Svizzera – Albania è una partita particolare, disputata all’indomani del raggiungimento della piena sovranità da parte della loro contestata e travagliata nazione. Una partita, soprattutto, giocata nell’attesa di una decisione cruciale da parte del Comitato Esecutivo della FIFA. Continua a leggere

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Pugni, elezioni e discese in campo

Damiano Benzoni

Dall’Europeo alle elezioni: il grande evento per l’Ucraina, dopo la finale di Kiev vinta dagli spagnoli sull’Italia, sono le elezioni parlamentari che si terranno il 28 ottobre. Si tratterà di una tornata elettorale cruciale per l’Ucraina. La consultazione che definirà la composizione della Verchovna Rada (il parlamento ucraino) si giocherà tra il pericolo di frodi elettorali e il tiro alla fune che l’occidente e la Russia stanno disputando sulla repubblica ex sovietica. Secondo quanto riporta Radio Free Europe/Radio Liberty, a una conferenza tenuta a Jalta la scorsa settimana entrambe le parti avrebbero cercato di tenere in scacco l’Ucraina con i propri ultimatum. Da una parte l’Unione Europea e gli Stati Uniti chiedono che il progresso democratico del paese, ora in stallo, acceleri vistosamente e che sia risolta la situazione dell’ex primo ministro Julija Tymošenko, il cui arresto è considerato un atto arbitrario progettato dal presidente Viktor Janukovyč per togliere di mezzo un fastidioso avversario politico. Dall’altra parte Mosca, stringendo il cappio dell’elevato costo dell’energia, cerca di costringere Kiev a unirsi all’Unione Eurasiatica. Continua a leggere

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Profughi olimpici

Damiano Benzoni

Durante la parata delle nazioni aveva portato la bandiera del suo paese con orgoglio di fronte all’Olympic Stadium di Londra. Pochi, vedendolo, avrebbero potuto immaginare che una domenica mattina Weynay Ghebresilasie, il portabandiera dell’Eritrea, se ne sarebbe andato dal villaggio olimpico per chiedere asilo alla UK Border Agency. Specialista dei 3000 siepi, Ghebresilasie non è che l’ultimo di una serie di atleti scomparsi dal villaggio olimpico: se il judoka georgiano Betkil Shuk’vani, di cui vi abbiamo già raccontato la vicenda, è scappato per fare ritorno in patria, sette camerunensi, tre sudanesi, quattro congolesi, tre ivoriani, tre guineani e altri tre eritrei hanno scelto di far perdere le proprie tracce e fuggire dal proprio paese. I permessi olimpici rilasciati dalla UK Border Agency agli atleti e alle loro famiglie sono validi dal 30 marzo fino all’8 novembre, data oltre la quale la permanenza degli atleti in suolo britannico diventa illegale. LOCOG, il comitato organizzatore dei giochi, ha sottolineato che il fatto che al momento gli atleti scomparsi non hanno infranto alcuna legge o regolamento non permette loro di prendere nessun tipo di provvedimento nei loro confronti. Continua a leggere

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Rassegna Olimpica [parte VI]

Rassegna Olimpica – parte 6 (10.08.2012 – 12.08.2012)

[La Rassegna Olimpica di Dinamo Babel] [Parte V]

12 AGOSTO

Oggi è la giornata di chiusura delle Olimpiadi di Londra. Si assegnano medaglie per: maratona maschile, pallacanestro maschile, pugilato maschile (pesi mosca, pesi leggeri, pesi welter, pesi supermassimi, pesi mediomassimi), ciclismo maschile (mountain bike), ginnastica ritmica femminile (concorso di gruppo), pallamano maschile, pentathlon femminile, pallavolo maschile, pallanuoto maschile, lotta libera maschile (66 kg, 96 kg).

Non medagliate. Finiti i giochi e terminata la Rassegna Olimpica, abbiamo deciso di chiudere con un riassunto delle nazioni che hanno vinto per la prima volta una medaglia olimpica, segnalandovi peraltro il lavoro fatto dall’amico Massimo Brignolo sulla distribuzione geografica delle medaglie. La prima nazione a rompere il digiuno è stata il Guatemala, quando Erick Barrondo ha vinto l’argento nella 20 km di marcia. Due giorni più tardi sono arrivate le prime medaglie per Cipro (Pavlos Kontides, argento nellavela classe laser) e Grenada (Kirani James, oro nei 400 m). Il Botswana, dopo aver sfiorato per tre centesimi la medaglia nei 400 m femminili, ha centrato l’obbiettivo con il diciottenne Nijel Amos, argento negli 800 m. Nel penultimo giorno di competizioni sono arrivati anche due argenti per il Gabon (Anthony Obame, sconfitto da Carlo Molfetta nella finale del taekwondo +80 kg) e per il Montenegro, arrivato in finale nel torneo femminile di pallamano. Il Montenegro il giorno dopo ha sfiorato il bis nel torneo maschile di pallanuoto, perdendo 12-11 la finale per il bronzo contro la Serbia da cui la nazione aveva ottenuto l’indipendenza nel 2006. A bocca asciutta è rimasto San Marino, classificatosi quarto con Alessandra Perilli nel trap femminile. Continua a leggere

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